Chirurgia robotica, a Grosseto 2 interventi su fegato ed esofago

Nei giorni scorsi, all’ospedale Misericordia di Grosseto, sono stati eseguiti 2 interventi all’avanguardia sul fegato e sull’esofago dal dottor Andrea Coratti, direttore dell’Area Chirurgica, e dalla sua équipe grazie alla chirurgia robotica. Di solito, queste operazioni chirurgiche vengono eseguite con la tecnica tradizionale, molto più invasiva e con maggiori rischi di complicanze post operatorie, degenza più lunga e un recupero più lento delle condizioni di normalità.

Stenosi aortica grave: operare senza invasività con la Tavi

Le malattie cardiovascolari rappresentano a livello mondiale una vera e propria piaga. In alcuni casi e per alcune patologie, è possibile intervenire farmacologicamente. Talvolta vi è bisogno di un intervento di tipo radicale, come nel caso della stenosi aortica grave. Il problema è che il mezzo con il quale si potrebbe salvare la vita di tante persone,  ovvero la Tavi, la tecnica transcatetere di impianto della valvola aortica, non è ancora considerato “sicuro” dal sistema sanitario nazionale.

Trapianto di trachea, eseguiti i primi due in Italia

Non era mai stato effettuato non solo in Italia, ma nel mondo, un intervento di trapianto di trachea in un paziente affetto da tumore maligno, ma ora giunge notizia dall’azienda ospedaliera universitaria Careggi di Firenze che recentemente ne sono stati effettuati ben due, rispettivamente il 6 ed il 13 luglio scorsi. La notizia è stata diffusa solo oggi a seguito del decorso postoperatorio ritenuto “soddisfacente”, tanto da permettere le dimissioni delle due pazienti che hanno subìto l’intervento.

Si tratta di una donna di nazionalità ceca di 30 anni ed una inglese di 20, per le quali sono serviti interventi di 10 ore ciascuno con équipe da 40 persone tra chirurghi, anestesisti, infermieri biologi e tecnici coordinati dal dott. Paolo Macchiarini, insieme all’équipe del Centro nazionale trapianti e della protezione civile per il prelievo e il trasporto delle trachee.

Ikea, il robot-spia che si assembla e naviga nell’intestino

Immaginate di ingoiare 10-15 capsule. Pensate ad un intervento all’intestino senza bucare la pancia, senza cicatrici. Benvenuti nel futuro della chirurgia mini-invasiva. dove i miracoli non si chiedono ad entità supreme ma sono frutto di anni di studi, ricerche e sacrifici dei tanti e veri santi che lavorano al nostro servizio per migliorare le prestazioni sanitarie e darci più speranze senza causare troppo dolore.

Si chiama Ikea, il nuovo robot-spia frutto dell’impegno di 18 gruppi di ricerca europei consorziati con il coreano Intelligent Microsystem Center (IMC). Il nome Ikea non è stato scelto a caso: inghiottendo le capsule a cui accennavamo ad inizio articolo, in breve portiamo nello stomaco una serie di attrezzature. In che modo è presto detto.

Mal di schiena: arriva la chirurgia mininvasiva

Il mal di schiena colpisce diversamente: all’improvviso, come nel classico colpo della strega o lentamente, con costante aumento del dolore (ad esempio quando si assume un’errata postura per molto tempo o se c’è un inizio di artrosi). Certo è che in Italia affligge almeno 15 milioni di persone ed i numeri tendono ad aumentare ogni anno.

Perché? Gli stili di vita troppo sedentari ad esempio, o l’opposto: l’eccessiva pratica sportiva, specie se errata e non valutata adeguatamente in base ai propri disturbi. Un terzo degli italiani a causa del mal di schiena si assenta dal lavoro, con costi sociali non indifferenti. Ma la qualità della vita è quella che ci rimette di più.

Trapianto di volto: in cosa consiste

Vi abbiamo più volte parlato del trapianto di volto. Anche di recente, in relazione alla notizia del primo trapianto totale di viso. Ma in cosa consiste e in quali casi si fa? Vediamo di soddisfare la vostra curiosità facendo un passo per volta!

Al mondo non sono stati fatti molti interventi di questo tipo, con l’ultimo siamo a 12 (compresi i trapianti di viso parziali), data la complicanza tecnica, ma anche le motivazioni che conducono a questi interventi. Sono molte le malattie o gli eventi drammatici che deturpano irrimediabilmente il volto.

Nel caso di Isabelle Dinoire, (il primo trapianto di viso avvenuto nel2005) ad esempio,  si è trattato del morso del suo cane, uno splendido Labrador. Il paziente del trapianto totale di faccia soffriva della Sindrome di Recklinghausen, o neurofibromatosi, la stessa di cui soffriva il protagonista di Elephant Man.  A Connie Culp, una donna dell’Ohio, è stato ricostruito l’80 % del viso distrutto da un colpo di pistola. Non l’aveva uccisa, ma deturpata violentemente.

Robot chirurgo, il futuro della chirurgia in scena a Roma con i casi più difficili

Operare i casi più difficili con il supporto della chirurgia robotica. Oggi si può. Lo hanno fatto a Roma i migliori esperti del settore nell’ambito della tre giorni conclusasi ieri e dedicata al settimo congresso europeo di laparoscopia e chirurgia robotica, presieduto dal professor Vito Pansadoro.

Specialisti provenienti da tutto il mondo hanno mostrato le tecniche migliori per utilizzare i robot chirurgo, effettuando diciotto difficilissimi interventi. Interventi che senza l’apporto del robot chirurgo sarebbero davvero inimmaginabili: la chirurgia robotica amplifica la precisione del braccio umano, garantendo risultati che rasentano la perfezione e riducendo i rischi di imprecisioni e complicazioni sotto i ferri.

