8 Marzo, la salute e la sicurezza delle donne sul lavoro

L’8 marzo si celebra la festa della donna. Una commemorazione nata per ricordare le 129 operaie della ditta statunitense tessile Cotton arse vive sul luogo di lavoro nel 1908 perché in sciopero contro delle condizioni lavorative prive di sicurezza. Ed è proprio in concomitanza con questa celebrazione che l‘Associazione Nazionale tra Lavoratori Mutilati e Invalidi del Lavoro ha deciso di presentare  le proprie considerazioni sulle attuali condizioni di salute della donna sul lavoro.

Calendario 2012: “le donne che vincono” dopo grave infortunio sul lavoro

Calendario 2012. Questo  di cui vi parlo è secondo me il più bello. Ha un titolo emblematico: “Le donne che vincono” ed è stato realizzato dall’ANMIL (Associazione Nazionale Mutilati ed Invalidi del Lavoro), l’INAIL  (Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro) e Miss Italia.  E’ particolare, perché è autobiografico: 12 donne mese per mese si raccontano in poche ma intensissime righe, spiegando cosa ha cambiato per sempre la loro vita e come sono riuscite a risalire la china, a vincere contro il dolore e la mutilazione di un incidente sul lavoro.  Una sofferenza non solo fisica, ma anche soprattutto psicologica, di discriminazione, di accettazione di un corpo mutilato.

Salute sul lavoro? Sempre più… precaria!


[Photo courtesy of controcorrentesatirica.com]

Negli ultimi quindici anni il numero dei lavoratori interinali, autonomi o a progetto, ha subito un incremento considerevole, dieci volte superiore a quello della crescita complessiva della popolazione impiegata.

Soltanto nel 2005 i precari rappresentavano un terzo della forza lavoro totale, contando circa 43 milioni di persone. I lavoratori a tempo determinato sono in massima parte bianchi, dai 25 anni su, in prevalenza donne.

Più sicurezza e prevenzione al lavoro per chi lavora con videoterminali

Ovunque negli uffici e in svariati ambienti di lavoro si lavora con i videoterminali (VDT), cioè con computer e video di altro genere. E’ da tempo ormai, da quando il computer ha iniziato ad invadere dapprima le case, gli uffici, poi le pubbliche amministrazioni, che si diffondono consigli utili sulle corrette posizioni da assumere davanti al pc, sugli stratagemmi utili per ridurre al massimo le radiazioni che assorbiamo da questi apparecchi e altre furbizie per mantenere il più a lungo possibile una buona vista.

Ma una regolamentazione effettiva per chi usa il videoterminale (VDT) al lavoro c’era già, ma solo adesso diventa un obbligo ben definito. Si tratta del decreto legislativo 626/94 che indicava come lavorare correttamente al VDT. Tale decreto era stato emanato in attuazione alla direttiva europea, ed è l’Agenzia Europea per la Salute e al Sicurezza sul Lavoro (EAHSW) che si occupa di monitorare periodicamente il rispetto di queste disposizioni. Secondo la normativa è videoterminalista chi “lavora in modo sistematico ed abituale per almeno 20 ore settimanali” davanti al VDT.