Alcuni cibi possono mitigare l’effetto del fumo

Un nuovo passo in avanti è stato effettuato nel tentativo di capire come mai alcune persone che fumano molto non presentino gli stessi danni, specialmente ai polmoni, di altre. Una delle possibili spiegazioni sta nella dieta. A trovarla è Steven Belinsky, capo ricercatore del Lovelace Respiratory Research Institute di Albuquerque, Usa, il quale ha pubblicato la sua ricerca sulla rivista Cancer Research.

La teoria di Belinsky è basata sulla cosiddetta “metilazione“, un metodo attraverso il quale è possibile valutare l’espressione dei geni. Nel DNA si trovano dei gruppi metile, cioè gruppi formati da 4 atomi (tre di idrogeno ed uno di carbonio), i quali a seconda della loro attività producono più o meno proteine. Il livello di metilazione per molti è un marcatore tumorale in quanto, un alto livello di metilazione è spesso visto in pazienti affetti da tumore. La ricerca di Belinsky si è concentrata su 1.100 persone che erano fumatori o ex fumatori.

I malati di tumore ai polmoni che smettono di fumare raddoppiano l’aspettativa di vita

Le persone con diagnosi di tumore del polmone in fase iniziale possono raddoppiare le probabilità di sopravvivenza nell’arco di cinque anni se smettono di fumare, rispetto a quelli che continuano a fumare. Ad affermarlo è uno studio pubblicato sul British Medical Journal. Questa è la prima revisione degli studi che misura gli effetti del continuare a fumare anche dopo la diagnosi di cancro al polmone e suggerisce che può essere utile per offrire un trattamento di disassuefazione dal fumo per i pazienti con cancro al polmone in fase iniziale.

In tutto il mondo, il cancro al polmone è la forma più comunemente diagnosticata di cancro. Il fumo aumenta il rischio di sviluppare un tumore primario del polmone; i fumatori hanno un rischio 20 volte maggiore rispetto ai non fumatori. Ma non era noto se smettere dopo una diagnosi di tumore del polmone avesse qualche beneficio.

15 sigarette possono mutare il DNA

Una scoperta britannica ha decifrato il codice di due tumori-killer: il tumore al polmone non a piccole cellule e il melanoma malingno. Questi potrebbero essere dovuti a mutazioni del DNA delle cellule conseguenti ad un “eccesso di sigarette“.

Gli scienziati del Wellcome Trust Sanger Institute di Cambridge, hanno rivelato che hanno scoperto quasi 23.000 mutazioni nelle cellule del cancro al polmone e oltre 30.000 nelle cellule del melanoma, rispetto alle cellule del tessuto normale provenienti dagli stessi individui.

Peter Campbell, un ematologo, esperto di cancro-genomico dell’Istituto Sanger, e uno degli autori della ricerca pubblicata su Nature, ha descritto il gran numero di mutazioni notevoli, riflettendo sulla stima che un fumatore tipico acquisisce una mutazione per il cancro al polmone per ogni 15 sigarette che fuma. Ha affermato Campbell che:

Ogni pacchetto di sigarette è come una roulette russa. La maggior parte di tali mutazioni avviene dove non succede nulla nel genoma e non fa danni gravi, ma ogni tanto può raggiungere un gene del cancro.

I ricercatori hanno anche scoperto che le mutazioni non sono state distribuite in modo uniforme nel genoma: molte erano al di fuori delle regioni che codificano i geni, e hanno pensato che questo era probabilmente perché le cellule lavorano di più per riparare i danni del DNA nelle regioni di codifica del gene.

Le donne sono più sensibili al fumo

Sembra che le donne possano essere più vulnerabili degli uomini alle sostanze cancerogene e ad altre sostanze nocive nel fumo di sigaretta. A suggerirlo è un numero crescente di ricerche, tra cui l’ultima, effettuata su circa 700 persone con tumore al polmone, in Svizzera. Qui gli esperti hanno rilevato che le donne tendono ad essere più giovani, quando gli viene diagnosticato il tumore, nonostante fumino meno rispetto agli uomini che pure avevano sviluppato il cancro ai polmoni.

