Influenza A-H1N1, morta una donna

L’influenza A-H1N1, ad oggi, ha messo a letto circa 1 milione di italiani e il picco è previsto per la fine del mese, a cavallo di febbraio. Si stima che alla fine dell’inverno le persone ammalate saranno quasi 6 milioni. Il virus H1N1 ha fatto la prima vittima, una donna di 59 anni, che era ricoverata all’ospedale san Leonardo di Castellammare di Stabia (Napoli).

Influenza, isolato virus a Pavia: poche vaccinazioni

L‘influenza stagionale è arrivata come previsto. Il virus è stato isolato a Pavia su un paziente ricoverato in rianimazione presso il Policlinico San Matteo ed è del tipo A H1N1. E’ il primo caso italiano e già conferma quanto si sapeva: non è un virus particolarmente aggressivo, virulento. Si stima comunque che arriverà a colpire 6 milioni di italiani, probabilmente a partire dal periodo di Natale e fino almeno a tutto il mese di gennaio. Saremo pronti per quella data ad affrontarla al meglio?

Vaccino anti-H1N1 l’Ema raccomanda alcune restrizioni

Vaccino anti-H1N1, da evitare sotto i 20 anni? Sorpresa? Non per tutti, l’Ema (European medicines agency) nei giorni scorsi ha diffuso un documento ufficiale in cui “si raccomanda una restrizione”per l’uso del vaccino anti-influenza A (H1N1) Pandemrix della GlaxoSmithKline. Tale suggerimento riguarda i giovani ed i bambini e specifica che tale farmaco andrebbe usato solo in caso di indisponibilità del vaccino trivalente contro l’influenza stagionale e solo in caso di categorie fortemente a rischio nell’eventualità di infezione da virus H1N1.

Influenza A: un morto e due pazienti gravi in Puglia

Dopo la Gran Bretagna e la Germania, bisognava attendersi i primi decessi per influenza A anche in Italia, e puntualmente sono arrivati. Per la precisione i casi preoccupanti sono 3, tutti in Puglia, anche se apparentemente non sembrano collegati l’uno all’altro dato che uno è accaduto in provincia di Foggia, uno a Barletta e l’altro in provincia di Lecce.

Ma andiamo con ordine. Appena pochi giorni fa è arrivata la notizia di una donna quarantenne morta ad Udine per l’aggravarsi delle sue condizioni pregresse a causa dell’influenza suina, primo caso del 2011 in Italia. Non si è fatto in tempo a lanciare l’allarme e a rilanciare la campagna di vaccinazione (che terminerà a fine gennaio), che arriva la notizia del secondo decesso, stavolta in Puglia. Si tratta di un uomo di 51 anni di Zapponeta (Foggia), già affetto da diabete. Secondo l’Osservatorio epidemiologico regionale l’aggressività del virus avrebbe improvvisamente aggravato le sue condizioni, portandolo fino al decesso.

Il vaccino per l’influenza suina non provoca la sindrome di Guillain-Barré

Uno dei motivi che aveva spinto migliaia di persone a non vaccinarsi contro l’influenza A H1N1 era che il precedente siero, prodotto negli anni ’70, aveva portato ad un incremento molto preoccupante della sindrome di Guillain-Barré (GBS), una malattia che porta alla paralisi.

Un nuovo studio dimostra che tale malattia neurologica non solo non si è verificata, ma i casi sono addirittura diminuiti dopo la vaccinazione del 2009, secondo uno studio di ricerca che è stato presentato come parte del programma scientifico alla 62a riunione annuale dell’American Academy of Neurology’s tenutasi a Toronto la scorsa settimana.

Lo studio è una delle prime relazioni sul GBS dopo la vaccinazione H1N1. Anche se non è completamente chiaro ciò che provoca la GBS, è noto che circa due terzi delle persone che si ammalano di tale sindrome erano stati colpiti alcune settimane prima da diarrea o da una malattia respiratoria. Fatta eccezione per il vaccino per l’influenza suina usato nel 1976, nessun altro vaccino è stato chiaramente legato alla GBS.

