Vive da 8 anni intrappolato in un deja vu

Intrappolato in un deja vu da 8 anni. E’ questa l’incredibile storia di uno studente inglese di 22 anni convinto di ripetere ogni giorno delle azioni compiute in passato. Come la se la giornata che si prepara a vivere ogni mattina si ripetesse continuamente.

Gestire l’ansia da controllo in sei mosse – FOTO

L’ansia da controllo è un disturbo che condiziona, in modo anche pesante, la quotidianità di chi ne soffre: il dover avere sempre tutto sotto controllo alimenta il senso di frustrazione e non permette di viversi a pieno le emozioni, costringendo coloro che ne sono schiavi a una vita condotta con il freno a mano tirato. Di seguito un piccolo vademecum su come gestire l’ansia da controllo in 6 mosse.

Ansia, combatterla con ricordi e nostalgia

Curare l’ansia pensando con nostalgia al passato. Potrà sembrare assurdo ma sembra essere, secondo uno studio dell’Università di Southampton un mezzo valido per superare questo particolare stato di stress guadagnandoci anche in ottimismo.

Ansia, come riconoscere quella vera

In questi ultimi anni si è spesso parlato a sproposito di ansia. Con molta facilità le persone dichiarano di essere ansiose, forse con troppa leggerezza. Almeno così sostiene l’Anxiety Disorder Association of America, per i quali esiste attualmente troppa confusione in merito, portando spesso a non individuare quelli che sono i veri disturbi d’ansia, necessitanti di un preciso e corretto approccio.

Ansia: chi ne prova di più, prova meno paura

Se siete convinti che coloro che soffrono d’ansia siano anche coloro più impressionabili e paurosi, siete davvero fuori strada, almeno stando allo studio condotto dagli scienziati della School of Psychological Sciences dell’Università di Tel Aviv (Israele) e dell’Adler Center for Research in Child Developmental and Psychopathology, e pubblicato su Biological Psychology, i quali sostengono al contrario che più una persona è ansiosa, meno avrà paura.

Ansia e attacchi di panico, in Italia è il boom

Il 2011 è un anno nero per gli italiani, sempre più vittime dell’ansia e degli attacchi di panico, complici anche la crisi economica e il terrorismo. Come spiega anche la piscoterapeuta Paola Vinciguerra, nonché presidente dell’EuroDAP, l’Associazione Europea Disturbi da Attacchi di Panico, i numeri sono in continuo e progressivo aumento, tanto che si stima di superare quota 12 milioni per l’anno in corso.

La causa è da ricercare nell’arrivo convulso di immigrati e nelle minacce dirette al nostro Paese di Gheddafi, ma anche la morte di Osama Bin Laden, che inevitabilmente ha innescato la paura di possibili rappresaglie e ritorsioni da parte di Al Qaeda.

Troppa tv rende depressi e infelici

Se non viene presa a pic­cole dosi, la televisione va a braccetto con la tri­stezza. È questo il risultato di una ricerca condotta da psico­logi e sociologi dell’Università del Maryland, secondo cui, a parità di età, cultura, sesso, condizione economica e stato civile, chi si sente triste guarda la televisione in media il 20 per cento in più di chi si sente feli­ce. Per arrivare a questa conclu­sione i ricercatori hanno analiz­zato le risposte di questionari e “diari” che, nell’arco di tren­t’anni, sono stati compilati da oltre 30.000 partecipanti a varie indagini sociologiche.

Resta un dubbio: è la felicità che spinge a guardare meno la televisione oppure è lo stare molto tempo davanti al video che spiana la strada alla tristezza? Secondo i ricercatori un fatto, comunque, è certo: il più diffuso degli elettrodomesti­ci ha tutti i titoli per poter inne­scare una spirale pericolosa. Per capire come ciò possa acca­dere, si può partire dalla sempli­ce domanda: che cosa spinge a passare lunghe ore davanti allo schermo? Per guardare la televi­sione non è necessario pianifi­care la serata o la giornata, né trovare compagnia, vestirsi, uscire di casa, e tanto meno spendere soldi ed energia.

A questo si aggiunge l’ulteriore vantaggio di poter stare comodi in pol­trona assistiti dai generi di co­forto preferiti.

 «La Tv però non ­sembra soddisfare le persone allo stesso modo di una relazio­ne sociale e nemmeno quanto la lettura di un giornale, perchè è un’attività passiva. Più che altro è una via di fuga, in par­ticolare durante i periodi di de­pressione economica»

osserva il dott.  John Robinson, uno degli autori dello studio.

Ansia e attacchi di panico: le nuove frontiere


Gli attacchi di panico, che colpiscono una persona su 75 circa, sono classificati nella categoria più generale dei disturbi d’ansia. Di solito si manifestano durante l’adolescenza o nella prima età adulta e possono avere origini genetiche: se un familiare ha sofferto di attacchi di panico la probabilità di soffrire dello stesso disturbo aumenta, soprattutto in un momento della vita particolarmente stressante. Anche se le cause scatenanti non sono ancora chiare, sembra esistere un nesso con le più importanti fasi di transizione della vita che portano, inevitabilmente, una certa quantità di stress e ansia (come, per esempio, gli esami scolastici e universitari, il matrimonio, il primo figlio, cambiare lavoro o posizione lavorativa, e così via).

