Giallo sul primo caso grave di influenza suina in Italia. Ora sta guarendo

Il primo caso grave di influenza A nel nostro Paese ha subito allertato migliaia di persone. Un ragazzo di Parma di 24 anni si è sentito male poco dopo essere tornato dalle vacanze sulla riviera Romagnola. All’ospedale della sua città però pare non ci abbiano capito molto, e così con colpevole ritardo è stato trasportato all’ospedale di Monza, dove gli è stato diagnosticato il virus A H1N1, quello dell’influenza suina.

La notizia, che calma un poco i primi allarmi, è che non è il virus ad essere cambiato, diventando più aggressivo rispetto ai casi precedenti. La colpa delle condizioni gravi del giovane è attribuibile alla negligenza della struttura sanitaria parmense, dove pare non sia stato fatto nemmeno il test dell’influenza suina. Adesso è giallo e sono subito scattate le indagini. L’accusa è di aver sbagliato la diagnosi, ma la situazione potrebbe anche essere più grave, visto che c’è il rischio che si sia trattato della sottovalutazione dei rischi, proprio ciò su cui mettevano in allarme gli esperti dell’Oms tempo fa.

Influenza suina: tra poche settimane arriva la seconda ondata

2.185. A tanto ammontano le vittime della nuova influenza A secondo gli esperti dell‘Organizzazione Mondiale della Sanità. Il virus, che ormai circola ininterrottamente in tutto il mondo da circa 5 mesi, ha contagiato un numero incalcolabile di persone, ha già superato il picco nell’emisfero meridionale, dove si sta per uscire dall’inverno, e si appresta a ritornare dalle nostre parti. Anche se in realtà non se n’è mai andato.

Ciò che più inquieta è che, a differenza della normale influenza di stagione, i casi di influenza suina continuano a susseguirsi anche in piena estate. L’ultimo proprio pochi giorni fa, che ha coinvolto 7 giovani sbarcati a Brindisi dopo una vacanza in Grecia. E diversamente dalla normale influenza, tutte le previsioni sul suo ritorno potrebbero rivelarsi sbagliate. Se le vaccinazioni di massa cominceranno ad ottobre in Inghilterra e a novembre nel resto d’Europa, potrebbe già essere troppo tardi. Per gli esperti dell’Ecdc, il Centro europeo per il controllo delle malattie di Stoccolma, il contagio potrebbero aumentare già ad inizio autunno.

Influenza A, prima vittima di nazionalità italiana

L’influenza A miete la prima vittima italiana. Si tratta di Giulio Masserano, un cinquantaseienne di origini romane che viveva in Argentina ormai dal 1993. Ad annunciarlo è la figlia Erica affermando che il padre è morto dopo essere stato ricoverato circa un mese fa per una polmonite virale. L’uomo non era un soggetto sano, ma soffriva di numerosi disturbi, e rientra per ciò nella media delle vittime già debilitate e fragili, sulle quali il virus a-h1n1 può risultare letale. Come ha spiegato all’Ansa lo stesso Attilio Migues, direttore dell’Ospedale Italiano di Buenos Aires, dove il paziente è deceduto ieri:

Quando circa tre settimane fa è stato ricoverato, Giulio Masserano aveva già il virus della nuova influenza. Nel momento del ricovero, la diagnosi fatta ha indicato un’infezione per il virus A. Masserano era un paziente obeso e con problemi cardiopatici, e presentava pertanto una comorbilità che come noto accentua la pericolosità del virus. Masserano è morto ieri nel reparto della terapia intensiva dell’Ospedale a causa di una trombosi polmonare proprio a causa di una complicazione per tali problemi.

Influenza suina: nel 1976 un inutile vaccino fece ammalare 500 persone

Come molti sapranno, il virus dell’influenza A non è una novità, ma già era stato individuato parecchi decenni fa. Quello che invece non sa nessuno è che una vasta campagna di vaccinazione era stata avviata già nel 1976, su decisione del Governo degli Stati Uniti, e riguardava 43 milioni di persone. Essa però si è rivelata controproducente.

Non solo la temuta epidemia non si è mai materializzata in quelle zone (a parte dei casi leggeri su 240 soldati di stanza a Fort Dix, NJ), ma circa 500 americani che avevano fatto il vaccino rilevarono una rara condizione neurodegenerativa chiamata sindrome di Guillain-Barré, che molti esperti ritennero legata proprio all’assunzione del medicinale. Venticinque di queste 500 persone sono morte. Ora i funzionari del Ministero della salute degli Stati Uniti stanno prendendo in considerazione una riduzione della campagna di vaccinazione che potrebbe comportare 600 milioni di dosi di vaccino per l’H1N1 che attualmente sembrano indispensabili contro l’influenza suina.