Farmaci per il Parkinson istigano al gioco d’azzardo

I farmaci dopaminoagonisti per il Parkinson inducono al gioco d’azzardo, ed ora è stato scoperto cosa accade nel cervello di chi subisce questo assurdo effetto collaterale che ha distrutto economicamente tante famiglie in silenzio. Anzi, forse molti ancora non lo sanno, perché il giocatore compulsivo riesce a mantenere a lungo il segreto e nessun medico evidenzia questo aspetto al momento della prescrizione della terapia. Forse oggi qualcuno, ma soprattutto non lo si faceva fino a qualche anno fa.

Gioco d’azzardo, il parere dell’esperto

Il gioco d’azzardo sta diventando una vera emergenza sociale. Le persone che “investono” tutti i loro averi al pocker online, o alle slot machine sono sempre più numerose. Non è un caso, infatti, che nel nostro Paese il gioco autorizzato sia un trend in crescita. Ma alla base di questa dipendenza ci sono dei meccanismi cerebrali ben precisi, che regolano emozioni e comportamento.

Ludopatia: manifestazione a Roma per contrastare il gioco d’azzardo

La ludopatia è una patologia, che spesso diventa cronica, che porta una persona normalmente sana a diventare dipendente dal gioco d’azzardo. Gli esempi più evidenti sono le persone che giocano tutto il giorno ai videopoker, ma non c’è solo questo. Sono molte ad esempio le persone che spendono capitali con i gratta e vinci e con altre tipologie di gioco. Per questo il consigliere romano del PDL Augusto Santori ha indetto per oggi una manifestazione a Roma contro il gioco d’azzardo.

Gioco d’azzardo, colpisce 4 italiani su 10

Di sesso maschile, con bassa scolarizzazione e incline ad alcol e fumo: questo è l’identikit del giocatore a rischio tracciato da un nuovo studio dell’Ifc-Cnr sul gambling, pubblicato su “Springer Science”. Si tratta, prutroppo, di un fenomeno in crescita in tutta Europa e la categoria più problematica sono proprio i giovani, che abusano anche di farmaci come i tranquillanti.

Gioco d’azzardo compulsivo, la colpa è del web?

Il gioco d’azzardo patologico, lo dice il nome stesso, è una malattia che porta le persone affette  a giocare compulsivamente senza fermarsi. Ovviamente si tratta di un disturbo di tipo psicologico dal quale per guarire si necessita di una terapia di supporto adeguata. Secondo il professore David Hodgins dell’Università di Calgary si tratta di una dipendenza da attribuire in gran parte al web, il quale offre infinite possibilità di gioco agli utenti.

Farmaco anti Parkinson lo spinge al gioco d’azzardo, lui chiede rimborso alla Asl

Si chiama Paolo Chisci ed è un settantenne che ha gettato 300 mila euro al vento, ovvero nel gioco d’azzardo. Fin qui niente di strano, o meglio, una vittima del gioco d’azzardo patologico non fa certo notizia se non fosse che l’uomo, un commerciante di Carrara oggi pensionato, attribuisce alla Asl Versilia la causa dei suoi debiti di gioco, talmente esosi da averlo ridotto sul lastrico, ed ora chiede un rimborso ai presunti responsabili.

Il motivo è presto detto: al signor Chisci era stato prescritto un farmaco contro il morbo di Parkinson che ha come effetto collaterale l’impulso irrefrenabile al gioco. Così ha iniziato, insieme alla terapia contro la malattia, anche a dilapidare i risparmi di tutta una vita, passando ore ed ore davanti a slot-machine e acquistando un gratta e vinci dopo l’altro.
L’azienda sanitaria non ci sta e scarica la colpa sulla casa farmaceutica che produce il medicinale. E, dal momento che tra le avvertenze questa conseguenza dell’assunzione del farmaco non veniva affatto menzionata, c’è da scommettere che la giustizia potrebbe dargli ragione, anche se con tempi biblici.

Il gioco d’azzardo patologico

Si dice gioco d’azzardo, si pensa a casinò e bische o alle macchinette per il poker nei bar o su internet. E invece bisognerebbe sapere che qualsiasi gioco che includa la ne­cessità di rischiare denaro, non importa quanto, e che preveda un premio ottenuto più che per la strategia di gioco per la fortuna, è gioco d’azzardo a tutti gli effetti. Quindi rientrano a pieno titolo in questa categoria anche i gratta e vinci, il lotto e il superenalotto e anche i più recenti tipi di lotteria, i “win for life“, che consentono di vincere una sorta di vitalizio: il montepremi, infatti, è suddiviso in versamenti (al massimo di 4mila euro) mensili, che vanno avanti per vent’anni.

La possibilità di fare puntate molto basse e la grande facilità nel reperire le ricevitorie (presenti nelle tabaccherie, nei bar, negli autogrill e on line) ha fatto aumentare negli ultimi anni la diffusione tra la popolazione di questi giochi, facendo crescere, però, anche la dipendenza dal gioco d’azzardo su larga scala. L’ultimo allarme arriva da Eurodap, l’Associazione europea di­sturbi da attacchi di panico, che ha condotto un sondaggio sul proprio sito, al quale hanno rispo­sto quattrocento visitatori.

Dipendenza da videopoker: perchè è difficile smettere

In un precedente articolo abbiamo parlato del gambling o anche dipendenza dal gioco. Ciò che vogliamo fare oggi è approfondire tale tematica prendendo in esame più specificatamente la dipendenza da video poker, sperando con l’occasione di far riflettere i lettori che si ritrovano in tale condizione. Nell’ultimo decennio, in molti Paesi, il gioco d’azzardo ha visto una grandissima diffusione, quasi se così possiamo dire a macchia d’olio. Ultimamente in qualunque direzione andiamo e ci giriamo ci troviamo di fronte alle slot machine e a video poker.

Ma quello che ci dobbiamo domandare è perché se c’è una costante lotta alle dipendenze, droghe, tabacco, alcool, i vari stati nutrono tanto interesse per tali “passatempi”? Quali quindi dovrebbero essere le motivazioni ad indurre verso una sospensione di tali attività? Adesso proviamo a fare una considerazione entrando maggiormente nella sfera tecnica. Analizzando la parte tecnica e di che cosa sia effettivamente un videopoker o altro gioco da locale pubblico, o da bar come viene comunemente considerato, la realizzazione e la programmazione è assai complessa, è un insieme di meccanismi matematici, il sistema infatti è realizzato prevedendo una sequenza fissa di vincite.

Cleptomania: una sindrome da star

La cleptomania fa parte della schiera dei disturbi del controllo degli impulsi.
Questa sindrome può essere definita come la ricorrente e reiterata incapacità di resistere al’impulso di rubare oggetti che non hanno utilità personale e spesso neanche un gran valore commerciale.
Il furto non viene mai compiuto per vendetta, per rabbia nè sotto gli effetti di droghe o allucinogeni.
E’ semplicemente dettato da un bisogno impellente di rubare e dall’incapacità e debolezza del soggetto che non riesce a trattenersi, e ad opporre resistenza al suo irrefrenabile stimolo di “prendere“.

Il cleptomane punta su articoli di poco prezzo e una volta rubati li regala o li butta via.
Può addirittura capitare che li conservi, per poi restituirli in seguito, senza farsi scoprire. Questo testimonia il completo disinteresse nei confronti dell’oggetto sottratto.