Influenza suina: l’Oms ammette gli errori

Lo scorso anno, di questi tempi, scoppiava l’allarme influenza A H1N1. Dopo 365 giorni l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha ammesso le carenze nella gestione della pandemia di influenza suina, tra cui una mancata comunicazione di incertezze riguardo il nuovo virus.

Keiji Fukuda, il massimo esperto di influenza dell’OMS, ha detto che l’aver annunciato una pandemia aveva seminato confusione, ed è stato un errore, dato che essa non è stata così mortale come si temeva quando fu paragonata all’influenza aviaria.

La realtà è che c’è una quantità enorme di incertezza (sulla pandemia). Penso che non abbiamo trasmesso l’incertezza. Questo è stato interpretato da molti come un processo non trasparente

ha spiegato Fukuda. I critici hanno detto che il panico sul virus dell’influenza suina, che si è rivelata moderato nel suo effetto, è stato causato dai governi per fare scorta di vaccini che rimanevano poi inutilizzati. Alcuni si sono interrogati sui suoi legami con l’industria farmaceutica dopo che le aziende come la GlaxoSmithKline e Sanofi-Aventis hanno fatto grandi profitti con la produzione del vaccino H1N1.

L’influenza suina mette a rischio i Mondiali di calcio

Non si parla più dell’influenza A H1N1 perché in Italia, come in gran parte dei Paesi sviluppati, è quasi scomparsa del tutto. Ma non è detto che il virus sia stato debellato in tutto il mondo. La possibilità che una pandemia di influenza suina colpisca i Mondiali di calcio in Sudafrica sta diventando l’incubo dei funzionari della sanità, ha spiegato il ministro della Salute Aaron Motsoaledi.

Uno dei nostri incubi più grandi è il fatto che [la coppa del Mondo] che si terrà a giugno, avverrà quando vi è la possibilità di un altro attacco di H1N1 (influenza suina).

La Coppa del Mondo si disputerà dall’11 giugno all’11 luglio, nel bel mezzo dell’inverno sudafricano, quando le temperature spesso scendono al di sotto dello zero alle altitudini più elevate e il raffreddore e l’influenza sono comuni. Oltre 400.000 spettatori stranieri sono attesi in Sud Africa, prima volta per uno Stato africano, e per questo la preoccupazione che qualcosa possa andare storto è altissima.

Inventato metodo per produrre vaccini molto più velocemente di prima

Un team di scienziati di Vienna ha sviluppato una nuova tecnica per produrre i vaccini per l’influenza A H1N1, la cosiddetta influenza suina, basati su cellule di insetto. La ricerca, pubblicata sul Biotechnology Journal, rivela come vaccini contro l’influenza possano essere prodotti più velocemente rispetto al metodo tradizionale di produzione che si basa sulle uova, rivelando una nuova strategia per la lotta contro le pandemie di influenza.

I recenti focolai di influenza sottolineano l’importanza di una fornitura rapida e sufficiente di vaccini per la pandemia e altro. Tuttavia, i metodi di produzione classica per i vaccini non riescono a soddisfare questa domanda

ha spiegato il co-autore Florian Krammer presso la University of Natural Resources and Applied Life Science in Vienna. I vaccini contro l’influenza tradizionale, che vengono prodotti in uova embrionate di pollo, possono essere prodotte in quantità necessaria per i ceppi di influenza stagionale. Eppure, a causa della limitata offerta di uova, questo metodo potrebbe essere insufficiente in uno scenario di pandemia, come la peste o un’altra malattia a diffusione rapidissima.

Vaccino influenza A: quasi tutta Europa decide di rivenderlo

L’appello da parte delle autorità sanitarie mondiali è di non sottovalutare il rischio dell’influenza A H1N1, ma pare che ormai siano in pochi a dargli ascolto. I Paesi più ricchi hanno fatto incetta di dosi di vaccino, spendendo anche centinaia di milioni di euro, ma alla fine quelli effettivamente inoculati sono soltanto una piccolissima parte, spesso anche meno del 10%.

