La legge 194 sull’aborto è in pericolo?

La legge 194 sull’aborto è in pericolo? Una domanda che suona come una provocazione, ma non troppo, alla luce della decisione che il prossimo 20 giugno la Corte Costituzionale dovrà prendere in merito alla legge 194, fonte, al pari di quella sulla procreazione assistita, di continuo dibattito fin dalla sua approvazione nel lontano 1978.  A finire sotto esame è in particolare l’art. 4, quello relativo alle circostanze che ne legittimano il ricorso.

Ru486 e cytotec: facciamo il punto della situazione

“Off label”, almeno in Italia, è l’uso del Cytotec per scopi di­versi da quelli denunciati dall’azienda che lo produce, in origine la Searle, poi inglobata nella Pfizer. Clandestino è l’aborto che può indurre, clandestine sono spesso le donne che vi fanno ricorso, lo dicono alcuni gine­cologi che lavorano nei Pronto soccor­so degli ospedali o gli addetti ai lavori dei centri di aiuto agli immigrati. Dal 19 novembre, tra inchieste parlamen­tari, lungaggini burocratiche e mille polemiche, è legale in Italia l’aborto farmacologico con la pillola Ru486 : ma la vita reale è corsa più veloce.

Andiamo con ordine. Il Cytotec è un medicinale a base di misoprostolo, una prostaglandina che ha ottime pro­prietà terapeutiche contro l’ulcera, ma che è molto utilizzata in tutto il mondo per indurre l’aborto farmacologico (da sola o per potenziare l’effetto della Ru486) o le contrazioni del parto. Chiarisce la dottoressa Silvana Agatone dell’ospedale Pertini di Roma

“Peccato che, di tutte queste indicazioni, sul bugiardino italiano non vi sia traccia. L’azienda produttrice non ne mai fatto richiesta, evidentemente vuo­le restare fuori da ogni implicazione politica. Da noi viene impiegato molto in ginecologia, ma si tratta di un uso im­proprio, per il quale potremmo anche essere denunciati.”

A trent’anni dalla legge 194 meno aborti e più coscienza


La gente pensa che prima della legge 194 in Italia non ci fossero aborti, invece se ne facevano moltissimi, ma clandestini.

Daniela Fantini è una ginecologa milanese, che lavora nei consultori da quando il 22 maggio 1978, trent’anni fa, fu approvatala legge 194 che legalizzò (entro dei limiti) l’interruzione volontaria di gravidanza. Racconta:

All’inizio vedevamo molte donne con l’utero devastato dagli interventi illegali. Si stima che nel 1978, l’anno in cui la 194 è entrata in vigore, gli aborti clandestini siano stati almeno 350mila. E una delle prime cause di morte per le donne. Oggi che sono legali, sono scesi a circa 130mila, assai meno della metà. I primi tempi, quando riempivo le schede delle pazienti riscontravo che avevano fatto 4, 5 o anche 7 aborti. Oggi sono rarissime quelle che ne fanno due.