Fecondazione assistita e legge 40, tutto da rifare?

di Cinzia Iannaccio 0

Nuove contestazioni alla legge 40 sulla fecondazione assistita, che arrivano anche stavolta da una coppia che si è rivolta ad un tribunale, il quale ha dato ragione ai richiedenti e re inviato per l’ennesiva volta, la questione alla Corte Costituzionale. I punti incriminati, giudicati incostituzionali sono due: l’impossibilità della donna di rinunciare a sottoporsi a procreazione medicalmente assistita dopo la diagnosi preimpianto degli embrioni e l’affido degli stessi alla ricerca scientifica. Ma vediamo nel dettaglio.

Una coppia, portatrice di una malattia genetica, volendosi sottoporre a pratiche di fecondazione assistita ha richiesto ed ottenuto la diagnosi preimpianto (cosa inizialmente impossibile con la legge 40, uno dei primi passaggi cambiati da un giudice). Questa ha rilevato la malattia negli embrioni che hanno condotto l’uomo e la donna a rifiutare l’impianto. Non solo. I due hanno deciso di offrire alla scienza gli embrioni stessi, visto che, se non impiantati nell’utero della mamma sarebbero poi andati incontro a distruzione nell’arco di qualche anno. Secondo l’attuale legislazione però, queste opzioni non sono ammesse.

L’articolo 6, sul consenso informato della nota Legge 40 afferma infatti che  la volontà di accedere alla pratica di procreazione medicalmente assistita (PMA)

“può essere revocata da ciascuno dei soggetti indicati dal presente comma fino al momento della fecondazione dell’ovulo»,

mentre l’articolo 13 evidenzia come sia

“vietata qualsiasi sperimentazione su ciascun embrione umano”.

Ora però, il tribunale di Firenze a cui la coppia si è rivolta, fa notare come queste norme nel caso specifico, siano in netta contrapposizione con la nostra Costituzione che afferma all’articolo 32 (per ciò che riguarda il rifiuto all’impianto):

“La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.

Per ciò che riguarda invece la cessione degli embrioni alla scienza si andrebbe a cozzare contro l’articolo 9 della nostra Costituzione:

“La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica”.

Ancora una volta dunque il problema etico si fa pressante e si scontra con le scelte individuali. Un embrione è vita ed un genitore dovrebbe essere pronto a mettere al mondo anche un bimbo malato. Eppure la ricerca scientifica offre delle possibilità di scelta diversa, che spetterebbero al singolo individuo. Può decidere una legge? E’ un discorso molto ampio, il medesimo che riguarda anche l’eutanasia e l’accanimento terapeutico. Ma oggi vogliamo concentrarci sulla legge 40. Secondo voi è tutta da rifare?

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Foto: Thinkstock

 

 

 

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