La fibrillazione atriale è una delle aritmie cardiache più diffuse al mondo. Attualmente si sta ampliando sempre di più l’uso dell’elettroporazione per combatterla. Vediamo insieme di cosa si tratta.

Nuova tecnica per la fibrillazione atriale
Dobbiamo ricordare che la fibrillazione atriale si verifica quando gli atri del cuore, le due camere superiori, iniziano a contrarsi in modo rapido e disordinato invece di mantenere un ritmo regolare. Questo può provocare palpitazioni, affaticamento, fiato corto e soprattutto aumentare il rischio di ictus.
Negli ultimi anni la medicina ha sviluppato diverse strategie per trattare questa condizione, tra farmaci e procedure interventistiche. Tra le innovazioni più promettenti vi è proprio l’elettroporazione, che potrebbe cambiare il modo in cui viene eseguita l’ablazione cardiaca.
Per capire come funziona l’elettroporazione bisogna partire dal principio dell’ablazione. Quando la fibrillazione atriale nasce da segnali elettrici anomali, spesso localizzati vicino alle vene polmonari, i cardiologi cercano di isolare queste aree per impedire che disturbino il ritmo cardiaco.
Tradizionalmente questo viene fatto con il calore, tramite radiofrequenza, oppure con il freddo estremo, usando la crioablazione. In entrambi i casi si creano piccole cicatrici controllate nel tessuto cardiaco per bloccare i circuiti elettrici responsabili dell’aritmia.
L’elettroporazione utilizza invece un principio completamente diverso per la fibrillazione atriale. La tecnica si basa su brevi impulsi di campo elettrico ad alta intensità che agiscono direttamente sulle membrane delle cellule cardiache. Questi impulsi creano minuscoli pori nelle membrane cellulari, alterandone l’integrità e portando alla morte selettiva delle cellule che generano il segnale elettrico anomalo. Il processo è molto rapido e avviene in pochi millisecondi.
Uno degli aspetti più interessanti dell’elettroporazione è la sua selettività. I campi elettrici utilizzati colpiscono in modo preferenziale le cellule del muscolo cardiaco, mentre tendono a risparmiare altri tessuti vicini come nervi, esofago o vasi sanguigni. Questo rappresenta un potenziale vantaggio rispetto alle tecniche termiche tradizionali, che possono trasmettere calore o freddo anche alle strutture circostanti e provocare complicanze.
Come viene eseguita

Dal punto di vista pratico la procedura è simile alle altre ablazioni cardiache. Il paziente affetto da fibrillazione atriale viene sottoposto a un intervento mininvasivo durante il quale il medico introduce sottili cateteri attraverso i vasi sanguigni, generalmente dalla vena femorale, fino a raggiungere il cuore. Una volta posizionati i cateteri nelle aree da trattare, il sistema eroga gli impulsi elettrici che provocano l’elettroporazione del tessuto bersaglio. L’intervento può essere relativamente rapido e, secondo diversi studi clinici, potrebbe ridurre i tempi complessivi della procedura.
Le ricerche più recenti indicano che questa tecnologia potrebbe essere efficace nel mantenere il ritmo cardiaco normale nei pazienti con fibrillazione atriale, con un buon profilo di sicurezza. Tuttavia si tratta ancora di una tecnica in fase di diffusione e gli specialisti stanno continuando a raccogliere dati per valutarne i risultati nel lungo periodo.
Se i risultati continueranno a essere positivi, l’elettroporazione potrebbe diventare una delle principali opzioni terapeutiche in tal senso.