Diabete, niente lavoro alle Poste per ragazzo malato

Può il diabete rappresentare una discriminante all’assunzione presso le Poste per un ragazzo in buone condizioni di salute? A quanto pare la risposta è positiva. E’ ciò che è successo in provincia di Bergamo ad un giovane che aveva ogni requisito necessario per divenire portalettere.

Diabete giovanile: allo studio insulina spray

Si è parlato spesso di trovare un modo alternativo di somministrare l’insulina nei pazienti affetti da diabete rispetto alla classica puntura sottopelle che specialmente negli anziani e nei più piccoli può rappresentare un problema. Un gruppo di ricercatori britannici sta sperimentando una nuova tipologia di insulina spray da somministrare per via nasale.

Diabete di tipo 1, primo test di pancreas artificiale su pazienti

Esito positivo per il primo test di pancreas artificiale su pazienti con diabete di tipo 1. Il dispositivo, una pompa sottocutanea che rilascia insulina, dotata di un chip in grado di monitorare il glucosio e di un software capace di prevederne gli sbalzi, è stato sperimentato con successo su 13 soggetti per 24 ore consecutive. Il nuovo dispositivo ha dimostrato di mantenere il glucosio a livelli ottimali, evitando i classici sbalzi glicemici.

Diabete: da Capri a Sorrento a nuoto per sconfiggere la malattia

Monica Priore è un’atleta di 34 anni che ha appena stabilito un record. Ha attraversato a nuoto il tratto di mare che porta da Capri a Meta di Sorrento: 21 chilometri, la traversata più lunga che in Europa abbia mai fatto una persona affetta da diabete.

In particolare, la grintosa brindisina, soffre di diabete di tipo I, diagnosticato all’età di 5 anni ed il suo percorso attraverso questa malattia è stato lungo e sicuramente non facile.

Lo ricorda sempre quando vince una gara, anche contro professioniste sane, o quando si cimenta positivamente in altre iniziative del genere.

Il suo obiettivo e la sua forza partono ed arrivano sempre allo stesso punto: dimostrare agli altri diabetici, in particolare ai bambini e agli adolescenti che è possibile avere una vita normale anche con questa patologia.

La famiglia del diabetico

Nello spazio di una generazione, l’approccio dei medici nei confronti del diabete è cambiato.

«La famiglia è sempre più coinvolta, da tempo ormai le è ri­chiesto di divenire protagonista pro­positivo e attivo della cura»

spiega Riccardo Schiaffini, diabetologo pe­diatra presso il Servizio di diabetolo­gia pediatrica dell’Irccs Ospedale Bambino Gesù di Roma che come specialista, ha imparato a ritagliarsi un ruolo diverso: quello di educato­re, motivatone e consulente. Il para­gone più spesso citato è quello del­l’allenatore di una squadra o di un atleta. Non è una delega, quanto il ri­conoscimento di una situazione di fatto.

«Questo è l’ap­proccio che — sul breve e sul lungo termine — dona i migliori risultati»

conferma Schiaffini. Nello stesso arco di tempo però la fa­miglia è cambiata. E’ più flessibile, for­se più libera

«ma anche più insicura e affaticata»

prosegue Schiaffini. Or­mai in molte famiglie ambedue i ge­nitori lavorano a tempo pieno, nonni e parenti vivono lontano, separazioni e divorzi rendono la famiglia anche strutturalmente più fragile. Annalisa Saggio, psicologa presso il Centro di Diabetologia Pediatrica dell’Azienda Policlinico di Catania conferma:

«Davanti alle necessità poste dall’esordio del diabete nel figlio, la famiglia spes­so trova e mobilita al suo interno energie e ricchezze che non sapeva di avere. Coppie o famiglie che si per­cepivano fragili trovano nella risposta data alla ‘sfida-diabete’ motivi di autostima e di rafforzamento»

Certo capita anche il contrario. Il diabete può esordire in famiglie già deboli o in famiglie felici ma com­plesse e allargate.