Dall’altra parte dell’Europa però, quella meno ricca, nei Paesi africani e mediorientali, i vaccini sono pochi o inesistenti, ed è lì infatti che il virus ha cominciato a colpire con più insistenza. Per questo diversi Paesi, tra i quali l’Italia, sin dal settembre scorso hanno donato 9 milioni di dosi all’Oms per vaccinare le popolazioni più povere. Ora però che l’epidemia è quasi passata, diversi Paesi hanno deciso di rivendere parte delle proprie inutili scorte.

Influenza suina o influenza umana?

La Thailandia ha confermato il suo primo caso di suino infetto da influenza suina, il quale è stato contagiato da un essere umano. A confermare la notizia sono stati gli alti funzionari del Governo dello Stato asiatico. Il ministro dell’Agricoltura Thira Wongsamut ha detto che uno degli 80 maiali facenti parte di un gruppo campione di test per il virus alla Kasertsart University Farm nella provincia centrale di Sara Buri aveva contratto l’influenza A H1N1.

E’ stato solo in un campione che abbiamo trovato l’A H1N1

ha spiegato Wongsamut. Il ministero ha messo in quarantena tutta l’area nel raggio di 5 chilometri intorno alla fattoria, dove la ricerca universitaria è stata svolta, come misura precauzionale, ed ha aggiunto che i controlli sanitari nuovi sarebbero stati condotti presso l’azienda ogni tre giorni.

Tutti i dati dell’influenza suina ad un anno dalla sua “nascita”

Manca poco per “festeggiare” il primo anno di vita del virus A H1N1, e forse, visti i dati in regressione in tutto il mondo, probabilmente non arriverà nemmeno a spegnere l’unica candelina sulla torta, ma finalmente l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha reso note le cifre ufficiali. Non solo il numero di decessi e di contagi, ma anche dal punto di vista economico.

Come dice un vecchio adagio, a pensar male si fa peccato, ma molto spesso ci si azzecca. In molti hanno pensato che questo allarmismo era stato creato per far arricchire le case farmaceutiche. Oggi sappiamo che mentre l’influenza suina è la più leggera della storia, è stata anche quella che ha fatto fruttare più guadagni a chi produceva i medicinali per combatterla, come il Tamiflu, ma soprattutto per chi ha prodotto i vaccini. Secondo Big Pharma, il virus ha fatto entrare nelle casse delle case farmaceutiche 20 miliardi di euro in soltanto 6 mesi, cifre astronomiche, specialmente se pensiamo che la gran parte dei pagamenti sono stati fatti “sulla fiducia”, prima ancora di sapere quando il vaccino sarebbe stato pronto o se fosse efficace. Dopo il salto tutti i numeri.

Ossigenazione extracorporea: la nuova tecnica per curare le complicazioni dell’influenza suina

Nonostante la gravità della malattia e l’intensità del trattamento, alcuni pazienti in Australia e Nuova Zelanda affetti da insufficienza respiratoria che avevano contratto l’influenza A H1N1, e sono stati trattati con un sistema che aggiunge ossigeno al sangue del paziente, sono sopravvissuti alla malattia. L’influenza suina si sa che per le persone sane non è molto pericolosa, ma può diventare mortale in pazienti che hanno sviluppato sindrome acuta da distress respiratorio (ARDS), o altre malattie respiratorie croniche. Secondo un nuovo metodo di terapia sperimentale, curando il malato con l’ossigenazione extracorporea (ECMO), questo ha maggiori possibilità di guarigione.

ARDS è una malattia polmonare che porta ad insufficienza respiratoria dovuta al rapido accumulo di liquido nei polmoni. ECMO è un tipo di supporto vitale che circola nel sangue attraverso un sistema che aggiunge ossigeno. Tale terapia è stata utilizzata nei pazienti di questo studio, perché hanno sviluppato livelli molto bassi di ossigeno nel sangue rapidamente, nonostante i respiratori standard che gli erano stati applicati. La tecnica dell’ECMO viene generalmente utilizzata per un tempo limitato a causa dei rischi di sanguinamento, coagulazione, infezione, e insufficienza dell’organo.