“Bancomat” del cuore: dati cardiovascolari in una card

Uno speciale bancomat che racchiude tutte le informazioni utili per la salute del cuore: si chiama BancomHeart ed è stato ideato dell’ANMCO (Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri) insieme alla Fondazione per il Tuo cuore HCF Onlus. Tutti i dati cardiovascolari dunque saranno raccolti in una card dotata di password e di pin e che consentirà di accedere a informazioni preziose per il paziente in qualsiasi momento.

Si può fare l’amore dopo un infarto?

Via libera ai rapporti sessuali dopo l’infarto. Nonostante generalmente si possa pensare che l’attività sessuale possa rappresentare uno sforzo quasi “insostenibile” per i reduci dallo stesso, i cardiologi tedeschi rassicurano: non fa male.

10 cibi anti infarto (FOTO)

L’alimentazione riveste un ruolo fondamentale per chiunque ma soprattutto per coloro che mirano con interesse alla salute del cuore. Ci sono alcune cibi cosiddetti anti infarto che sono importantissimi perché scongiurano l’arrivo di pericolosi attacchi cardiaci. Certo, non basta solo una alimentazione corretta per riuscire nell’intento, ma sicuramente mangiare alcuni alimenti più di altri è una buona abitudine per salvaguardare la salute del cuore. Quali sono i 10 cibi anti infarto più efficaci?

Sintomi dell’infarto nelle donne da non trascurare

Quali sono i sintomi dell’infarto nelle donne? E sono diversi da quelli dell’uomo? In parte sì, ma comunque è sempre necessario saperli interpretare. Purtroppo però noi fanciulle, molto attente alla salute della nostra famiglia stentiamo a prenderci cura di noi stesse e mentre correremmo al pronto soccorso al minimo sospetto per salvaguardare la salute del nostro bimbo o compagno, evitiamo a lungo se si tratta di un malessere che ci riguarda: abbiamo sopportato i dolori del parto, possiamo tollerare un fastidio al torace … passerà! Purtroppo è un ragionamento sbagliatissimo, perché con un attacco di cuore non si scherza ed occorre intervenire quanto prima. Ecco allora i sintomi più comuni nelle donne da non trascurare:

Infarto, un aiuto dal giubbotto salvacuore

Simile ad un giubbotto antiproiettile, anche nella funzione, aiuta a proteggere il cuore, anziché dai colpi d’arma da fuoco, da aritmie, arresti cardiaci, fibrillazioni ventricolari e tutte quelle disfunzioni cardiache gravi che possono portare alla morte. Il dispositivo è in uso già dalla fine del 2010 nell’Unità operativa di Malattie Cardiovascolari 2 dell’Aoup.

Attacco di cuore

Attacco di cuore

L’attacco di cuore si ha quando i vasi sanguigni che forniscono il sangue al cuore sono bloccati, impedendo di ottenere abbastanza ossigeno. Il muscolo cardiaco muore o si danneggia in modo permanente. Si parla di infarto miocardico.

Malattie cardiache, poco potassio e tanto sodio aumentano il rischio

Poco potassio e troppo sodio sarebbero una combinazione pericolosa, poiché aumentano il rischio di malattie cardiache. A sostenerlo, è una ricerca condotta dai Centers for Disease Control and Prevention (CDC), diretta dalla dottoressa Elena Kuklina e pubblicata su “Archives of Internal Medicine”.

Attacchi cardiaci: più pericolosi se vengono in determinati momenti della giornata

Un attacco di cuore è sempre un evento molto pericoloso per la vita umana, ma se questo avviene in determinati momenti della giornata, come ad esempio di mattina, lo diventa ancora di più. Lo rivela una ricerca pubblicata sulla rivista Heart da parte di un team di ricerca spagnolo.

Gli attacchi di cuore che si verificano tra le 6 del mattino e mezzogiorno sono più propensi a lasciare una zona del 20% più grande di tessuto morto (infarto) causata dall’attacco, che risulta più grave per la persona colpita che in qualsiasi altro momento della giornata.

Cuore: dopo un attacco meglio fare attività fisica che riposarsi

Un nuovo studio condotto dai ricercatori dell’Università di Alberta dimostra che per ottenere risultati migliori nei pazienti stabilizzati dopo un attacco di cuore, l’esercizio fisico prolungato e immediato è il modo migliore per accelerare il processo di guarigione.

