Tubercolosi, 7 cose da sapere

La tubercolosi è una malattia ancora diffusa in diverse parti del mondo nonostante gli antibiotici e l’avanzare della medicina. In occasione della Giornata Mondiale che la riguarda il prossimo 24 marzo, vediamo insieme le 7 cose da sapere su questa patologia.

Tubercolosi, mancano fondi per terapia e diagnosi per tutti

La tubercolosi è una malattia pericolosa e molto diffusa purtroppo, anche in Europa, benché si ritenga il contrario. I dati appena presentati da parte dell’ECDC (centro europeo per il controllo e la prevenzione delle malattie) in collaborazione con l’OMS Europa, sono rassicuranti, ma non per questo bisogna abbassare la guardia: nel 2011 si è registrata una diminuzione dei casi del 5%, ma più di 1000 persone ogni giorno, nel Vecchio Continente si ammalano ancora di tubercolosi (TBC), oltre 380.000 ogni anno. La maggior parte di questi pazienti (87%) vive nella zona orientale dell’Europa ed è tra loro che si ha il maggior numero dei decessi (44.000). Nel resto del mondo, quello più povero, la situazione è ancora più drammatica.

Tubercolosi resistente ai farmaci, in aumento anche in Italia

La tubercolosi, malattia che avevamo dimenticato per qualche tempo, è ormai quasi una quotidianità nella cronaca del nostro Paese, con picchi anche allarmanti, basti pensare ai fatti del policlinico Agostino Gemelli di Roma. Diagnosticata, la Tbc è una malattia curabile, purtroppo però quello che deve preoccupare è l’aumento dei casi di tubercolosi resistente ai farmaci (TB MDR), o tbc multiresistente, numerosi nelle aree endemiche ed ora anche in Italia.

Tubercolosi multiresistente, uno studio italiano svela perché si sta diffondendo in Europa

La diffusione della tubercolosi multiresistente in Europa sarebbe da attribuire agli stessi centri che se occupano, ma che non hanno seguito in modo corretto le linee guida internazionali per la gestione di questa malattia riemergente. Uno studio italiano pubblicato di recente sul “European Respiratory Journal” e che porta la firma dell’IRCCS Fondazione Maugeri, Centro Collaborativo OMS di Tradate, ha individuato i 4 errori che hanno favorito la progressiva diffusione della Tbc.

Tbc resistente a tutti i farmaci, in India 12 casi

Una Tbc resistente a tutti i farmaci sta seminando il terrore in India, dove si sono già registrati ben 12 casi. L’allarme è scattato a Mumbai, una città densamente popolata, e si teme la rapida diffusione della malattia. Dei pazienti su cui è stata confermata la presenza di questo ceppo super resistente, 3 sono già morti.

Ma il vaccino BCG per la tubercolosi funziona? E che durata ha?

Ma il vaccino BCG per la tubercolosi funziona? E che durata ha?Belle domande vero? In quanti ce le saremo poste in questi mesi in cui si è parlato lungamente di rischio tubercolosi e probabili epidemie anche in Italia? La risposta ad ambedue i quesiti potrebbe essere NI. Mi spiego meglio. Attualmente il vaccino che si utilizza è il BCG che prende il nome dai suoi inventori Albert Calmette e Camille Guérin (Bacillo di Calmette-Guérin) che lavoravano presso l’Istituto Pasteur, in Francia. Stiamo parlando di un secolo or sono.

Tubercolosi al Gemelli: per nati nel 2010 il CSS dice sì al test della tubercolina: ma cos’è?

Ancora un capitolo sul caso della tubercolosi al policlinico Agostino Gemelli di Roma: recentemente il Tar aveva stabilito l’obbligo per la Regione Lazio di estendere anche ai bambini nati nel 2010 presso il nosocomio i test per verificare il contagio e procedere nell’adeguata profilassi. La presidente Renata Polverini si era detta disponibile a questa direttiva, ma aveva girato al Ministero della Salute una sfrezzante domanda:

“quale test usare? Il test della tubercolina, cutaneo o il Quantiferon in vitro con prelievo del sangue?”

Tubercolosi: tutte le risposte ai dubbi sulle terapie e la cura della tbc

La tubercolosi è ben lungi dall’essere eradicata e nonostante gli ultimi dati presentati dall’OMS rivelino una diminuzione dei contagi e della mortalità la tbc rappresenta ancora un’emergenza sanitaria tanto pericolosa quanto globale. Certo è che se si fanno le corrette terapie, dalla tubercolosi si può guarire, nel 95% dei casi. Ma la terapia, basata su particolari combinazioni di antibiotici, è piuttosto complessa oltre che molto lunga (anche 12 mesi) e può presentare effetti collaterali. Vediamo di tracciare le linee essenziali delle cure antitubercolosi.

