Terapia a base di sms contro il dolore?

Terapia a base di sms per provare meno dolore mentre si è sottoposti ad anestesia locale nel corso di piccoli interventi chirurgici. E’ questo ciò che suggerisce uno studio condotto dalla Cornell University e pubblicati sulla rivista Pain Medicine.

Farmaci antidolorifici, danneggiano l’udito?

Alcuni farmaci antidolorifici possono danneggiare l’udito, soprattutto delle donne, sino alla perdita completa. L’allarme arriva da una ricerca condotta dal Channing Division of Network Medicine del Brigham and Women’s Hospital e pubblicata sull’American Journal of Epidemiology. Gli analgesici, come del resto tutti i farmaci, possono avere degli effetti collaterali, tuttavia il rischio di perdere l’udito non era mai stato preso in considerazione, almeno fino ad oggi.

Dolore cronico, gli oppiodi “cancellano” il ricordo del dolore

Gli oppiacei, cioè medicinali derivati dell’oppio, sono farmaci analgesici che vengono utilizzati nella maggior parte dei casi nelle terapie contro il dolore cronico. Una recente ricerca effettuata presso il Dipartimento di Neurofisiologia della facoltà di Medicina dell’Università di Vienna ha però dimostrato come agiscono questi farmaci, individuando un meccanismo nemmeno lontanamente immaginato prima. Infatti gli oppiacei, che si basano sui principi attivi chiamati oppioidi, non solo alleviano il dolore ma lo “cancellano” dalla memoria del midollo spinale.

Lotta al dolore cronico, il punto sulla legge 38/2010

La lotta al dolore cronico è iniziata 15 mesi fa con  l’entrata in vigore della legge 38/2010 che prevede una serie di “Disposizioni per garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore” per tutti i pazienti. Tra i punti salienti, come sapete c’è il riconoscimento del dolore come vera e propria malattia, da segnare nelle cartelle cliniche e valutare nelle anamnesi, nelle sue caratteristiche e con le adeguate ed eventali terapie.

Mal di testa, in arrivo la puntura virtuale

Nuove frontiere mediche contro il mal di testa: è in arrivo la puntura virtuale, un innovativo e rapido sistema di inoculazione del farmaco che agisce in pochi istanti. Il principio attivo è lo stesso dei farmaci assunti per via orale: il sumatriptan. Senza però le controindicazioni del malassorbimento gastrico e con in più il vantaggio di entrare in circolo e attivarsi già nei primi dieci minuti. Particolarmente adatto a chi soffre di cefalea a grappolo.

La Food and Drug Administration lo ha già approvato e presto potrebbe arrivare anche da noi. Ma vediamo di scoprire meglio di che si tratta. Una siringa ed un ago completamente indolore, composto da un flusso compresso di azoto che in un decimo di secondo libera il principio farmacologico analgesico. Entro mezz’ora dall’inoculazione addio dolore.

Dal peperoncino arriva l’idea per un antidolorifico che non crea dipendenza

Una sostanza simile alla capsaicina, che dà al peperoncino il suo caratteristico bruciore, viene generata anche nel corpo umano quando si prova dolore. Gli scienziati della University of Texas Health Science Center a San Antonio hanno scoperto come bloccare queste molecole simili alla capsaicina e hanno creato una nuova classe di analgesici che non creano dipendenza. I risultati sono stati pubblicati sul Journal of Clinical Investigation.

Il ricercatore senior era Kenneth Hargreaves, docente e presidente del Dipartimento di Endodonzia presso la Scuola per Dentisti all’UT Science Center. Amol M. Patwardhan, laureato del Dipartimento della Health Science Center di farmacologia che ha lavorato sotto la supervisione del Dr. Hargreaves, è l’autore principale.

Quasi tutti potranno provare dolore persistente ad un certo punto nella loro vita. I nostri risultati sono veramente emozionanti, perché offrono ai medici, dentisti e pazienti più opzioni nella prescrizione dei farmaci per il dolore. Inoltre, essi possono contribuire a circoscrivere il problema della dipendenza da antidolorifici, e hanno il potenziale di dar beneficio a milioni di persone che soffrono di dolore cronico ogni giorno

spiega il Dott. Hargreaves.

Alte dosi di caffeina favoriscono il mal di testa cronico

Le persone che consumano elevate quantità di caffeina ogni giorno hanno maggiori probabilità di soffrire di mal di testa occasionali rispetto a quelli che ne assumono poca. Ad affermarlo è un gruppo di ricercatori presso la Norwegian University of Science and Technology (NTNU), tramite una relazione pubblicata sulla rivista Journal of Headache Pain.

I ricercatori, guidati da Knut Hagen della Facoltà di Medicina e Chirurgia, hanno anche riferito che un basso consumo di caffeina è stato associato ad un maggiore rischio di mal di testa cronico, cioè il mal di testa che dura per 14 o più giorni ogni mese. I risultati sono tratti da una vasta sezione di uno studio effettuato su 50.483 persone che hanno risposto ad un questionario sul consumo di caffeina e sulla prevalenza di mal di testa condotto tra il 1995 ed il 1997.

La caffeina è lo stimolante più diffuso al mondo, ed è da tempo noto avere entrambi gli effetti positivi e negativi sul mal di testa. Ad esempio, la caffeina è un ingrediente nei comuni analgesici, perché può contribuire ad alleviare il mal di testa. Ma la ricerca tra il consumo di caffeina e mal di testa non fornisce alcun sollievo alle persone che ne sono affette. Alcuni studi hanno dimostrato che un alto consumo di caffeina aumenta la prevalenza di emicranie e mal di testa, mentre altri studi hanno mostrato l’assenza di tale rapporto.