EHealt: la salute in rete esiste, ma funziona?

di Cinzia Iannaccio 6

La salute è online, nel vero senso della parola. C’è un nuovo modo di concepire gli strumenti necessari a promuovere la salute della popolazione: è quello che sfrutta internet. Si parla di “sanità elettronica”, di eHealth o anche più comunemente di telemedicina, benché questa rappresenti solo una parte del più vasto capitolo della “sanità in rete” di cui vi vogliamo parlare oggi. Lo spunto arriva dalla nascita di una nuova area sul sito del Ministero della Salute, dedicata a queste tematiche. In particolare  vi si racconta di una serie di iniziative avviate (ma solo in parte), promosse (ma mai partite) o agognate (e solo citate!).

Nello spazio in questione si parla cioè di normative e di progetti che solo in minima parte coinvolgono i cittadini-pazienti, quando questi, oltre che le casse dello Stato, non potrebbero che trovarne giovamento. Le iniziative di cui si racconta riguardano ad esempio la possibilità di prenotare prestazioni sanitarie su tutto il territorio nazionale. Anche dal pc di casa. Fantastico se si considera che in alcune Regioni non esiste neppure un CUP (Centro Unico di Prenotazione) telefonico. Finora questo sistema è stato attivato da particolari ospedali, come il Bambino Gesù di Roma, ma l’iniziativa, ottima, rimane un ago in un pagliaio.

Altro capitolo importante della sanità in rete è quello del Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) che permetterebbe a qualunque medico di poter visionare tutti i dati del paziente che ha di fronte, senza che questo porti con se infinite cartelle cliniche, indagini diagnostiche, esami del sangue, che spesso si perdono.

Ma nella nuova area tematica si parla anche di innovazione nelle cure primarie: connessione in rete dei medici del SSN, con relative digitalizzazioni e trasmissioni elettroniche delle prescrizioni , ePrescription, oltre che dei certificati medici di malattia inviati per via telematica. Sappiamo che gran parte di questo lavoro è stato avviato, con non pochi problemi, e soprattutto con una disomogeneità funzionale.

Che dire poi della telemedicina? Un sistema particolare che permetterebbe ad esempio ad un cardiopatico che vive su un isola di fare controlli regolari a distanza. Oppure di effettuare la teleriabilitazione dopo un ictus direttamente dal salotto di casa. Anche in questo caso le iniziative sono poco sviluppate e mal distribuite sul territorio, benché i progetti in piedi siano veramente infiniti.

Insomma l’area tematica online è stata creata: sarebbe ora di attivarne adeguatamente anche i contenuti, non trovate? Io ho fiducia e voi?

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Commenti (6)

  1. Il titolo dell’articolo pubblicato è intrigante e nasconde chiaramente qualche perplessità sulle metodiche che si stanno diffondendo sulla sanità elettronica. Il dato è assodato: La salute online esiste, funziona poco e male forse anche perchè viene poco utilizzata. Diciamo che in Italia si parla molto, forse troppo, di telemedicina e se ne fa troppo poca. Ci sono stati centinaia di miniprogetti di telemedicina che sono durati – quando è andata bene – il tempo di un finanziamento. Ma la motivazione è semplice: si continuano a moltiplicare progetti di telemedicina ma le Regioni non riconoscono queste prestazioni, non sono tariffate e quindi non potranno mai andare a regime. L’unica Regione che ha dei tariffari a riguardo è la Lombardia che, guarda caso, adopera in maniera sistemica tali prestazioni.
    Ma quello che manca, a mio avviso, è soprattutto un pensiero nuovo sulla sanità. La telemedicina può rappresentare una vera chance per la continuità assistenziale, può creare nuovi percorsi sanitari che, per pazienti e patologie selezionate, può divenire un’alternativa al ricovero ospedaliero. Ma c’è bisogogno del coragggio di scelte culturali e politiche. Non basta la tecnologia per realizzare progetti di telemedicina. La tecnologia orma c’è e avremo device sempre migliori e più accattivanti…. Il problema è creare dei percorsi sanitari alternativi. C’è bisogo però di risorse umane e personale deidicato. All’Ospedale san Giovanni di Roma quasi a quasi 600 pazienti è stato evitato il ricovero ospedaliero offrendo servizi di telemedicina ed è stata garantita un’assistenza sanitaria sovrapponibile a quella di una degenza. Si stima che la Regione Lazio ha risparmiato oltre 1 milione di Euro…. Eppure si tratta solo di un progetto pilota… che per sopravvivere ha bisogno di fondi straordinari, progetti dedicati.
    Ci auguriamo che il gruppo di studio che deve scrivere le linee guida sulla telemedicina si occupi anche della problematica dei tariffari, dell’organizzazione dei servizi e non soltanto di problematiche tecniche. Sarebbe anche interessante sapere chi sono i componenti di questa commissione e auspico che ci siano anche dei medici, dei clinici….
    Rimaniamo in fiduciosa attesa….
    Michelangelo Bartolo
    Dirigente Responsabile UoS Telemedicina
    A.O. S. Giovanni Addolorata – Roma

  2. @ Michelangelo Bartolo:
    Grazie x il tuo prezioso contributo. La penso come te. Anche se x ora vivo la telemedicina solo come spettatrice, vorrei quel qualcosa in più. Pensavo che fosse arrivato il “momento magico” quando sul sito del ministero della salute ho letto: “eHealth – Sanità in rete, disponibile una nuova area tematica”……ed invece…..;)

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