I sintomi e i rimedi per la sindrome del tunnel carpale

Il canale carpale, come tutti i tunnel, è formato da un pavi­mento, cioè le ossa del polso, e da un soffitto, vale a dire il le­gamento traverso anteriore del carpo, che tiene assieme ossa e muscoli. All’interno scor­rono il nervo mediano e i ten­dini flessori delle stesse dita, che sono ricoperti dalle guaine tendinee. Il tunnel carpale non può aumentare di calibro. Per cui basta un ispessimento delle guaine o del legamento, dovuto ad uno sforzo eccessivo e prolungato o a microtraumi ripetuti, per comprimere il nervo mediano e causare il dolore. La mano si gonfia e le prime tre a quattro dita diventano intorpidite e formicolanti.

Il problema riguarda circa il per trenta per cento della popolazione, colpisce di più le donne, forse perché il loro canale è più piccolo di quello maschile. La mano che corre più rischi è quella dominante, la sinistra nei mancini e la destra in tutti altri. Chi usa molto e sforza dita e polso, per lavoro o per hobby, è più esposto. Non a caso è considerata una vera e propria malattia professionale di co­loro che lavorano nell’industria manifatturiera o nel confeziona­mento, di chi prepara gli alimen­ti, fa pulizia, cucina o lavora alla cassa di un supermercato.

Negli ultimi anni il ventaglio del rischio si è allargato anche a chi lavora al computer. Non tanto per lo sforzo richiesto nell’utiliz­zo di mouse e tastiera, quanto per la postura scorretta assun­ta da spalle, braccia e mani, mantenuta per molte ore. Sono stati anche condotti studi di er­gonomia per progettare tavoli, sedie e tastiere che favoriscano il mantenimento di posizioni confortevoli e prive di tensioni permanenti.

Adenoidi: toglierle o lasciarle?

Fino a poco tempo fa si rite­neva che il destino di ton­sille e adenoidi fosse più che altro quello di creare fastidi e che alla loro presenza si po­tesse tranquillamente rinuncia­re. Cosicché la loro asportazio­ne ai primi cenni di infiamma­zione è stata una specie di tappa obbligata nell’infanzia di molti. In mancanza di indicazio­ni precise, l’intervento veniva spesso prescritto in modo di­screzionale, quasi che, nel dub­bio, tanto valesse toglierle. Negli ultimi anni, però, l’approccio all’eliminazione di ton­sille e adenoidi  è stato rivedu­to e corretto.

Nel 2003 l’Istituto superiore di sanità ha pubblica­to la prima analisi italiana sul­l’appropriatezza di tali interven­ti e nel 2008 questa è stata ag­giornata e redatta sotto forma di Linee guida, cioè un docu­mento ufficiale destinato ai me­dici, che contiene le raccoman­dazioni conformi ai risultati degli studi clinici. Già a partire dal 2003 il ricorso alla chirurgia adeno-tonsillare è progressivamente diminuito in tutto il territorio nazionale. La morale degli studi condotti è, infatti, che operare è bene, ma soltanto in certi casi. Negli altri, tonsille e adenoidi infiammate si curano con i farmaci.

Tonsille e adenoidi sono spesso state accomunate da una mala sorte: togliendo le prime si to­glievano, già che c’erano anche le altre, forse perché entrambe pos­sono dare disturbi se si ingrossano e si infiammano, forse perché sono molto simili dal punto di vista anatomico e fisiologico. In effetti, quelle che conosciamo come adenoidi sono anch’esse tonsille, nel senso che fanno parte di un gruppo di quattro organi si­tuati tra naso e gola, che si chia­mano tutti tonsille, hanno struttu­ra e funzione analoghe e vengono distinti tra loro in base alla col­locazione.

Emergency: medicina contro la guerra

9 dipendenti di Emergency sono stati arrestati. Tra questi 3 italiani. E’ successo in Afganistan, dopo il ritrovamento di esplosivi all’interno dell’ospedale creato dall’associazione a Lashkar-gah. L’accusa è quella di avere complottato per uccidere il governatore della provincia di Helmand. Gino Strada ha dichiarato

«E’un rapimento mascherato da arresto. È iniziata una guerra preventiva per togliere di mezzo un testimone scomodo prima di dare il via ad un’offensiva militare in quelle regioni».

Emergency è sempre stata vista come un “disturbo” in quei luoghi, un qualcosa da combattere, ma con il suo lavoro è riuscita a dare fiducia alle vittime quotidiane di una guerra orribile e senza limiti. Per questo è ancora più scomoda. Ma chi sono i tre volontari italiani?

Parto cesareo, in Italia se ne abusa

 

 Parto cesareo, ovvero quella tecnica chirurgica necessaria ad evitare complicanze, spesso a salvare la vita alla donna o al bambino che sta per nascere. In Italia nel 1980 si praticavano 11 cesarei ogni 100 nascite. Nel 1985 l’Oms raccomandava di non eseguire più di un taglio ogni 7 parti. Questo dato, corrispondente al 15% della casistica, rappresenta la soglia limite oltre la quale non esiste certezza di beneficio per mamma e bimbo. In Italia eravamo bravi dunque.

Da quegli anni, le indagini diagnostiche, i controlli in gravidanza ed il ricorso ad una analgesia epidurale anche per i parti spontanei avrebbe dovuto provocare una ulteriore inversione di tendenza. Invece no, siamo arrivati addirittura al 38%, primi assoluti in tutta Europa, seguiti dal Portogallo con un 33% e poi dall’Olanda con il 15%. Se si leggono le casistiche, si scopre che nella regione Campania si arriva addirittura al 62%, contro il 23 % del Friuli Venezia Giulia.