Alzheimer, farmaco sperimentale davvero efficace?

L‘Alzheimer è una malattia degenerativa del sistema nervoso. Ed è attualmente incurabile. Una speranza in tal senso arriva però dagli Stati Uniti e dalla messa a punto di un farmaco sperimentale in grado di riparare le connessioni nervose danneggiate.

Alzhemer, scoperta molecola “pinzetta” contro i beta-amiloidi

Delle pinzette “genetiche” per afferrare  i beta-amiloidi nel cervello ed evitare che si aggreghino portando alla degenerazione nei malati di Alzheimer. E’ questa la scoperta di cui si sono resi protagonisti i ricercatori dell’università Cattolica di Roma-Policlinico Gemelli e dell’università della California di Los Angeles: una molecola che potrebbe aprire la strada a nuove ed importanti terapie.

Poco sonno incrementa il rischio di contrarre l’Alzheimer

L’insonnia cronica nei topi permette che le placche dell’Alzheimer appaiano prima e più spesso nel cervello. Ad affermarlo sono stati i ricercatori della Washington University School of Medicine di St. Louis sulla rivista Science Express. Hanno inoltre scoperto che l’orexina, una proteina che aiuta a regolare il ciclo del sonno, sembra essere direttamente coinvolta in questo aumento.

Le malattie neurodegenerative come il morbo di Alzheimer e il morbo di Parkinson, spesso interrompono il sonno. Le nuove scoperte sono solo alcune delle prime indicazioni che la perdita di sonno potrebbe svolgere un ruolo nella genesi di tali disturbi. Spiega l’autore senior David M. Holtzman:

L’orexina o composti che interagiscono con lei possono diventare nuovi bersagli farmacologici per il trattamento del morbo di Alzheimer. I risultati suggeriscono inoltre che è necessario dare priorità alla cura dei disturbi del sonno non solo per i loro numerosi effetti acuti, ma anche per i potenziali impatti a lungo termine sulla salute del cervello.

Il laboratorio di Holtzman usa una tecnica chiamata microdialisi in vivo per monitorare i livelli di beta amiloide nel cervello di topi geneticamente modificati affetti dal morbo Alzheimer. Il beta amiloide è un frammento di proteina, componente principale delle placche dell’Alzheimer. Jae-Eun Kang, un post-dottorato nel laboratorio Holtzman, notò che nel cervello dei topi i livelli di beta amiloide salivano e scendevano in associazione con il sonno e la veglia, sempre nella notte, quando i topi sono per lo più svegli, e diminuivano durante il giorno, quando dormivano.

Morbo di Alzheimer: allo studio un test per la diagnosi precoce

Un gruppo di ricercatori statunitensi ha evidenziato un rapporto diretto tra due anticorpi specifici e la gravità dei sintomi del morbo di Alzheimer, aumentando le speranze che un esame del sangue possa diagnosticare per tempo questa malattia devastante.

I ricercatori provengono dall’Università della Georgia, il Charlie Norwood VA Medical Center di Augusta e dal Medical College della Georgia, ed hanno analizzato i livelli di anticorpi in campioni di sangue di 118 pazienti adulti con età a rischio di demenza. Il team, i cui risultati sono stati pubblicati sul Journal of Gerontology: Medical Sciences, ha scoperto che la concentrazione di due proteine specifiche è coinvolta nell’aumentata risposta immunitaria man mano che la gravità della demenza aumenta. Queste le parole di Stephen Miller, professore e coordinatore della ricerca:

Abbiamo riscontrato una forte e coerente relazione tra due particolari anticorpi ed il livello di riduzione del valore. La ricerca ci avvicina al nostro obiettivo di sviluppare un esame del sangue che possa diagnosticare il morbo di Alzheimer o potenzialmente identificare se qualcuno è a più alto rischio di contrarre la malattia.

Herpes e Alzheimer: così diversi, così uguali

Il progressivo innalzamento della speranza di vita delle popolazioni dei Paesi più agiati ha portato con sé, oltre a molti ed innegabili vantaggi, anche alcuni inconvenienti non trascurabili. Stiamo ad esempio parlando delle malattie degenerative legate all’invecchiamento, patologie che – negli ultimi anni – hanno registrato una significativa crescita nell’incidenza, come il morbo di Alzheimer.

Se per un attimo distogliamo l’attenzione dalla sofferenza di chi vive in queste condizioni, e proviamo (in maniera colpevolmente distaccata) a concentrarci sulle ricadute economiche del fenomeno, scopriamo che il costo sociale a carico dei Servizi Sanitari Nazionali per la cura di queste patologie è in costante crescita, e che il trend non accenna ad invertirsi in futuro.

Memo-film. Una speranza per i malati di Alzheimer

Il Progetto Memo-film nasce dalla collaborazione fra la Cineteca Comunale e l’Istituto Giovanni XXIII di Bologna con il contributo di Unipol. Il progetto ha come scopo la realizzazione di dieci film che hanno come tema la vita di altrettanti pazienti affetti da morbo di Alzheimer seguiti all’Istituto Giovanni XXIII. Si tratta di una sorta di film-terapia nella quale protagonista e, allo stesso tempo, fruitore del film è proprio la persona malata di Alzheimer. Il film ripercorre la vita del paziente attraverso le tappe principali e gli eventi salienti ormai dimenticati miscelandola a scene tratte da film celebri. Una volta terminata la pellicola, la cui realizzazione è curata dalla cineteca di Bologna, presieduta dal regista Giuseppe Bertolucci, il film viene mostrato ai pazienti ogni giorno per circa venti minuti allo scopo di riattivarne la memoria e agevolare così il recupero del senso di identità che purtroppo la malattia gradualmente sbiadisce fino a cancellarlo del tutto.

Il morbo di Alzheimer è una malattia degenerativa che investe le cellule cerebrali. Si tratta di una patologia progressivamente e fortemente invalidante che colpisce per lo più soggetti anziani, anche se esistono forme precoci che colpiscono già prima dei cinquant’anni. E’ la più diffusa tra le demenze, circa il 70% dei casi di demenza sono dovuti al morbo di Alzheimer. Più precisamente l’incidenza di questa patologia è del 5% nelle persone oltre i 65 anni per giungere al 40-45% nelle persone fra 80 e 90 anni. Ad esserne colpite nel nostro paese sono circa 800.000 persone, in prevalenza donne.