Dolore cronico fermato da un microchip

Un microchip per fermare il dolore cronico. Può sembrare un’ipotesi fantascientifica leggendola. In realtà a Pisa proprio in questi giorni si è tenuto un intervento che ha impiantato per la prima volta sottopelle un dispositivo dalle dimensioni infinitesimali atto a controllare il dolore.

Parkinson ed epilessia, un microchip per la cura

Nuove sperimentazioni per la cura del Parkinson. Un microchip in grado di dialogare con i neuroni,  che potrebbe aprire la strada a particolari sensori in grado di consentire la loro comunicazione anche quando la loro connessione è minore o distrutta come nel caso del morbo di Parkinson o dell’epilessia. E’ questa l’invenzione di un consorzio europeo di scienziati italiani israeliani e tedeschi riunitisi all’università di Padova. Il team è coordinato da Stefano Vassanelli, neurofisiologo presso l’ateneo italiano.

Microchip che rilascia il farmaco, ok il test sugli umani

Circa 15 anni fa i professori Robert Langer e Michael Cima dell’MIT hanno avuto una geniale intuizione. Per aggirare il problema dei pazienti che dimenticavano di prendere i propri farmaci, avevano ideato una sorta di “serbatoio” che rilasciava la dose indicata autonomamente senza che il paziente dovesse fare nulla. Oggi, in un articolo pubblicato su Science Translational Medicine, sono stati pubblicati i risultati degli esperimenti sugli esseri umani, e sono più che positivi.

Occhio bionico: una speranza per i non vedenti

Si chiama Argus II, la nuova speranza per i non vedenti proveniente dal Regno Unito.
Si tratta di una telecamera che trasmette un segnale radio ad un minuscolo ricevitore e ad un dispositivo elettronico inserito a livello della retina.
I sedici elettrodi dell’apparecchio stimolerebbero i nervi superstiti della retina, facendo passare il segnale attraverso il nervo ottico e da qui al cervello, dove il segnale viene normalmente codificato in immagini.

La possibilità di creare un occhio artificiale non giunge inaspettata, dal momento che le sperimentazioni iniziarono già qualche anno fa, quando nel 2005, all’Università di Stanford negli Stati Uniti, si testò sui topi il rivoluzionario microchip visivo impiantato su speciali occhiali, che catturavano le immagini e le inviavano a un computer portatile, da cui poi passavano codificate alla retina attraverso gli infrarossi.