Influenza A, virus sempre più resistente al Tamiflu

La notizia non è tra le più confortanti del momento: l’influenza A H1N1 non è ancora del tutto scomparsa (anche quest’anno nella vaccinazione antinfluenzale, è stata presa in considerazione), ma soprattutto sembra essere diventata resistente all‘oseltamivir (Tamiflu-Roche), uno degli antivirali finora maggiormente utilizzati per combatterla sia a livello preventivo che di cura. A delineare questo dato un articolo in uscita sul prossimo numero della rivista scientifica New England Journal of Medicine, redatto da alcuni specialisti dell’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità). I casi di resistenza evidenziati, sono frutto del sistema di sorveglianza contro l’influenza e fanno rifererimento alla stagione influenzale attuale, che in Australia si è appena conclusa.

Influenza suina: erbe cinesi possono alleviare i sintomi come il Tamiflu

L’influenza suina, o A H1N1, non fa più paura da tempo, ma quando passerà l’estate siamo sicuri che risentiremo parlare di allarme e nuovi casi di contagio. Stavolta però potrebbe arrivare dall’Oriente un nuovo rimedio, almeno per i casi lievi. Si tratta di un mix di erbe tradizionali cinesi che hanno dimostrato essere in grado di alleviare la febbre all’incirca quanto il Tamiflu.

Tutti i dati dell’influenza suina ad un anno dalla sua “nascita”

Manca poco per “festeggiare” il primo anno di vita del virus A H1N1, e forse, visti i dati in regressione in tutto il mondo, probabilmente non arriverà nemmeno a spegnere l’unica candelina sulla torta, ma finalmente l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha reso note le cifre ufficiali. Non solo il numero di decessi e di contagi, ma anche dal punto di vista economico.

Come dice un vecchio adagio, a pensar male si fa peccato, ma molto spesso ci si azzecca. In molti hanno pensato che questo allarmismo era stato creato per far arricchire le case farmaceutiche. Oggi sappiamo che mentre l’influenza suina è la più leggera della storia, è stata anche quella che ha fatto fruttare più guadagni a chi produceva i medicinali per combatterla, come il Tamiflu, ma soprattutto per chi ha prodotto i vaccini. Secondo Big Pharma, il virus ha fatto entrare nelle casse delle case farmaceutiche 20 miliardi di euro in soltanto 6 mesi, cifre astronomiche, specialmente se pensiamo che la gran parte dei pagamenti sono stati fatti “sulla fiducia”, prima ancora di sapere quando il vaccino sarebbe stato pronto o se fosse efficace. Dopo il salto tutti i numeri.

Il Tamiflu? Non è sufficiente contro le infezioni post-influenza

I Governi hanno fatto scorte del farmaco antivirale oseltamivir, come una difesa contro l’influenza suina. Ora la rivista medica BMJ sostiene che non vi sono prove sufficienti per affermare che il farmaco impedisce gravi complicazioni dell’influenza da giustificare tale politica. In una serie di articoli, si dice che il gigante farmaceutico svizzero Roche, che vende il farmaco con il nome più comune “Tamiflu”, ha occultato i dati dei dettagli necessari sulla sua efficacia.

Sebbene miliardi siano stati spesi per oseltamivir di fronte alla pandemia di influenza, le rilevazioni sull’efficacia di questo farmaco per la salute pubblica sono state frammentate e contraddittorie

hanno spiegato i ricercatori. Ma i dubbi che BMJ getta sul Tamiflu non riguardano l’efficacia sulla pandemia per la quale è stato acquistato, ma sulla capacità del farmaco di prevenire le infezioni batteriche che possono seguire le normali influenze stagionali.

Il virus mutato dell’influenza A resiste al Tamiflu

Quattro pazienti nel North Carolina presenti in un unico ospedale sono risultati positivi ad un tipo di influenza suina che è resistente al Tamiflu. I casi segnalati al Duke University Medical Center sono il numero più grande visto finora negli Stati Uniti.

