Il batterio mangiacarne? Si diffonde con maggiore facilità a causa delle acque più calde rispetto al passato. Scopriamo insieme perché questo accade.

Perché il batterio mangiacarne è più presente
Con l’aumento delle temperature causato dai cambiamenti climatici, gli esperti stanno osservando un fenomeno che fino a pochi anni fa sembrava limitato alle aree tropicali e subtropicali. Ovvero la maggiore presenza di alcuni batteri potenzialmente pericolosi nelle acque marine e salmastre. Tra questi c’è il Vibrio vulnificus, spesso soprannominato “batterio mangiacarne“,
Questo microrganismo vive naturalmente nell’ambiente acquatico e prolifera soprattutto quando la temperatura dell’acqua supera i 20 gradi. Più il mare si riscalda, maggiori sono le possibilità che il batterio mangiacarne trovi condizioni favorevoli per moltiplicarsi. Per questo motivo, negli ultimi anni sono stati segnalati casi anche in zone dove in passato era molto raro, compresi alcuni tratti delle coste europee.
Il nome “batterio mangiacarne” può spaventare, ma è importante fare chiarezza. Il Vibrio vulnificus non “mangia” i tessuti umani. In alcune circostanze, però, può provocare infezioni molto gravi perché produce sostanze che danneggiano pelle e muscoli. I casi più severi si verificano quando il batterio entra nell’organismo attraverso una ferita aperta entrata in contatto con acqua contaminata oppure tramite il consumo di molluschi crudi, in particolare ostriche.
Rischio quasi sempre molto basso

Nella maggior parte delle persone sane il rischio di sviluppare un’infezione grave resta molto basso. Le complicazioni riguardano soprattutto chi ha un sistema immunitario indebolito, soffre di malattie del fegato, diabete o altre patologie croniche. In questi soggetti l’infezione può evolvere rapidamente e richiedere cure ospedaliere immediate.
L’innalzamento delle temperature marine rappresenta quindi un fattore che favorisce la diffusione del batterio, ma non significa che fare il bagno sia diventato pericoloso. Gli esperti invitano soprattutto alla prudenza.
Chi ha ferite, tagli o abrasioni dovrebbe evitare di entrare in acqua se questa è particolarmente calda o frequentata da numerosi bagnanti. Allo stesso modo, è consigliabile prestare attenzione al consumo di frutti di mare crudi provenienti da aree in cui il batterio è presente.
Il cambiamento climatico non influisce soltanto sulle ondate di calore o sugli eventi meteorologici estremi, ma modifica anche gli ecosistemi marini e la distribuzione di microrganismi che possono avere conseguenze sulla salute umana. Per questo la comunità scientifica sta intensificando il monitoraggio delle acque costiere e sviluppando sistemi di sorveglianza sempre più efficaci. Dobbiamo conoscere i rischi per prevenirli in modo efficace.
Si tratta di un assunto valido in ogni campo e in particolar modo quando parliamo di eventuali malattie o agenti patogeni come questo batterio.