Stato vegetativo e di minima coscienza: apre il primo centro pubblico per l’assistenza

Aprirà a Roma lunedì prossimo 7 febbraio la prima struttura italiana interamente pubblica dedicata all’assistenza e alla terapia di pazienti in stato vegetativo o di minima coscienza. Lo aveva promesso la Presidente della Regione Lazio Renata Polverini, Assessore alla Santità ad interim alle famiglie di ben 9 persone che da circa un anno si trovavano in situazione complessa, che rischiava di far perdere loro il dovuto supporto alloggiativo e riabilitativo. Il 31 dicembre aveva annunciato l’apertura di una UCRI (Unità di Cure Residenziali Intensive), presso l’Ospedale Forlanini.

Un nuovo reparto che avrebbe raggiunto i 40 posti letto ed offerto ai ricoverati nuove e maggiori terapie ed indagini diagnostiche fondamentali, come la Tac, a disposizione 24 ore su 24, una risonanza magnetica nucleare con consulenza specialistica, possibilità di dialisi,ecc. Insomma tutte cure importanti, presenti in un ospedale pubblico e soprattutto in una struttura d’eccellenza come l’Azienda Ospedaliera San Camillo-Forlanini, ma difficili da avere nelle strutture residenziali che solitamente accolgono questi pazienti. Ora devo essere sincera. Nel leggere tali informazioni i primi di Gennaio sono rimasta profondamente scettica.

Tumori, attese record per la diagnosi

Tumori, fino a 340 giorni d’attesa per una ecografia. Ed intanto chissà che fine farà il paziente. Numeri da record negativo quelli presentati dal Rapporto “Diritti non solo sulla Carta” composto da Cittadinanzattiva e dal Tribunale dei diritti del malato.

Per essere sottoposti ad una Tac i numeri non migliorano assolutamente: si arriva fino a 220 giorni. E buttando un occhio sulle liste di attesa per le operazioni, prende lo sconforto se si pensa che per un intervento di chirurgia generale bisogna attendere un anno intero e che per uno di ortopedia l’attesa minima è pari a 18 mesi.

Trapianti: arriva la carta della sicurezza

Non so voi, ma io ricordo ancora bene la storia del piccolo Nicholas Green, che circa 15 anni fa ha perso la vita mentre era in vacanza nel nostro paese. Con un gesto di grande civiltà i genitori donarono gli organi del bambino, necessari a ben 7  italiani, compatrioti di chi aveva ucciso il loro cucciolo. Ai tempi l’Italia era fanalino di coda europeo per la donazione degli organi. Anche parlarne era quasi un tabù.

L’impatto emotivo della vicenda è stato fondamentale per formare una nuova cultura della donazione degli organi. E le cose sono decisamente cambiate: il nostro Paese è tra i primi al mondo nel numero di trapianti. Nel 2009 ad esempio sono stati effettuati 3.163 interventi di questo tipo, con un incremento di oltre il 10% rispetto al 2008. Molto è dovuto allo sviluppo di nuove tecnologie operatorie, ma anche di terapie farmacologiche antirigetto.

Diabete, un rapporto amaro.

Tra le malattie in crescita il diabete è una delle patologie croniche a più larga diffusione nel mondo: nel 2025 si prevede, nell’età compresa tra i 20 e i 79 anni, un incremento del 24% con un coinvolgimento di 333 milioni di persone. Il diabete è una patologia che si caratterizza per un’ aumentata concentrazione di glucosio nel sangue. La concentrazione di glucosio di norma viene regolata dall’insulina, un ormone prodotto dal Pancreas. Quando questo ormone manca del tutto oppure è deficitario si verificano dei problemi sui livelli di glucosio.

Tuttavia quando il Pancreas non produce affatto insulina oppure ne produce troppo poca si parla di diabete di tipo 1 detto anche diabete giovanile, mentre invece nel diabete di tipo 2 (tipico delle persone di età più matura) l’insulina è prodotta in giusta quantità ma ad un ritmo rallentato e non è attiva sulle cellule della glicemia.

Il diabete di tipo 1 è sicuramente quello che implica un maggior coinvolgimento del paziente e di tutta la sua famiglia in quanto c’è la necessità quotidiana di insulina. E’ pertanto necessaria un’attiva collaborazione tra medico di base e diabetologo, una buona informazione al paziente che deve essere istruito sul controllo dei livelli di glicemia, sullo stile di vita da tenere e sull’alimentazione. Questo almeno in teoria.