Il Tamiflu, medicinale del gruppo svizzero Roche, è uno dei due farmaci che aiutano contro l’influenza suina, ma i funzionari della sanità hanno osservato da vicino i segnali che indicano che il virus sta mutando, rendendo i farmaci inefficaci.

Più di 50 casi resistenti sono stati riportati nel mondo dal mese di aprile, di cui 21 negli Stati Uniti, quasi tutti isolati. La BBC ha riferito intanto che un altro gruppo di cinque casi resistenti al Tamiflu sono stati registrati questa settimana in Galles.

Influenza A, dieci domande, dieci risposte: le faq del Ministero della Salute

Influenza A: la pandemia è già in corso, ma il picco almeno in Italia non è ancora stato raggiunto e si prevede nei prossimi mesi invernali. Per prepararsi all’arrivo del virus è bene essere a conoscenza di come va affrontato, dal saper riconoscere i sintomi all’evitare il contagio, fino alla profilassi e alla vaccinazione.

Il Ministero della Salute ha messo a disposizione dei cittadini le risposte alle domande ed ai dubbi più frequenti. Si tratta delle fonti più attendibili, sinora, dal momento che ciò che circola sull’epidemia non sempre corrisponde al vero e che spesso gli allarmismi degli altri Paesi  sono giustificati da altre condizioni ambientali e da una maggiore aggressività del ceppo. Di seguito sono riportate le Faq così come pubblicate sul sito del Ministero, con la speranza che possano chiarire la portata dell’incidenza del virus in Italia e il comportamento da adottare nei prossimi mesi.

Cosa fanno e come la pensano gli esperti a proposito dell’influenza suina alla vigilia del picco del contagio

Mentre la pandemia suina continua a contagiare il mondo, che cosa pensano i funzionari della sanità pubblica, epidemiologi e ricercatori che accadrà nei prossimi mesi? New Scientist ha posto questa domanda a 60 di essi, ed ha scoperto che la metà di essi è abbastanza preoccupata circa la possibilità di una virulenta epidemia di influenza suina, e sulle sue precauzioni, come l’acquisizione di una fornitura di Tamiflu per le loro famiglie. Sebbene per la maggior parte non sembrano preoccupati di una mutazione più pericolosa del virus, la preoccupazione che le infrastrutture ospedaliere non possano reggere l’impatto è forte.

L’influenza A H1N1 ha colpito 168 Paesi in tutti i continenti, contagiando più di 160.000 persone confermate, mentre la cifra reale potrebbe essere ben 10 volte superiore. Nessuno può dire con certezza che cosa succederà nei prossimi mesi. Nel 1918 il virus mutato è diventato più pericoloso nel tempo. La settimana scorsa, quando i decessi dovuti all’influenza si sono raddoppiati in Argentina, è ripreso a serpeggiare il timore di una mutazione, ma la sequenza genetica ha dimostrato che ciò ancora non era accaduto.

Anche se non è ancora possibile prevedere come il virus possa evolversi, i ricercatori hanno preso provvedimenti personali come tutti gli altri. La maggior parte degli intervistati non esclude che il virus possa diventare più virulento: due terzi hanno dichiarato che ciò è “possibile”, mentre solo un terzo ha ritenuto che sia “probabile”, mentre praticamente nessuno crede che rimarrà uguale ad oggi.

I test rapidi per l’influenza suina non funzionano

Sin dalla sua nascita ai primi di aprile, l’influenza H1N1 ha infettato oltre un milione di persone in tutto il mondo. I suoi sintomi, che sono simili a quelli dell’influenza stagionale, possono includere febbre, mal di testa, tosse, starnuti, mal di gola e dolori articolari o muscolari, che possono durare fino a una settimana. Un numero significativo di persone infettate dal virus hanno inoltre riferito attacchi di diarrea e vomito. Tutte cose che potrebbero confondere una diagnosi non accurata.

Farmaci antivirali come Tamiflu e Relenza sono stati efficaci per curare o almeno ridurre la durata della malattia, ma per essere più utili, devono essere somministrati entro 12-48 ore dall’insorgenza dei sintomi. Questo potrebbe essere un problema visto che l’identificazione del virus da colture cellulari tradizionali può richiedere giorni, e la rapida individuazione dei sintomi può aver bisogno di 30 minuti o meno, senza però far pensare che si tratti di H1N1.

