Paure: sono ereditarie?

Si dice che i genitori spesso rischiano di passare le proprie paure e le proprie insicurezze ai figli. Secondo una ricerca condotta dagli scienziati svizzeri dell’Università di Zurigo, questa asserzione è più vera di ciò che si possa pensare. Ed a livello genetico più che da un punto di vista psicologico.

Ansia, vengo dopo il Tg!

L’allarme viene dall’Eurodap, l’Associazione Europea Disturbi da Attacchi di Panico, e riguarda le paure, l’ansia, il panico generato dai Tg, da Internet, dalla tv in genere e da non meglio specificati esperti che diffondono allarmi e minacce di ogni tipo su base quotidiana.
Ne parla Paola Vinciguerra, psicologa, psicoterapeuta, Presidente dell’Eurodap, spiegando che sono in aumento i disturbi della psiche generati dalla paura, scatenanata dal proliferare di notizie allarmanti che minano la stabilità psicologica delle persone.

Stando ai dati raccolti dall’associazione in un test on line, dei 600 partecipanti il 70% vivrebbe in costante allarme, con la paura che accada qualcosa di terribile, in una visione del mondo come un posto insidioso, pieno zeppo di calamità in agguato, pericoli.
Come non trovarci d’accordo? Oggi è tutto meno distante, grazie alla rete, alle immagini diffuse in tv, tragedie da noi fisicamente lontane ci appaiono terribilmente vicine in tutta la loro drammaticità. L’informazione in tempo reale su quanto accade nel resto del mondo è un progresso della comunicazione globale tra i più degni di merito. Eppure, l’altro lato della medaglia è vivere costantemente oppressi da brutti pensieri, situazioni più grandi: sfido chiunque a stare sereno dopo un servizio sui bambini afflitti dal colera ad Haiti piuttosto che sugli attentati terroristici sugli aerei e le continue minacce di Al Qaeda all’Europa.
Ma nascondere la testa sotto la sabbia è forse una soluzione per vivere più sereni? Chi può dirlo, non si può certo chiedere a Tg ed altri media di censurare le notizie negative, cosa che tra l’altro già qualcuno fa magistralmente. L’ottimismo è il profumo della vita?

Depressione, chi trova un fratello trova un tesoro

Se in famiglia ci sono spesso contrasti, rivalità e tensioni dettate da piccoli scontri quotidiani e dalla difficoltà della convivenza, quando si tratta di sostegno nei momenti difficili della vita ogni ostilità lascia il posto ad una solidarietà e ad effetti benefici, anche indiretti, senza paragoni. Ed è quanto avviene ad esempio con disturbi che riguardano la sfera psicologica dell’individuo: le paure, l’ansia, la depressione, il peso della solitudine.

Stando ad un recente studio realizzato da un’équipe di ricercatori della Brigham University (USA) avere un fratello o una sorella equivarrebbe ad una sorta di schermo protettivo contro sindromi depressive ed altri malesseri psicologici. Nello specifico i fratelli riescono a proteggere l’altro da sentimenti negativi come la solitudine e la paura, mentre le sorelle, durante la fase adolescenziale, che sappiamo essere molto critica, terrebbero lontana la depressione.

Tumore al seno, otto italiane su dieci hanno vinto la battaglia

E’ la prima causa di morte femminile nei Paesi industrializzati tra le donne di età compresa tra i 35 ed i 44 anni. Solo in Italia i dati relativi al 2008 parlano di quasi 38.000 casi registrati. Parliamo del tumore al seno, per dire che oggi si guarisce, con una diminuzione della mortalità che nel nostro Paese ha toccato l’11, 2% negli ultimi cinque anni nelle donne al di sotto dei 49 anni.

La battaglia finora è stata vinta dal punto di vista fisico da oltre 400.000 donne italiane. Le ferite psicologiche sono invece più dure a rimarginarsi. La depressione colpisce sei pazienti su dieci. C’è poi la paura di riammalarsi come uno spettro che si aggira nelle vite di chi ha superato la malattia ma continua a convivere con il terrore di ripassarci. Il 30% delle guarite si sente meno femminile, con ripercussioni sulla vita di coppia, il 20% rileva cambiamenti nella vita sociale e familiare dopo il cancro.

Individuati meccanismi cerebrali che vincono la paura

Perché alcune persone hanno la capacità di mantenere la calma e e di rimanere rilassate, anche nelle situazioni più difficili? O, al contrario, molte altre vanno in ansia e si spaventano per delle sciocchezze?
Nuovi esperimenti effettuati sui topi dai ricercatori dell’Howard Hughes Medical Institute (HHMI) stanno fornendo informazioni sul modo in cui il cervello cambia quando gli animali imparano a sentirsi al sicuro e protetti in situazioni che normalmente li avrebbero resi ansiosi.

Eric R.Kandel e Daniela D.Pollack hanno condotto dei test sui topi per capire come fanno a sentirsi al sicuro in situazioni di stress.
I loro esperimenti hanno dimostrato che i roditori sviluppano un’inibizione condizionata della paura, che è un vero e proprio apprendimento della sensazione di essere al sicuro.

Conosciamo l’agorafobia ed il software Vepda che aiuta a sconfiggerla

L’agorafobia (dal greco αγορά, “piazza“) viene spesso associata, proprio a causa dell’etimologia della parola, con la paura degli spazi aperti.
In realtà si tratta di una situazione di disagio che colpisce gli individui nel momento in cui si trovano lontano dagli ambienti familiari.

L’ansia si accresce quando non ci sono vie di uscita immediate verso un luogo considerato sicuro, solitamente identificato con la propria abitazione.

Ansia anticipatoria: è una fortuna solo per i broker!

Il cuore inizia a battere più forte, sudiamo freddo, ed una sensazione di pesantezza ci preme sul torace, tutti sintomi che fanno capo ad un solo nome: ansia.

Le forme che l’ansia può assumere sono tante, forse troppe per poterle elencare tutte, poichè sotto questa parola si nascondono anche fobie e comportamenti ansiogeni che derivano dalle cause più disparate: paura di volare, terrore di parlare in pubblico, ribrezzo smisurato per gli insetti, senso di claustrofobia in ascensore.