Influenza suina, meglio il vaccino o fare come il dottor House?

I metodi per evitare di incappare nell’influenza A ci vengono ripetuti ogni giorno fino alla noia. Essi vanno dal lavarsi in continuazione le mani all’evitare contatti fisici fino, nei casi più estremi, ad indossare le mascherine. Ma allora perché non usare il metodo del dottor House?

Negli Stati Uniti, il Paese più colpito dalla pandemia, è già una moda, e cioè l’evitare l’uso della cravatta. Va bene l’etichetta, o quell’aria professionale che può dare questo indumento appeso al collo di un medico, ma i medici statunitensi hanno notato che questo potrebbe essere il maggiore vettore del virus. Esso infatti può venire a contatto con il naso e la bocca di un paziente senza volerlo, ad esempio mentre gli si fanno i soliti controlli di routine, e se qualcuno è malato, può lasciare lì sopra traccia del virus A H1N1 (ma anche tanti altri) che potrebbero finire nelle vie aeree del medico stesso o in quelle del prossimo paziente.

Il dottor House invece ha lanciato la moda del medico “fuori dagli schemi”, e naturalmente come primo segnale di “ribellione” non poteva esimersi dal togliersi la cravatta. Il personaggio televisivo gira per il suo ospedale senza questo capo d’abbigliamento, e pare che molti suoi colleghi reali, soprattutto i più giovani, lo stiano imitando.

L’influenza suina ha effetto già nel grembo materno

I bambini esposti al ceppo dell’influenza H1N1 mentre sono ancora in utero, hanno significativamente più probabilità di contrarre malattie cardiovascolari più avanti nella vita. A rivelarlo è un nuovo studio pubblicato sul Journal of Developmental Origins of Health and Disease. Spiega Caleb Finch, professore USC di gerontologia e scienze biologiche, e autore senior dell’articolo:

Durante la gravidanza, anche una malattia lieve come l’influenza potrebbe pesare sullo sviluppo con conseguenze a lungo termine.

Finch e collaboratori hanno analizzato più di 100.000 individui nati durante tutto il tempo della pandemia influenzale del 1918 negli Stati Uniti, quando l’influenza suina fece il suo “esordio” per la prima volta nella storia. Dopo la prima apparizione nella primavera, che sembrava dovesse esaursi in estate, la pandemia influenzale

è nuovamente riapparsa in una forma virulenta senza precedenti con un picco tra ottobre e dicembre.

Un’epidemia dell’influenza A, sottotipo dell’H1N1, ha ucciso il 2% della popolazione totale. La maggior parte delle persone con esperienza mite di tre giorni di febbre, invece sono guarite completamente.

Arrivati i primi risultati incoraggianti del vaccino contro l’influenza suina

Incoraggianti relazioni stanno emergendo da vari studi clinici sui primi vaccini contro l’influenza A, condotta dalle varie case farmaceutiche. I primi dati di questi studi indicano che finora i vaccini sono ben tollerati e inducono una forte risposta immunitaria nella maggior parte degli adulti sani, quando somministrati in una singola dose non adiuvata da 15 microgrammi.

Il National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID), parte del National Institutes of Health, sta svolgimento studi clinici sui vaccini prodotti da Sanofi Pasteur e CSL Limited. Queste si riferiscono a due diversi dosaggi (15 e 30 microgrammi) per valutare la risposta immunitaria ad una e due dosi di ogni vaccino. Più di 2.800 persone stanno partecipando agli esperimenti. Dopo il salto i risultati.

Influenza A, dieci domande, dieci risposte: le faq del Ministero della Salute

Influenza A: la pandemia è già in corso, ma il picco almeno in Italia non è ancora stato raggiunto e si prevede nei prossimi mesi invernali. Per prepararsi all’arrivo del virus è bene essere a conoscenza di come va affrontato, dal saper riconoscere i sintomi all’evitare il contagio, fino alla profilassi e alla vaccinazione.

Il Ministero della Salute ha messo a disposizione dei cittadini le risposte alle domande ed ai dubbi più frequenti. Si tratta delle fonti più attendibili, sinora, dal momento che ciò che circola sull’epidemia non sempre corrisponde al vero e che spesso gli allarmismi degli altri Paesi  sono giustificati da altre condizioni ambientali e da una maggiore aggressività del ceppo. Di seguito sono riportate le Faq così come pubblicate sul sito del Ministero, con la speranza che possano chiarire la portata dell’incidenza del virus in Italia e il comportamento da adottare nei prossimi mesi.

Influenza A: altri due casi gravi in Italia

Così come, subito dopo il primo caso di influenza A in Italia se ne sono susseguiti a decine, anche dopo il primo caso grave, cominciano ad arrivare notizie di altre persone in pericolo di vita. Stavolta accade in Campania, dove due uomini lottano tra la vita e la morte.

Il più grave è un uomo di 50 anni, ricoverato in rianimazione, in quanto era già ammalato in precedenza di quelle condizioni che, conciliate con il virus A H1N1, possono portare alla morte: polmonite e cardiopatia dilatativa con insufficienza renale grave. Ma un nuovo fattore è allo studio dei ricercatori. Pare infatti che la polmonite non fosse presente prima del contagio, ma sia stata causata proprio dal virus dell’influenza suina.