Il Center for Disease Control (CDC) ha studiato i test clinici utilizzati per individuare il virus attraverso le analisi di laboratorio di tre società: Binax Inc., Becton, Dickinson & Co., e Quidel Corp. Dei tre, il Quidel ha offerto la prestazione migliore, individuando il 69% delle infezioni. La Becton, Dickinson & Co. l’ha rilevata nel 49% dei casi e la Binax solo nel 40%. Tutti però riuscivano a valutare più facilmente l’influenza stagionale rispetto a quella suina.

Influenza suina: previsti 2 miliardi di contagi in un anno e il Tamiflu comincia a non funzionare più

Fino a qualche mese fa, i contagi della nuova influenza A aumentavano di giorno in giorno. Ormai bisogna aggiornare i dati di minuto in minuto. Nella sola giornata di ieri in tutto il mondo sono stati rilevati 5395 casi, più di tre al minuto, la maggior parte dei quali al di fuori dell’Europa. Naturalmente, aumentando il numero di casi, aumentano anche le vittime. Nelle ultime 24 ore sono state 96 le persone che hanno perso la vita, per un totale di 1.362 dall’inizio del contagio.

Ma purtroppo i dati che arrivano dall’Oms non sono confortanti. Pare infatti che, nonostante per adesso gli ammalati siano “soltanto” 193.574 in tutto il pianeta, si prevede che con l’arrivo dell’inverno i contagi possano aumentare a dismisura, arrivando a toccare quota due miliardi. Ma il dato che fa ancora più paura oggi è che si cominciano a registrare alcuni casi di fallimento della cura con il Tamiflu, l’antivirale che fino ad oggi ha fatto guarire migliaia di ammalati di influenza suina.

Nuova influenza incontrollabile: previsti 100 mila casi al giorno in Gran Bretagna

Il Ministero della Sanità britannico lancia l’allarme: il virus A H1N1, quella della nuova influenza messicana, è ormai incontrollabile, i contagi aumentano di giorno in giorno e non si può più far niente per arginarlo. Sono previsti, nel solo mese di agosto, una media di 100.000 contagi al giorno, e siccome ancora non si è trovato il modo per evitare che questo accada, sono state inviate delle direttive per gestire la crisi.

Il punto più importante sarà che la prevenzione, che ormai si è rivelata inconsistente, sarà annullata. Fino a questo momento quando ad una persona veniva diagnosticata la cosiddetta influenza suina, veniva curata con il Tamiflu, il medicinale che si prende con le influenze normali di stagione. Ma insieme al malato, venivano curati anche i parenti e gli amici che erano stati a stretto contatto con il paziente, in modo tale da evitare che anche essi si infettassero.

Farmaci on line: pericoli a portata di mouse

Il dato è allarmante: nel 2010 il giro d’affari dei farmaci acquistati su internet raggiungerà nel mondo 175 miliardi di dollari, almeno secondo le at­tendibili previsioni del Center for Medicine in the Public interest (or­ganizzazione no profit di New York).  Ma la cosa peggiore è che, secondo, quanto denunciato re­centemente da Giacomo Leopardi, componente nazionale dell’Ordine dei farmacisti, ben il 62% dei pro­dotti acquistati sul web risulte­rebbe contraffatto. Del resto l’acquisto senza controllo è fin troppo facile: basta inserire il nome di un qualsiasi medicinale sulla barra di Google o di un qualsfasi altro motore di ricerca per ve­dersi arrivare addosso decine, centinaia di siti dedicati alla ven­dita di prodotti farmaceutici.