I co-autori Mark Haykowsky, ricercatore presso la Facoltà di Medicina Riabilitativa, e Alex Clark, ricercatore presso la Facoltà di Infermieristica, insieme ai colleghi della Duke e della Stanford University hanno esaminato più di 20 anni di test. Il team ha scoperto che i pazienti che hanno subito attacchi di cuore ottengono maggiori benefici quando avviano un programma di esercizio una settimana dopo l’attacco, rispetto a quelli che aspettano un mese o più per iniziare la riabilitazione.

Spasmo vascolare

Spasmo vascolare

Lo spasmo vascolare è un piccolo blocco delle cellule muscolari all’interno delle pareti di un vaso sanguigno.

CAUSE: Il bloccaggio delle cellule muscolari all’interno dei vasi causa la chiusura o la riduzione del vaso stesso in modo significativo. Questo interrompe il flusso del sangue. Gli spasmi vascolari, a cui possono seguire degli attacchi di cuore, possono essere causati dall’uso di cocaina, tabacco, o irritazione delle vene dall’interno (per esempio, con un catetere) o dall’esterno (da un infortunio o strappo).

Riprendersi dopo un infarto

I tempi di recupero per chi ha subito ed è sopravvissuto ad un infarto variano sulla base di diversi parametri: dopo qualche settimana di riposo assoluto, segue la riabilitazione vera e propria, che può durare settimane, mesi, o anche tutta la vita.
Il rischio di morte o di un nuovo arresto cardiaco è più elevato durante i primi 30 giorni di riabilitazione dopo un attacco di cuore.
Secondo gli esperti, a recuperare le forze più velocemente sono i pazienti giovani e che erano relativamente in buona salute prima dell’infarto. Le persone che hanno attacchi di cuore di più lieve entità recuperano meglio a lungo termine e reagiscono positivamente ai trattamenti immediati. Al contrario, i pazienti che hanno subito un attacco più grave avranno più difficoltà a ritornare come prima.

Essere obesi è un grave fattore di rischio di morte dopo l’infarto. In uno studio condotto su circa 2.000 pazienti che avevano subito un attacco di cuore, i pazienti obesi risultavano avere il 50% in più di probabilità di morire nei successivi quattro anni.

Il vaccino contro la normale influenza diminuisce il rischio di attacco di cuore

Non solo il virus dell’influenza suina rischia di fare numerose vittime. Il comune virus influenzale può infatti aumentare il rischio di morire di malattie cardiache, aumentando la probabilità per i cardiopatici di subire un attacco di cuore. Coloro che hanno il diabete o altri problemi cronici potrebbero anche essere a maggior rischio.

I risultati di un’analisi condotta da un gruppo di ricercatori britannici su 39 studi precedenti di pazienti con patologie cardiache condotte tra il 1932 e il 2008 ha mostrato un aumento del numero di morti per malattie cardiache, con una maggiore presenza di attacchi di cuore durante la stagione influenzale. In effetti, il tasso di aumento delle morti in media è passato dal 35 al 50%. La relazione è stata recentemente pubblicata sulla rivista Lancet.

Anche se attualmente sono pochissime le persone che soffrono di malattie cardiache che ricevono il vaccino contro l’influenza comune (si calcola circa il 30%), gli esperti esortano i malati di cuore a vaccinarsi anche contro l’influenza suina. Con il virus influenzale che circolerà maggiormente durante la prossima stagione, la possibilità di veder aggravare la situazione di coloro che hanno problemi al cuore sono alte.

Prevenire l’infarto con il viagra

La pillola blu, miracolo della medicina moderna che ha allungato la vita sessuale di molti anziani, è sin dalla sua comparsa sotto accusa per i pesanti effetti collaterali e le conseguenze a lungo termine sulla salute dell’organismo umano.
Eppure non tutte le ricerche che circolano in ambito scientifico sul viagra mirano a studiarne gli effetti negativi.
Alcune, come quella che sto per proporvi, ne studiano gli usi e i riscontri medici positivi.
Uno studio recente, effettuato dai ricercatori del Queen’s avrebbe infatti individuato una relazione tra il viagra e la prevenzione di infarto e disturbi cardiaci.

Tutto merito di un singolo enzima che potrebbe portare alla sperimentazione di nuove terapie farmacologiche per scongiurare il rischio di attacchi di cuore ed ictus.
Guidato dal professore ordinario di Farmacologia e Tossicologia Donald Maurice, lo studio si concentra sugli effetti del viagra, usato comunemente contro il disturbo sessuale della disfunzione erettile, che viene anche usato per trattare l’ipertensione polmonare.