Contro i batteri, bisogna bere tè e caffè caldo

Anche se la stagione non è delle più invitanti, bere 1 tazza di o di caffè fumante potrebbe ridurre il rischio di veicolare i batteri meticillino-resistenti (MRSA) attraverso le fosse nasali. A sostenerlo, è uno studio condotto dal Medical University of South Carolina e pubblicato sulla rivista “Annals of Family Medicine”.

Infezione stafilococco, un aiuto dal cedro rosso orientale

Alcuni composti chimici presenti negli alberi potrebbero rappresentare un’arma valida contro l’infezione da stafilococco.
A dirlo è una ricerca dell’Università del Missouri che ha localizzato un antibiotico nella struttura del cedro rosso orientale, efficace contro un batterio mortale per gli umani, lo Staphylococcus aureus (MRSA), resistente alla meticillina ed alla maggior parte dei farmaci.

Spiega l’autore, Chung-Ho Lin, che questa specie di albero è considerata quasi come un fastidio dagli agricoltori, inutile, eppure grazie a questa scoperta, il cedro rosso potrebbe avere presto più valore sia per i coltivatori che per le applicazioni in campo medico.

Il posto dove ci si ammala di più? L’ospedale

Credevamo fosse una pecca tutta italiana, ed invece oggi scopriamo che tutto il mondo è paese. La metà di tutti i pazienti in terapia intensiva in tutto il mondo contraggono infezioni, e ad oltre il 70% vengono dati antibiotici, una tendenza che potrebbe aiutare ai nuovi superbatteri resistenti di emergere, spiegano dei ricercatori belgi.

I pazienti che hanno avuto infezioni hanno più probabilità di morire, in particolare delle infezioni del sangue come la sepsi, ha scoperto l’indagine su più di 13.000 pazienti che hanno passato molto tempo in terapia intensiva. Ma una delle preoccupazioni più grandi è stato l’ampio uso di antibiotici sui pazienti che non sono stati infettati, una pratica che è stato dimostrato porta a resistenza agli antibiotici, quando i germi sfidano i farmaci più comuni.

È importante sottolineare che l’incidenza della sepsi è in aumento, così come il numero di decessi correlati alle infezioni

ha spiegato il dottor Jean-Louis Vincent dell’Erasme University Hospital a Bruxelles, in Belgio e colleghi che hanno pubblicato la loro relazione sul Journal of American Medical Association.

Studi scientifici sul miele: un rimedio dolce ed efficace contro ulcera e ustioni

Confermate le proprietà terapeutiche di questa ‘medicina naturale’ che svolge un’azione antibatterica e favorisce la rigenerazione cellulare: il miele? Un rimedio dolce ed efficace, anche contro l’ulcera. Già nell’antichità veniva usato per curare le ferite, Greci e Romani se ne servirono per combattere mal di testa e mal di gola. Oggi la scienza ne conferma l’efficacia al microscopio. Uno studio dell’Università di Pisa ha rilevato che svolge un’azione batterica contro alcuni microrganismi responsabili di numerose infezioni, quali lo Staphylococcus aureus, Pseudomanas aerunginosa ed Helicobacter, il batterio che provoca l’ulcera, una malattia molta diffusa nella nostra società – ultima vittima illustre in ordine di tempo il popolare attore Massimo Ciavarro che ha dovuto abbandonare il reality show “L’isola dei Famosi” in seguito ad un attacco perforante e acuto.

Lo Staphylococcus aureus ha un disinfettante per amico

A volte alcune nuove scoperte lasciano a dir poco sbalorditi. Si sa, infatti, che i disinfettanti proteggono e sconfiggono i batteri che si annidano un po’ ovunque, nella nostra vita quotidiana, pronti a insidiare il nostro organismo.
Eppure, da una recente ricerca sembrerebbe che alcuni batteri rinforzano la loro azione d’attacco proprio grazie ai disinfettanti che dovrebbero servire per debellarli.

Lo studio che ha rivelato questa sconcertante verità, che preoccuperà non poco i maniaci della pulizia, sempre pronti a spruzzare disinfettante ovunque (anche troppo, a volte!), viene dall’americano Glenn Kaatz e dal suo team di ricercatori appartenenti all’ospedale di Detroit. La ricerca, pubblicata dalla rivista di divulgazione scientifica Microbiology, evidenzia il ruolo svolto da alcune sostanze disinfettanti nel fortificare i batteri, rendendoli maggiormente resistenti all’attacco dei farmaci.

L’ osteomielite acuta: caratteristiche e cure

Il termine osteo e myelo si riferiscono rispettivamente all’osso e alla cavità midollare, entrambi interessati dal processo infettivo. L’ osteomielite è infatti dovuta ad un infezione batterica o fungina dell’osso. L’osteomielite acuta è un’ ipotesi molto probabile in pazienti con dolore osseo localizzato, febbre o stato settico. Questa patologia infettiva ha un andamento progressivo e da luogo a distruzione infiammatoria dell’osso, necrosi e neoformazione di altro osso. Le alterazioni radiografiche (edema dei tessuti molli, tumefazione del periostio) possono presentarsi alcune settimane dopo l’esordio clinico mentre una diagnosi più precoce ci viene data dalla scintigrafia ossea con il tecnezio e dalla biopsia delle lesioni sospette.

Dobbiamo distinguere l’osteomielite acuta per contiguità senza insufficienza vascolare generalizzata dalla osteomielite acuta per contiguità con insufficienza vascolare generalizzata. Nel primo caso il microrganismo può estendersi all’osso tramite infezioni delle parti molli adiacenti, oppure essere inoculato nell’osso da un trauma o da un intervento chirurgico. Le fratture esposte, la riduzione cruente con sintesi interna delle fratture, le infezioni croniche delle parti molli e la radioterapia sono le condizioni predisponenti più frequenti dell’affezione. Dall’osso infetto si isolano generalmente diversi ceppi batterici anche se lo staphylococcus aureus resta il microrganismo di più frequente riscontro.

Nell’osteomielite per contiguità con insufficienza vascolare generalizzata la maggior parte dei pazienti sono affetti da diabete mellito o da vasculopatia periferica aterosclerotica. L’infezione in genere colpisce le piccole ossa del piede, l’astragalo, il calcagno, il perone distale e la tibia. A seguito di traumi, anche modesti, delle parti molli del piede (ad esempio un infezione unghiale) si arriva all’infezione dell’osso. Il ridotto apporto sanguigno arterioso è stato tradizionalmente considerato il principale fattore predisponente.