«Non è detto che la separazione peggiori automaticamente la gestione del diabete»

continua la Saggio

«in tutte le coppie il ruolo operativo primario è affidato ad uno dei due genitori, quasi sempre la madre»

L’ Ormone glp-1, un aiuto per i diabetici

E’ una sorta di ‘vedetta’ che non ap­pena si bevono o mangiano car­boidrati, segnala al pancreas la necessità di una pronta secrezio­ne di insulina.

«Si chiama Glp-1 ed è mol­to interessante perché agisce a vari livelli `preparando’ l’organismo ad assorbire il glucosio in arrivo con l’ingestione del pa­sto»

spiega Stefano Del Prato, docente e direttore della Scuola di specializzazione in Endocrinologia all’Università di Pisa. Uno dei segni classici del diabete è la risposta ri­tardata e insufficiente della produzione di insulina in seguito all’ingestione di car­boidrati. Le beta-cellule che nel pancreas producono insulina normalmente au­mentano la produzione non appena la glicemia inizia ad aumentare. Anzi, il rila­scio di insulina precede l’aumento della glicemia grazie appunto al Glp-1.

Nel diabete i sistemi di segnale precoce come il Glp-1 funzionano male. La produzione di insulina non ‘scatta’ subito o lo fa in modo insufficiente, e inoltre au­menta la produzione di glucagone (che alza la glicemia e che il Glp-1 dovrebbe ridurre). Per effetto di questi meccani­smi, la glicemia sale in modo eccessivo dopo l’assunzione del pasto comportando quei ‘picchi glicemici’ che i pazienti con diabete ben conoscono e temono. Il Glp-1 agisce anche sullo stomaco rallentando la digestione.

Diabete da record

Controllare la glicemia per me e un’abitudine, quasi come allacciarmi le scarpe». Valerio ha 19 anni e tre presenze costanti nella vita: l’in­sulina, una palla da basket e la batteria. Lo accompagnano da quan­do era bambino. Valerio ha un sito, dove si raccon­ta e racconta agli altri la normalità dell’essere diabetici. «Sul homepage del mio sito ho scritto “Dal diabete  non si può ancora guarire. Ma ci si può convivere. E persino dimenticarsi di averio”. La mia storia con questa malattia è iniziata quando avevo sette anni: mangiavo e bevevo molto, ma dimagrivo a vista d’oc­chio. Fino a quando un esame delle urine ha mostrato che glucosio e acetone erano alle stelle.

 Poi la corsa al Bambin Gesù dove mi hanno attaccato a una flebo di insulina. Da allora i medici mi hanno spinto a fare subito tutto da solo: misurare la glicemia, somministrarmi l’insulina. È tutto più facile da quando, era il 2005, uso il microinfuso­re, una pompa che rilascia continue microquantità di in­sulina sottocute. E fa persino il calcolo dei carboidrati che mangio. Tanto che a volte mi dimentico di avere il diabete. Se si eccettua il microinfusore, il controllo della glicemia quat­tro o cinque volte al giorno e la visita ogni sei mesi, sono co­me tutti gli altri ragazzi. La rabbia di avere il diabete l’ho persa per strada.

Un pancreas artificiale possibile soluzione per i diabetici

Secondo i dati Istat relativi al 31 dicembre 2005, il diabete colpisce in Italia circa 2 milioni e 643 mila persone: il 53,1% di uomini contro il 46,9% di donne.
Il diabete di tipo I, in cui il pancreas non produce insulina a causa della distruzione delle cellule beta che producono questo ormone, colpisce il 5,7% della popolazione, circa 150.000 individui.
Nel diabete di tipo II, caratterizzato dall’aumento della glicemia nel sangue, il pancreas è capace di produrre insulina ma l’organismo non è poi in grado di utilizzarla. Si tratta della forma più diffusa e riguarda 2 milioni e 437 mila persone.

La speranza di una possibile cura arriva oggi dalla scienza per gli ammalati affetti da diabete I, di origine autoimmune.