 

Controlli? Nessuno. L’unica cosa necessaria è il numero della carta di credito, ed il gioco è fatto. Ma sul web non esistono solo truffe, ci sono anche farmacie on line autorizzate, che però – ha de­nunciato Leopardi rivolgendosi di­rettamente al Ministero della Salute – nell’85% dei casi non ri­chiedono al cliente l’índispensa­bile prescrizione medica. Non a caso ai primissimi posti degli acquisti on line ci sono tutti quei medicinali per i quali il farma­cista ha l’obbligo di richiedere la prescrizione, con, al primo posto indiscusso quelli legati alla cura delle disfunzioni erettili (Viagra e Cialis) seguiti da quelli utilizzati per combattere l’obesità, al terzo i farmaci a base di eritropoietina, quali Epo, Epogen, Neupogen e Pro-crit, utilizzati dagli sportivi per “doparsi” ed infine semplicissimi antivirali come il Tamiflu.

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Nuova influenza: altri due casi individuati in Campania

Il focolaio dell’infezione del virus A H1N1 sembra essersi spostato dal Messico a New York, e più precisamente al palazzo dell’Onu. Dopo gli studenti romani e siciliani infettati durante la gita di cui vi abbiamo parlato nei giorni scorsi, oggi si viene a sapere che un’altra ragazza italiana, più precisamente una liceale di Fuorigrotta (Napoli), dopo essere stata nella sede delle Nazioni Uniti, si è ammalata.

Tornata martedì scorso dalla gita negli Stati Uniti, la ragazza ha cominciato ad accusare i classici sintomi influenzali dopo pochi giorni. Trasportata all’ospedale Cotugno, dopo i dovuti accertamenti, le è stato riscontrata la famigerata influenza suina. Il medico che l’ha curata però si dice tranquillo. E’ bastato curarla con il Tamiflu, antibiotici ed antiasmatici, e la ragazza si è sentita subito meglio.

Ieri è stata dimessa, ed ora si trova a casa sua in isolamento. Ovviamente anche i genitori e tutti coloro che sono venuti a contatto con lei sono stati trattati con il protocollo antivirale. Ma i casi campani che si rilevano in queste ore sono due.

Febbre suina ridimensionata, ma i morti varcano il confine messicano

Primo caso di morte da febbre suina fuori dal Messico. Si tratta di un bambino di 2 anni che, trasportato dai suoi familiari in Texas proprio per essere curato dal virus A H1N1, non ce l’ha fatta. E con lui le morti accertate salgono a 9. Delle 159 di cui si parlava ieri, quasi la metà sono state smentite, indicando la causa del decesso per motivi diversi dall’influenza dei maiali, mentre le altre 75 sono ancora in fase di accertamento.

Nel frattempo l’Oms ha portato il grado di allarme da 4 a 5, uno in meno del livello massimo che significa pandemia. Ma anche 5 è altrettanto preoccupante, dato che il significato di questa “promozione” è:

un forte segnale che una pandemia è imminente e che il tempo per completare l’organizzazione, la comunicazione e la messa in atto delle previste misure di attenuazione è breve.

L’influenza aviaria continua a fare vittime

Dal febbraio 2003 milioni di uccelli selvatici e da cortile sono stati infettati dal virus dell’influenza aviaria (prevalentemente H5N1) con grave danno per l’economia e l’agricoltura dei paesi colpiti. Insieme a questa devastante epizootia, sono stati accertati finora 385 casi di infezione umana da virus H5N1 con 243 morti. L’Indonesia è stato finora il paese con il maggior numero di casi (135, di cui 110 mortali). Gli ultimi due casi si sono verificati nel maggio scorso. Si trattava nel primo caso di una ragazza di 16 anni che risiedeva nella parte meridionale della provincia di lakarta, ospedalizzata il 7 maggio e morta il 14.

L’indagine epidemiologica aveva dimostrato che la ragazza era stata in contatto con pollame infetto e morto. Il secondo caso riguardava una donna di 34 anni del distretto di Tangerang, Provincia di Bantem, deceduta il 3 giugno. In Asia, il VietNam risulta essere il secondo paese per numero di infezioni umane (106 con 52 decessi). Molti casi di infezione umana si sono verificati però in altri Continenti. Ad esempio in Egitto i casi di infezione umana sono stati finora 50 con 22 decessi.