In un altro studio, i ricercatori della Harvard University e dell’Università di Bergen in Norvegia hanno valutato più di 950 uomini e donne con malattia polmonare ostruttiva cronica (BPCO), nota per essere collegata al fumo. Il risultato: le donne con BPCO erano più giovani quando hanno ricevuto la diagnosi ed anche qui avevano fumato meno degli uomini.

Cancro al polmone, perché ad alcuni fumatori viene e ad altri no

Uno dei più grandi misteri della storia della scienza moderna è capire come mai, appurato che il fumo di sigaretta è uno dei fattori principali per varie neoplasie, tra cui il tumore al polmone, capitava che molte persone vivessero per 80 anni senza problemi, nonostante fumassero più di un pacchetto al giorno. Al contrario c’erano persone che, dopo nemmeno 10 anni di fumo, si ammalavano di cancro.

Dopo anni di ricerche, un gruppo di ricercatori di Shangai e Singapore sono arrivati ad una (possibile) conclusione. La risposta sta nella combinazione nicotina-NNAL. Questo NNAL è un metabolita presente nelle urine, e quindi molto facile da individuare nelle normali analisi.

La ricerca, presentata al convegno American Association for Cancer Research, è stata effettuata su circa 80 mila individui in oltre 10 anni di osservazioni presso il Shanghai Cohort Study ed il Singapore Chinese Health Study. Qui si sono analizzati uomini e donne che fumavano diverse quantità di sigarette, avevano stili di vita differenti, e presentavano valori del sangue dei più svariati, così da prendere in considerazione ogni possibilità.

In Gran Bretagna entrano in vigore i pacchetti di sigarette shock

Abbiamo spesso trattato e seguito con vivo interesse le miriadi di iniziative prese dalle istituzioni e dai governi di vari Paesi per decrementare il consumo di sigarette.
Molte sono le manifestazioni volte a sensibilizzare i cittadini, mettendoli in guardia dai danni del fumo, come giornate senza sigarette, campagne pubblicitarie che prospettano un destino pieno di disturbi anche fatali ai fumatori, divieto di esposizione nelle rivendite, divieto di fumare nei locali pubblici, al parco, in strada e addirittura a casa propria, come è accaduto a un’isola del Pacifico, l’isola di Niue, che non poteva permettersi di sostenere le spese mediche causate dalla popolazione dipendente dalle bionde e ne ha proibito il consumo anche nelle abitazioni private.

E’ di questi giorni la notizia di un’ulteriore campagna promossa dal governo inglese, per far desistere dall’acquistare sigarette. Le scritte sui pacchetti erano già abbastanza inquietanti e di certo non trasmettevano un messaggio positivo ai fumatori. Ma in Inghilterra si è voluto fare di più, sfruttando anche il potere più suggestivo delle immagini.

Tumore al polmone e sostegno psicologico, una guida per i pazienti

Due manuali per imparare a gestire le emozioni negative scatenate dalla diagnosi di tumore al polmone, uno rivolto ai pazienti, l’altro ai familiari, sono stati pubblicati dalla Sipo (Società italiana di psiconcologia) e dalla Fondazione Aiom (Associazione italiana di oncologia medica) nell’ambito del progetto Inspire, iniziativa volta a migliorare la qualità della vita dei pazienti affetti da questa patologia.

Secondo un’indagine sui bisogni dei malati condotta in tutta Europa dall’International Psycho-oncology Society nel nostro paese l’80% dei malati di tumore al polmone chiede un maggior sostegno psicologico, e solo poco più della metà conosce l’esistenza di associazioni di pazienti.

I due volumi, che rappresentano un primo passo verso il miglioramento dell’assistenza psicologica ai pazienti affetti da tumore, saranno distribuiti nei dipartimenti di oncologia di tutto il territorio nazionale, e sarà possibile scaricarli via internet agli indirizzi: www.siponazionale.it e www.fondazioneaiom.it.

Tumore del polmone: donne sempre più a rischio

La percentuale di donne con cancro al polmone è in netto aumento.
Questo tipo di tumore provoca la morte di seimila donne ogni anno e rappresenta la seconda causa di morte oncologica per il sesso femminile, mentre è la prima per gli uomini con ben 27.000 morti all’anno.

Sembra quasi scontato dirvi che il motivo dell’incremento di cancro al polmone nelle donne sia dovuto al fumo.
Le sigarette sono infatti la causa principale che scatena l’insorgenza di questo tipo di cancro.