L’ansia è una condizione fisiologica utile in molti momenti della vita, che serve a proteggerci dai rischi, a mantenere lo stato di allerta e a migliorare le nostre prestazioni. In realtà non potremmo vivere senza ansia e senza di essa molte emozioni sarebbero più sbiadite, meno intense e suggestive. Pensiamo per esempio, all’incontro con una persona che ci interessa e al corollario di emozioni che accompagna questo evento. L’ansia può essere, quindi, uno strumento, un limite a seconda del modo cui la viviamo.

La sindrome di Stendhal. Singolare malanno del viaggiatore

Va sotto il nome di Sindrome di Stendhal un singolare disturbo psichico transitorio che si manifesta tipicamente al cospetto di opere d’arte con capogiri, tachicardia, stati confusionali e, talvolta addirittura allucinazioni. La Sindrome, detta anche di Firenze, proprio in questa città infatti si verifica almeno un caso al mese, prende il nome dallo scrittore francese Marie Henry Beyle (in arte Stendhal) che fu il primo a riportare, nel suo libro-resoconto di un viaggio in Italia, un’esperienza simile della quale fu protagonista nel corso della sua visita alla fiorentina Basilica di Santa Croce. La Sindrome è stata resa nota al grande pubblico nel 1979 con l’uscita del libro della psichiatra Graziella Margherini, responsabile del servizio per la salute mentale dell’Arcispedale Santa Maria Nuova di Firenze, intitolato appunto “La sindrome di Stendhal. Il malessere del viaggiatore di fronte alla grandezza dell’arte” nel quale ne descrisse oltre 100 casi.

Eiaculazione precoce, ansia da prestazione: gli italiani e la troppa fretta a letto

Secondo la SIA (Società Italiana di Andrologia) 4 milioni di uomini italiani fra i 20 e i 50 anni soffrirebbero di eiaculazione precoce con gravi ripercussioni sulla vita di coppia e l’intimità. Secondo le ricerche condotte, in questi casi l’orgasmo si raggiunge entro un minuto a volte anche entro 30 secondi mentre il tempo medio, considerato cioè normale, si attesta intorno ai 4-7 minuti. Tecnicamente si definisce precoce l’eiaculazione quando sopraggiunge prima che l’uomo lo desideri, quindi al di fuori del suo controllo.

Naturalmente non sempre la brevità del coito è indice del disturbo, vi sono infatti momenti della vita in cui è fisiologico che il fenomeno si presenti, ad esempio è frequente nei giovani alle loro prime esperienze e può insorgere in seguito ad un periodo prolungato di astinenza sessuale. E’ possibile poi distinguere diverse tipologie di eiaculazione precoce: anzitutto può essere primaria, quando la persona ha sempre presentato questo disturbo sin dalle prime esperienze senza mai riuscire a raggiungere l’orgasmo al momento desiderato, e secondaria quando il disturbo si presenta in seguito a un periodo di funzionamento normale. Inoltre essa può essere situazionale o generalizzata, ad esempio può verificarsi solo con una partner fissa e non in altre situazioni e/o con altre partner ( un bravo sessuologo potrà suggerire metodi diversi dal tradimento per valutare se è questo il caso!). L’eiaculazione precoce secondaria potrebbe rappresentare un sintomo di qualche disturbo dell’apparato urogenitale o del sistema nervoso o essere causata dall’utilizzo di alcuni farmaci o sostanze stupefacenti

Fobie. Le camaleontiche forme dell’ansia

La Fobia è un Disturbo d’ansia caratterizzato da una incontrollabile e irrazionale paura di un oggetto o situazione che porta la persona al suo evitamento. Le persone affette da questo tipo di disturbo sanno perfettamente che la loro paura è sproporzionata e spesso immotivata ma nonostante ciò non riescono a cambiare le cose. L’ansia fobica si distingue dalla paura pura e semplice per la presenza delle condotte di evitamento che portano l’individuo non solo a temere una data situazione o oggetto ma anche ad “evitare” di imbattervisi mettendo in atto, a questo scopo, tutta una serie di comportamenti e strategie che rischiano di causare loro un elevato grado di disagio personale e relazionale.

In letteratura troviamo distinti tre tipi di fobie: Agorafobia, che può essere più o meno associata con attacchi di panico, Fobia specifica e Fobia sociale. L’Agorafobia è la paura di ritrovarsi soli in ambienti pubblici dai quali sia percepita impossibile la fuga. Quando l’Agorafobia è associata ad attacchi di panico, un fattore determinante per la sua insorgenza è rappresentato dal timore delle conseguenze sociali dell’avere un attacco di panico in pubblico. Tipicamente la persona agorafobica teme i luoghi pubblici come i negozi, i treni, gli autobus. La Fobia sociale si riferisce alla paura di parlare o esibirsi in pubblico per il timore, irrazionale, di commettere atti impulsivi contrari al comune senso del decoro e/o del pudore che potrebbero esporre la persona a giudizi negativi. L’ansia fisiologica, comunemente sperimentata da tutti prima di parlare o mostrarsi in una situazione “pubblica”, diventa in questi individui patologica al punto di impedire loro questo tipo di performances.