Disinfettanti per le mani, sì o no?

I disinfettanti per le mani possono essere utlizzati senza problemi oppure no? In assenza di acqua e sapone molti vi ricorrono per la detersione della pelle. Ma i disinfettanti per le mani non sempre fanno bene, anzi. Sono decisamente da evitare quando possibile. Scopriamo insieme perché.

Influenza: non toccate il viso con le mani

Se non volete beccarvi l’influenza fate attenzione a non toccarvi il viso con le mani. Un gesto così semplice come quello di portarsi le mani al volto infatti può rivelarsi deleterio per la salute quando girano nell’ambiente virus come quelli influenzali: le occasioni di contagio salgono infatti esponenzialmente.

Infezioni, uso di disinfettanti sul posto di lavoro riduce malattie ed assenteismo

Mettere a disposizione dei dipendenti disinfettanti riduce in modo drastico la percentuale di infezioni tra la forza lavoro di un’azienda, facendo calare l’assenteismo dovuto a malattie virali.
E’ quanto afferma un recente studio pubblicato sulla rivista on-line di divulgazione scientifica BMC Infectious Diseases.

I ricercatori, un team di studiosi tedeschi coordinato da Nils-Olaf Hübner, hanno scoperto che i casi di assenteismo nelle pubbliche amministrazioni a causa del comune raffreddore, di febbre e tosse si sono significativamente ridotti quando i dipendenti usavano disinfettanti a base di alcool.
Nello studio i 129 partecipanti sono stati divisi in due gruppi. Il gruppo di controllo si lavava normalmente le mani, mentre l’altro gruppo utilizzava un disinfettante almeno cinque volte nel corso di una giornata di lavoro.

Ferite e ustioni: curarle da se

Se mettessimo sul piatto di una bilancia tutte le pian­te e gli animali del globo e, sull’altro, tutti i batteri, funghi, protozoi e virus, la bilancia pen­derebbe -e di molto- dalla parte dei microrganismi. Sono tanti, tantissimi, ma la maggior parte di loro non sono dannosi. E quei pochi che lo sono, se vogliono aggredirci, devono fare i conti con un agguerritissimo sistema difensivo: la pelle.

Barriera effica­ce, ma non indistruttibile: non è raro infatti che la pelle vada in­contro a piccole o grandi lesioni. Tagli, lacerazioni, abrasioni o ustioni di solito non richiedono l’intervento del medico, se super­ficiali e non molto slabbrate. Meglio invece sentire un camice bianco se la ferita è localizzata su articolazioni, dorso delle mani o dei piedi: in questi punti è possi­bile che una lesione, all’apparen­za modesta, sia in realtà pericolo­sa per tendini, nervi o cavità arti­colari. Per valutare in modo cor­retto la situazione, e quindi deci­dere come comportarsi, la prima cosa da fare è procedere a una sua rapida pulizia.

La pulizia della ferita è essenziale anche per due altre ragioni: da un lato consente di allontanare la maggior parte dei microrga­nismi, dall’altro evita che la sporcizia renda inattivo l’anti­settico da applicare per distruggere i microrganismi residui, ossia la sostanza che si usa per “disinfettare” la ferita. Ma quale prodotto è meglio usare? Non l’alcol 0 meglio, non sempre. Ottimo per disinfet­tare le superfici lisce e la pelle in­tegra, non è la soluzione miglio­re per trattare le ferite: la sua capacità di abbattere la carica batterica diminuisce drastica­mente quanto più è profonda la ferita, e poi è irritante sulle cel­lule.

 

Antibiotici e disinfettanti favoriscono lo sviluppo di super-batteri resistenti

Per evitare di ammalarci, molti di noi continuamente lavano le mani e disinfettano le superfici. Ma un nuovo studio di laboratorio mostra che un batterio “mangia” i fastidiosi detergenti a colazione. Quando il disinfettante è stato applicato alle culture di laboratorio dei batteri, esse si sono adattate a sopravvivere non solo al disinfettante stesso, ma anche ad un antibiotico comune.

Il team di ricerca si è concentrato sul Pseudomonas aeruginosa, un batterio responsabile di una serie di infezioni nelle persone con sistema immunitario indebolito. Quando gli scienziati hanno aggiunto quantità crescenti di disinfettante nelle sue culture, i batteri si sono adattati a sopravvivere non solo con il disinfettante, ma anche con un antibiotico chiamato ciprofloxacina.

Ecco come: i batteri sono stati in grado di sviluppare agenti antimicrobici più efficienti. I batteri adattati hanno anche avuto una mutazione genetica che ha permesso loro di resistere ad antibiotici di tipo specifico.

Lo Staphylococcus aureus ha un disinfettante per amico

A volte alcune nuove scoperte lasciano a dir poco sbalorditi. Si sa, infatti, che i disinfettanti proteggono e sconfiggono i batteri che si annidano un po’ ovunque, nella nostra vita quotidiana, pronti a insidiare il nostro organismo.
Eppure, da una recente ricerca sembrerebbe che alcuni batteri rinforzano la loro azione d’attacco proprio grazie ai disinfettanti che dovrebbero servire per debellarli.

Lo studio che ha rivelato questa sconcertante verità, che preoccuperà non poco i maniaci della pulizia, sempre pronti a spruzzare disinfettante ovunque (anche troppo, a volte!), viene dall’americano Glenn Kaatz e dal suo team di ricercatori appartenenti all’ospedale di Detroit. La ricerca, pubblicata dalla rivista di divulgazione scientifica Microbiology, evidenzia il ruolo svolto da alcune sostanze disinfettanti nel fortificare i batteri, rendendoli maggiormente resistenti all’attacco dei farmaci.