Tubercolosi: tutte le risposte ai dubbi sulla diagnosi della tbc

Torniamo a parlare anche oggi della tubercolosi (tbc o tisi). I fatti di cronaca ci hanno creato molti dubbi riguardo. Nel post di ieri vi abbiamo già spiegato che il contagio può avvenire esclusivamente in caso di malattia tubercolare attiva, cioè con i bacilli che si riproducono e diffondono nell’organismo, in un’ incidenza che tocca solo il 10% della casistica totale. Per il restante 90% si parla di infezione tubercolare e cioè, come nel caso dei bambini coinvolti dagli eventi romani (da infermiera ed insegnante): non c’è malattia, ma solo la presenza degli anticorpi al bacillo di Koch: questi bimbi potrebbero non sviluppare mai la tubercolosi, ma per sicurezza è necessaria la profilassi. Cerchiamo ora di rispondere a qualche altro dubbio.

Tubercolosi: dal contagio alla malattia, le risposte ai dubbi sulla tbc

È di pochi giorni fa la buona notizia. Per la prima volta nella storia della tubercolosi c’è stata una diminuzione dei casi di contagio e di mortalità. Il dato arriva direttamente dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, ma non indica di certo una vittoria definitiva contro la malattia. Ancora troppe le vittime ed i pazienti, soprattutto nei paesi in via di sviluppo, mentre, come abbiamo avuto modo di notare con i fatti accaduti a Roma (infermiera del Policlinico A. Gemelli ed insegnante di scuola elementare) la tbc continua ad imperversare silenziosamente anche nelle grandi città italiane.

Il contagio da tubercolosi ci spaventa, ecco perché

La tubercolosi conosciuta anche come tisi o tbc, ci spaventa molto. E’ una malattia che in Italia avevamo quasi dimenticato o che ritenevamo relegata ad ambienti igienico-sanitari particolarmente degradati. In parte questo è vero, ma il bacillo responsabile della TBC è altamente contagioso: basta un colpo di tosse e si trasmette (per via aerea dunque) a chi si trova nelle immediate vicinanze. E’ chiaro che negli ambienti chiusi ed affollati come il reparto di un ospedale (vedi il caso del Policlinico Gemelli) o una scuola (con l’insegnante che ha contagiato gli alunni) il tutto diventa più semplice, oltre che preoccupante.

Tbc a Roma, stavolta è un’insegnante a contagiare i bambini

Si allarga il fronte della Tbc a Roma, dove stavolta la protagonista è un’insegnante di una scuola dell’area Nord della Capitale: positivi al test tantissimi alunni. Se ne era sentito parlare ed ora la certezza che arriva direttamente da una denuncia del Codacons: ora la Procura indaghi sulle responsabilità, ma si facciano anche dei test su tutti i bambini ed il personale scolastico. Secondo la ricostruzione dello stesso Codacons, la donna, docente presso l’Istituto comprensivo Parco di Veio, dopo un anno di sintomi specifici si sarebbe decisa ad effettuare i dovuti accertamenti che hanno stabilito una diagnosi di tubercolosi “attiva”, dunque contagiosa.

Tbc, i controlli a tutti i bambini nati al Gemelli dal Febbraio 2010, ma con quale test?

Tbc a Roma. Il Tar del Lazio ha accolto il ricorso del Codacons: i controlli per la tubercolosi dovranno essere estesi a tutti i bambini nati al Policlinico Agostino Gemelli dal Febbraio 2010, da quando cioè l’infermiera malata ha preso servizio nel reparto di neonatologia dello stesso nosocomio. La decisione nasce da un dato di fatto: la positività al test per la tbc di alcuni bimbi nati prima della data stabilita dalla Regione Lazio per i controlli a tappeto (conclusi un mese fa), ovvero dal primo gennaio 2011.

Tubercolosi il ministero risponde sul caso Policlinico Gemelli

Il caso dell’infermiera affetta da TBC (tubercolosi) all’ospedale Policlinico Gemelli di Roma, ha fatto il giro del mondo, ed è proprio per questo che il Ministero della Salute si è visto “costretto” ha partecipare al convegno “Tbc a Roma: che Fare?”, organizzato dal Codacons. Questa volta a rispondere alle domande dei giornalisti, ma anche di tutti i presenti, c’era Giovanni Rezza, direttore del dipartimento malattie infettive dell’istituto superiore di sanità.