Autismo, la causa nelle troppe sinapsi cerebrali?

L’autismo è una malattia molto difficile da comprendere ed altrettanto complicata da tenere sotto controllo. La ricerca è alla continua esplorazione di fattori che possano aiutare a mettere a punto una qualsiasi terapia valida. Secondo i ricercatori della Columbia University Medical Center bambini e adolescenti autistici avrebbero un maggior numero di sinapsi cerebrali.

Neuroni, identificata proteina chiave per la rigenerazione

E’ stato identificata la proteina  associata alla rigenerazione dei neuroni danneggiati. La scoperta è da attribuire ai ricercatori della Penn State  e della Duke University il cui studio dedicato è stato pubblicato dalla rivista di settore Cell Reports. Gli scienziati sono riusciti ad evidenziare come anche una mutazione di un solo gene in tale ambito sia in grado di bloccare del tutto il processo attraverso il quale le cellule nervose comunicano tra loro e con le altre cellule.

Stress e depressione riducono il cervello: ecco come

La depressione e lo stress fanno male alla nostra salute. Non solo da un punto di vista psicologico, ma fisico. E potrete rimanerne stupiti, nella loro versione cronica queste patologie possono ridurre il volume del cervello e contribuiscono ad indebolire la memoria sita nella corteccia cerebrale e riescono addirittura a diminuire la percezione delle emozioni in chi è particolarmente stressato.

Ecco come si forma la memoria a lungo termine

Un nuovo studio condotto dai ricercatori della Wake Forest University School of Medicine può rivelare come i ricordi di lunga durata si formano nel cervello. I ricercatori sperano così che i risultati possano un giorno aiutare gli scienziati a sviluppare trattamenti per prevenire e curare le condizioni, come lo stress post-traumatico.

Anche se molte cose si conoscono sui ricordi provenienti dalle esperienze ripetute, non si sa molto per quanto riguarda come si formano alcuni ricordi con una sola esposizione all’esperienza

ha affermato Ashok Hegde, professore associato di anatomia e neurobiologia e autore dello studio. Gli scienziati non sanno come le persone tendono a ricordare vicende estremamente felici o tristi  a causa della connessione emotiva. Emozioni estreme innescano il rilascio di una sostanza chimica nel cervello chiamata noradrenalina, che è legata all’adrenalina. La noradrenalina in qualche modo aiuta la memoria a durare a lungo, alcune volte anche per tutta la vita.

Fotografato il momento della formazione della memoria

La mente umana ha da sempre affascinato il mondo della scienza, ed in particolare lo hanno fatto le connessioni che portano alla memoria. Una memoria cosciente che solo gli esseri umani sembrano possedere. Oggi dei neuroscienziati delle Università McGill e di quella della California di Los Angeles, hanno fotografato l’attimo preciso in cui avviene il ricordo, per capire cosa avviene nel cervello umano. Ma per comprendere la fotografia (foto sopra), che può sembrare solamente una serie intricata di filamenti, bisogna spiegare cosa accade nel cervello in quel preciso momento.

Per far sì che si crei la memoria, nel cervello umano dev’esserci stabilità (meccanismo che consente di mantenere le informazioni nel tempo) e flessibilità (il meccanismo che permette di apprendere e adattarsi alla realtà). Tutto questo avviene grazie ad un’intricata rete di sinapsi che scambia e archivia in continuazione informazioni, anche mentre si dorme. Questa rete mette in comunicazione i neuroni, sostituendo quegli nuovi ai vecchi, in base al principio di plasticità sinaptica, la quale viene modificata a seconda delle esperienze. Questo meccanismo in continuo mutamento crea i ricordi, ma poi resta da capire come fare per riportarli alla memoria.

Nanotubi per super-cervelli, un’invenzione tutta italiana

Non saremo dei Robocop, ma ci stiamo avvicinando sempre di più al modello di “uomo bionico“. Prima c’erano le protesi per gli arti, poi si è passati agli organi interni, ed ora anche l’ultima barriera è crollata: il cervello. Quell’organo misterioso che da sempre divide il mondo scientifico sulle scoperte e sul suo funzionamento sta per essere “violato”, grazie a dei ricercatori italiani.

In particolare si tratta di Michele Giugliano, Laura Ballerini e Maurizio Prato, rispettivamente ricercatori nelle Università di Anversa (il primo) e di Trieste (gli altri due). Questi scienziati hanno inventato dei nanotubi, cioè condotti molto piccoli in carbonio, in grado di far passare gli impulsi elettrici nel cervello in maniera più veloce, ma soprattutto in maniera tale da risolvere numerosi problemi cerebrali.

Esercizio fisico e dieta equilibrata per un cervello sano

Una dieta sana e una regolare attività fisica possono proteggere il cervello dalla malattie, scongiurando i rischi cui va incontro nella fase dell’invecchiamento.
E’ quanto si deduce da un nuovo filone di ricerche sulla relazione tra alimentazione, sport e salute cerebrale.

Secondo Fernando Gómez-Pinilla, docente di fisiologia e neurochirurgia all’Università della California, il cibo funziona sull’encefalo allo stesso modo dei composti farmacologi.
L’alimentazione corretta, il sonno e l’attività fisica riescono ad attivare uno stato di salute mentale ottimale, con un conseguente potenziamento della funzionalità cerebrale.

Sviluppare la memoria per rimanere giovani: qualche esercizio per ricordare meglio

Oggi che la tecnologia mette a nostra disposizione memorie virtuali di ogni tipo, da quella del cellulare all’enorme mole di dati che è possibile immagazzinare sul personal computer e sulle chiavi usb, agli itinerari stradali suggeriti dai navigatori gps, sembra diventato inutile usare la nostra di memoria.
Conosco molte persone che non sono in grado di ricordare neanche il proprio numero di telefono.

In realtà la memoria umana va sviluppata ed allenata, anche oggi che sembra superflua,perchè serve a rafforzare il cervello e a mantenersi giovani.
La memoria è strettamente legata all’intelligenza ed alla creatività, ed il suo incremento conduce alla possibilità di accedere più velocemente alle informazioni, e di effettuare un maggior numero di associazioni mentali.