La Nutella nuoce gravemente alla salute (secondo l’Ue)

Che mondo sarebbe senza Nutella? Secondo il Parlamento europeo, sarebbe un mondo con meno obesità, e per questo il prodotto più famoso della Ferrero rischia di diventare un animale a rischio estinzione. La decisione è arrivata ieri, dopo che, in seduta plenaria, il Parlamento di Bruxelles ha bocciato la richiesta dell’eurodeputata tedesca Renate Sommer che chiedeva l’eliminazione dei profili nutrizionali dalla normativa con cui l’Europa vuole regolamentare l’informazione sulle etichette alimentari.

La nuova norma infatti prevede che, basandosi sulla classica tabella con i valori nutrizionali di ogni prodotto alimentare, la pubblicità venga regolamentata. In pratica se si superano determinati valori di grassi e calorie (che la Nutella supera abbondantemente) non è possibile fare della pubblicità. O almeno non la pubblicità positiva, come quella nota della colazione della nazionale di calcio.

Diete sbilanciate, colpa della pubblicità in tv

Le scelte alimentari di oggi, nella maggior parte dei casi, sono basate sulla pubblicità televisiva, e a queste segue una dieta molto squilibrata, secondo un nuovo studio che mette a confronto il contenuto nutrizionale delle scelte alimentari influenzate dalla televisione e le linee guida nutrizionali. Lo studio è stato pubblicato nel numero di giugno del Journal of American Dietetic Association.

I ricercatori hanno riscontrato che una dieta da 2.000 calorie è costituita interamente da alimenti pubblicizzati i quali conterrebbero porzioni superiori di 25 volte a quelle raccomandate di zuccheri e 20 volte le porzioni raccomandate di grassi, ma meno della metà delle porzioni raccomandate di verdure, latticini e frutta. Infatti, l’eccesso di zuccheri e di grassi è così grande che, in media, mangiare solo uno dei prodotti alimentari osservati offrirebbe più di tre volte le porzioni giornaliere raccomandate per gli zuccheri e due volte di grasso per l’intera giornata.

I risultati di questo studio suggeriscono che i cibi pubblicizzati in televisione tendono ad un eccesso di offerta di nutrienti associati a malattie croniche (ad esempio, i grassi saturi, colesterolo e sodio) e di forniture insufficienti di elementi nutritivi che aiutano a proteggere contro le malattie (ad esempio, fibre, vitamine A, E, e D, calcio e potassio)

spiega il coordinatore della ricerca Michael Mink, primario e docente alla Armstrong Atlantic State University di Savannah, Georgia.

Beckham, Sean Connery, e il Viagra cinese

I cinesi sono un popolo incredibile. Copiano tutto, falsificano tutto, e molto spesso superano i limiti, senza che però nessuno possa prendere provvedimenti. Ad andarci di mezzo stavolta sono l’attore ed il calciatore più famosi del mondo, Sean Connery e David Beckham. Da qualche tempo a questa parte però sono ancora più famosi, loro malgrado, per qualche “problemino” sessuale.

Tutto è cominciato qualche mese fa quando una marca di un prodotto afrodisiaco ingaggiò come testimonial Keanu Reeves e Sean Connery. Ingaggiò per modo di dire, visto che entrambi erano all’oscuro di tutto. Nella pubblicità dell’attore scozzese, con un abile montaggio, si vede lui, con la folta barba bianca, dire queste parole:

Barbara mi ha detto che dopo aver preso questa capsula sono tornato il James Bond 25enne. E io ora lo consiglio a tutti i miei amici in età matura.

Possiamo metterci la mano sul fuoco affermando che Connery questa frase non l’avrebbe mai detta nemmeno sotto tortura, ma la forza del doppiaggio cinese ce l’ha fatta, e tra un’immagine dell’atletico Bond degli anni ’60 e un’altra, il prodotto ha avuto un picco di vendite.

Donna in bikini? Sexy quanto un martello

Se una donna decidesse di mettersi in bikini per far colpo su un uomo, forse è meglio che cambi tattica. Una recente ricerca della Princeton University ha dimostrato come una donna nel costume in due pezzi è percepita da un uomo soltanto come un oggetto.

Lo studio, portato avanti dalla psicologa Susan Fiske, è stato confermato dall’American Association for the Advancement of Science, ed è partito da un esperimento effettuato su un campione di 21 ragazzi eterosessuali a cui venivano mostrate delle foto con donne in bikini, alcune senza testa. Al contempo il team della psicologa monitorava le attività cerebrali dei ragazzi.

Obesità infantile, sotto accusa spot televisivi di fast food

Adolescenti e bambini trascorrono sempre più tempo davanti alla televisione, incollati allo schermo e in balìa di pubblicità ad effetto che hanno sempre più potere sulle giovani menti.
D’altra parte, quando si tratta di cibo, anche agli adulti viene l’acquolina in bocca solo a guardarli gli spot televisivi. Ebbene, dopo play-station, computer, vita sedentaria e alimentazione sregolata, sotto accusa per l’allarmante incremento dell’obesità infantile è ancora una volta la televisione, più nello specifico proprio le pubblicità di alimenti insani e ricchi di grassi, tipici dei fast food.

Un recente studio, pubblicato sul Journal of Law and Economics, ha infatti fatto notare che il divieto di trasmettere messaggi pubblicitari di panini, patatine fritte e cibi pronti potrebbe portare a una diminuzione dell’obesità infantile pari addirittura al 18%.
L’analisi sull’incidenza degli spot sull’eccesso di peso nei bambini è stato condotta dai ricercatori del National Bureau of Economic Research (NBER), grazie ai finanziamenti del National Institutes of Health.

Saper gestire le emozioni migliora le scelte alimentari

Benvenuti nella società della comunicazione a fini commerciali. Mai nella storia si è raggiunta una tale quantità di informazioni pubblicitarie, trasmesse istantaneamente da una parte all’altra del globo, e immediatamente recepite. Basti osservare i cartelloni pubblicitari che campeggiano lungo le strade, magari in curva. O ancora accendere la televisione e soffermarsi sulla breve ma incisiva descrizione di un prodotto durante uno spot pubblicitario. Musica, immagini ed effetti speciali in tal caso giocano un ruolo più forte delle stesse parole e d’altra parte, prestateci attenzione, il volume è più alto durante le pause pubblicitarie, malgrado nessuno di noi abbia schiacciato il tasto per aumentare l’audio.

Cartelloni, dépliants, spot televisivi giocano indubbiamente un ruolo nelle nostre scelte di consumatori, più o meno inconsciamente ci lasciamo condizionare dall’effetto provocato e provocatorio dei pubblicitari. Ma è proprio nel modo in cui recepiamo le informazioni che sta la chiave per non farsi influenzare anche in scelte fondamentali per la salute, vale a dire gli acquisti di prodotti alimentari. Secondo un recente studio, pubblicato dal Journal of Consumer Research, le descrizioni sui menù dei ristoranti e le pubblicità incidono sulle nostre emozioni, scatenando reazioni positive che portano all’acquisto.