Psoriasi, cura per guarire in 3 mesi

La psoriasi è una malattia cronica autoimmune che crea lesioni cutanee, chiamate in gergo placche, che producono prurito e, nei casi più importanti, anche dolore. Ma dall’Inghilterra arriva un nuovo medicinale per curare la psoriasi in tre mesi con risultati soddisfacenti per il paziente.

Perdere peso scongiura il rischio di aterosclerosi

Una dieta composta da cibi grassi ed ipercalorici e un eccesso di peso possono danneggiare le arterie, con depositi di grassi che facilitano l’insorgenza di infarto ed ictus e mettono a repentaglio la nostra vita. Un nuovo studio suggerisce che questo processo funziona in entrambi i sensi: vale a dire che se mangiare male e ingrassare aumenta il rischio, viceversa mangiare sano e perdere peso, può servire a rallentare l’accumulo di depositi di grasso nelle arterie, una condizione nota come aterosclerosi.

Nello studio, pubblicato dalla rivista Circulation, un campione di persone di mezza età, con malattie cardiache o diabete che avevano perso più di 10 chili in un periodo di due anni hanno visto ridurre con successo la dimensione dei depositi (o placche) che provocavano l’intasamento delle loro arterie, piuttosto che riscontrare semplicemente un arresto nella crescita delle placche.

Poco sonno incrementa il rischio di contrarre l’Alzheimer

L’insonnia cronica nei topi permette che le placche dell’Alzheimer appaiano prima e più spesso nel cervello. Ad affermarlo sono stati i ricercatori della Washington University School of Medicine di St. Louis sulla rivista Science Express. Hanno inoltre scoperto che l’orexina, una proteina che aiuta a regolare il ciclo del sonno, sembra essere direttamente coinvolta in questo aumento.

Le malattie neurodegenerative come il morbo di Alzheimer e il morbo di Parkinson, spesso interrompono il sonno. Le nuove scoperte sono solo alcune delle prime indicazioni che la perdita di sonno potrebbe svolgere un ruolo nella genesi di tali disturbi. Spiega l’autore senior David M. Holtzman:

L’orexina o composti che interagiscono con lei possono diventare nuovi bersagli farmacologici per il trattamento del morbo di Alzheimer. I risultati suggeriscono inoltre che è necessario dare priorità alla cura dei disturbi del sonno non solo per i loro numerosi effetti acuti, ma anche per i potenziali impatti a lungo termine sulla salute del cervello.

Il laboratorio di Holtzman usa una tecnica chiamata microdialisi in vivo per monitorare i livelli di beta amiloide nel cervello di topi geneticamente modificati affetti dal morbo Alzheimer. Il beta amiloide è un frammento di proteina, componente principale delle placche dell’Alzheimer. Jae-Eun Kang, un post-dottorato nel laboratorio Holtzman, notò che nel cervello dei topi i livelli di beta amiloide salivano e scendevano in associazione con il sonno e la veglia, sempre nella notte, quando i topi sono per lo più svegli, e diminuivano durante il giorno, quando dormivano.