Occhio secco, freddo e vento tra le cause della secchezza oculare

Oggi parliamo di salute degli occhi. L’arrivo della primavera che, a dire il vero, a causa del maltempo e delle temperature polari di questi ultimi giorni, sembra ancora lontano anni luce, sarà accolto con ancora più gioia da quanti soffrono della sindrome dell’occhio secco, un disturbo causato dall’insufficiente produzione di film lacrimale o da un’alterata composizione dello stesso.
Per gli autori di una recente ricerca pubblicata dalla rivista di divulgazione scientifica Investigative Ophthalmology & Visual Science uno dei principali fattori di rischio, tra i primi imputati per l’occhio secco, sarebbe il calo delle temperature che favorisce la secchezza oculare.

I ricercatori, coordinati dal professor Igor A. Butovich del Dipartimento di Oftalmologia dello University of Texas Southwestern Medical Center, avrebbero infatti scoperto che l’esposizione dell’occhio e della palpebra ad una temperatura inferiore a 30 gradi Celsius potrebbe provocare l’insorgenza o il peggioramento del disturbo.

Retinite pigmentosa, speranza da ricerca italiana

La retinite pigmentosa è una delle patologie oculari più invalidanti ed una delle prime cause di cecità in età giovanile.  Si tratta di una malattia ereditaria e incurabile.

Sono diverse le sperimentazioni in atto alla ricerca di una cura e sebbene la strada da percorrere sia ancora lunga, pian piano qualche risultato si sta ottenendo.  Un gruppo di scienziati italiani ha recentemente pubblicato su Pnas i risultati di una ricerca che potrebbe contribuire a rallentare l’inesorabile corsa della malattia.

I trucchi indispensabili da portare sempre con se

In ordine e impeccabili tutto il giorno? È difficile quando si sta fuori casa per tante ore o quando si viaggia, a meno di non portarsi dietro tutto quel che serve per darsi, all’occor­renza, una risistemata. Ma come conciliare le esigenze di bellezza con quelle di spazio? Il segreto è selezionare pochi pro­dotti “multifunzione“, possibil­mente in formato mini, in modo da poter risolvere i tanti disagi che possono capitare nelle ore d’ufficio o in viaggio, anche senza l’armadietto del bagno in borsa.

Che cosa è utile portarsi sempre dietro nella trousse da borsetta? Il kit di “sopravvivenza” per la pelle varia da persona a persona, naturalmente, e da stagione a stagione. Partendo dai fonda­mentali, un must è senz’altro un protettivo per le labbra: in stick, in vasetto o in tubetto è poco in­gombrante e pratico da usare, è indispensabile per alleviare il fa­stidio di screpolati e desqua­rnazioni, molto frequenti sia d’inverno per il freddo, sia d’estate per il sole e l’aria condizio­nata.

Stesso discorso per il collirio decongestionante o, ancora me­glio, per le lacrime artificiali. Composte da una soluzione fi­siologica molto simile a quella delle lacrime, questi preparati sono utilissimi contro la secchez­za degli occhi causata, oltre che dai fattori climatici e ambientali, anche dalla prolungata perma­nenza davanti al monitor del computer, condizione abituale in molti lavori. Questi prodotti sono disponibili anche in confezioni monouso, igieniche, pratiche da trasportare e dal minimo ingom­bro: basta averne un paio di fla­concini nella trousse.

I colliri: come usarli e per quanto tempo

I colliri si utilizzano per rendere gli occhi più brillanti e lumino­si, per dare sollievo quando sono arrossati e irritati. Ma al­cuni servono anche per mandare via una congiuntivite, per curare il glaucoma e la cataratta. E per lenire i sintomi di un’allergia. Sono i colliri, parola che deriva dal greco kollurion (unguento). Di solito sono liquidi (soluzioni acquose, oleose o sospensioni), ma possono essere anche solidi: pomate, unguenti, polveri. Con­tengono farmaci che penetrano la mucosa dell’occhio e grazie alla folta presenza di vasi sanguigni agiscono su tutta la regione ocu­lare. Alcuni richiedono la ricetta del medico. Altri no.

E in questi casi biso­gna stare attenti: come e per tutti i farmaci di au­tomedicazione è fonda­mentale chiedere un consiglio al farmacista di fiducia in modo da non commet­tere errori. Ciò che accomuna tutti i colliri in soluzione è la presenza di un vei­colo acquoso, così si chiama il li­quido in cui è immerso il farmaco, molto simile a quello delle lacrime naturali, in modo che non sia dannoso per le strutture dell’occhio, come la cornea.

I farmaci contenuti possono es­sere antibiotici, quando è ne­cessario contrastare un’infezione, oppure antinfiammatori quan­do bisogna mettere il freno a un’infiammazione e decongestio­nare l’occhio. Ma anche antista­minici, vasocostrittori o antivi­rali. A prescindere dallo scopo per cui si prendono, i principi attivi dei colliri si depositano sulla superficie dell’occhio e, in una certa percen­tuale, passano attraverso la cor­nea. Arrivano alle strutture più in­terne e qui esercitano la propria funzione.

Congiuntivite ricorrente: spesso è allergia

Quando si parla di allergie primaverili il pensiero va quasi sempre agli starnuti, ovvero alla rinite allergica. Ma un capitolo altrettanto importante sul tema riguarda le congiuntiviti. Anche in questo caso l’allergia può essere stagionale o perenne a seconda dell’elemento che la provoca. Gli occhi tendono ad arrossarsi, bruciano, si ha la sensazione di avere dei sassolini che graffiano sotto le palpebre.

Spesso si avverte anche un intenso prurito. Particolare attenzione va posta nei confronti dei bambini. Un adulto riesce a controllare l’istinto che lo porta a stropicciarsi gli occhi. I bimbi no. Anzi, spesso giocando, in giardino, a casa o a scuola, sollecitati dal prurito e dal bruciore cominciano a toccarsi con le manine sporche, peggiorando la situazione. L’infiammazione aumenta e spesso sopraggiunge un’infezione batterica o virale.

Il benessere degli occhi: collirio ed impacchi naturali

Sono tanti i rimedi naturali utili per proteggere adeguatamente l’organo della vista. Piante, erbe e preparati omeopatici che ci aiutano a mantenere in salute e belli i nostri occhi.
I preparati fitoterapici: Per una banale irritazione degli occhi nell’ambito della fitoterapia possiamo ricorrere ad un collirio a base di Altea (Althaea officinalis), di Eufrasia (Euphrasia officinalis) o di Finocchio (Fhoeniculum vulgare). L’Altea è una pianta erbacea perenne (per lo più coltivata, dato che raramente è possibile reperirla allo stato selvatico) che possiede un’azione lenitiva sulle mucose in genere. Può essere a piacimento utilizzata sia come collirio che come collutorio, mediante un estratto a freddo di 1-2 cucchiaini per tazza d’acqua.

Un’altra pianta altrettanto utile è l’Eufrasia che cresce nei pascoli, al margine dei boschi ed è un semiparassita. Si utilizza l’intera pianta in fiore, quindi nel periodo che va da maggio ad ottobre.
In presenza di disturbi agli occhi può essere impiegata come collirio. La preparazione si ottiene mettendone un cucchiaino per tazza d’acqua opportunamente mescolato con camomilla e finocchio. L’aggiunta di un pizzico di sale aumenta la tolleranza all’occhio. Utilissimo si è rivelato anche il Finocchio, che cresce selvatico nella zona mediterranea mentre è coltivato negli orti e nei campi nei Paesi dell’Europa centrale.