Curare l’Alzheimer? Con le cellule della pelle

di Cinzia Iannaccio 5

L’Alzheimer ha le ore contate? Speriamo. Nel frattempo arriva una nuova conferma scientifica, un piccolo grande passo in avanti in ambito terapeutico. Sulla rivista scientifica Cell sono stati pubblicati i risultati di uno studio realizzato presso la Columbia University Medical Center (Usa):  gli scienziati sono riusciti a trasformare le cellule della pelle (cellule epiteliali) direttamente in neuroni funzionanti, in poche settimane e senza passaggi intermedi o l’utilizzo di cellule staminali. Cosa significa?

Che i neuroni danneggiati dalla malattia di Alzheimer (come pure da altre patologie neurodegenerative) a breve potrebbero essere sostituiti, dopo aver trattato un piccolissimo lembo di pelle dello stesso paziente attraverso una metodica innovativa di ”riprogrammazione diretta” delle cellule. Lo studio ha verificato anche la funzionalità di tali neuroni  sia in vitro che dopo trapianto su topi. Ha spiegato Asa Abeliovich coordinatore dello studio:

“i neuroni prodotti con tale metodica, secondo i test genetici ed elettrofisiologici funzionano come quelli normali. La riprogrammazione diretta è molto diversa dalla creazione di neuroni attraverso le cellule staminali pluripotenti indotte (che possono provocare rigetto o altri effetti collaterali ndr). Teoricamente con questa metodica si potrebbero prelevare cellule dalla pelle di un paziente e in un paio di settimane ottenere neuroni funzionali pronti per la terapia di sostituzione cellulare”.

Tale ricerca però non è un’esclusiva, ma un percorso di studi che sta dando ottimi risultati. Già a Maggio infatti vi avevamo parlato di medesime conclusioni ottenute dai ricercatori americani della Stanford University School of Medicine pubblicati sulla rivista Nature (qui). Dunque si tratta di un’importante conferma. Certo è che i tempi della sperimentazione direttamente sull’uomo non saranno brevissimi, ma la ricerca scientifica ne trarrà giovamento ed un rapido impulso.

Pensate che ricreare in vitro così velocemente dei neuroni funzionanti, capaci anche in coltura di trasmettere e ricevere segnali permetterà di studiare meglio le malattie del cervello, le anomalie funzionali, le modificazioni, che portano poi a demenze gravi o deficit neurologici di altro tipo (come nel Parkinson ad esempio). Finora non si potevano studiare tali alterazioni che avvenivano solo nel cervello. Ora riprodurle in vitro facilita il tutto. Soprattutto però si potranno testare adeguatamente le reazione di tali neuroni a nuove eventuali terapie farmacologiche. Si, credo fermamente che l’Alzheimer abbia le ore contate.

[Fonte: Cell]

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