Amore ed emozioni, misurabili dal battito del cuore

Il cervello svela le emozioni e l’amore? Non solo lui: esse si possono misurare dal battito del cuore. Letteralmente e grazie ad un algoritmo messo a punto dall’Università di Pisa, la quale è riuscita a dare una conferma scientifica del coinvolgimento del cuore nella nostra sfera emozionale.

Emozioni, ora le reazioni si possono misurare

Ora a quanto pare è possibile misurare le emozioni. C’è chi li chiama stili emozionali, ma si tratta di semantica: parliamo delle reazioni del nostro corpo alle esperienze della vita, un modo per valutare davvero come rispondiamo in base ai diversi solleciti. Quali sono questi stili? Ora ve lo spieghiamo.

Autocontrollo? Non è sempre positivo per la salute

L’autocontrollo non è sempre un fattore positivo per la salute. Esprimere emozioni e sentimenti può preservare la persona da malattie cardiocircolatorie e perfino dal cancro. Lo suggerisce uno studio condotto dal ricercatori dell’università di Jena. Le persone più focose, a quanto pare, riescono a vivere fino a due anni di più rispetto a coloro che in ogni situazione mostrano di sapersi controllare senza lasciar trapelare alcuna emozione.

La felicità? Si raggiunge allenando il cervello

Essere felici? Secondo il libroThe emotional life of your brain” basterebbe allenare il cervello con speciali esercizi in grado di migliorare la personalità e sviluppare un senso di benessere psicofisico.  Non dobbiamo dimenticare che il carattere viene considerato strettamente legato all’encefalo per via delle connessioni di neuroni tra le diverse aree alla base delle emozioni e delle azioni.

Saper leggere le espressioni facciali dipende dalla cultura di appartenenza

La capacità di interpretare l’espressione del viso dipenderebbe dalla cultura a cui apparteniamo. A sostenere l’ipotesi, è uno studio condotto di recente da un gruppo di ricercatori dell’Università di Glasgow, in Inghilterra, che hanno pubblicato i risultati sul “Journal of Experimental Psychology”, la versione online della rivista ufficiale dell’American Psychological Association.

Il Botox paralizza le emozioni

Le iniezioni di Botox, impiegate massicciamente in chirurgia estetica per distendere le rughe del viso, paralizzano i muscoli rubando letteralmente al volto la capacità di mostrare emozioni. Ma c’è di più: tutti pensano che questo effetto sia solo apparente, nel senso che la faccia rimane impassibile ma le persone continuano ad avvertire dentro di sé i sentimenti di rabbia, gioia, dolore e così via discorrendo.

In realtà un nuovo studio ipotizza che il Botox inibisca le emozioni ad un più ampio livello, non solo esteriormente, ma anche interiormente. Ma come può essere possibile che accada una cosa simile? Lo spiegano i ricercatori del Barnard College di New York che hanno rilevato come le espressioni facciali svolgano un ruolo chiave nello sviluppo stesso delle emozioni, non solo nell’esternare agli altri il proprio stato d’animo.

Che cosa succede quando ci arrabbiamo?

Quando ci arrabbiamo, la frequenza cardiaca, la tensione arteriosa e la produzione di testosterone aumentano, il cortisolo (l’ormone dello stress) diminuisce, e l’emisfero sinistro del cervello diventa più stimolato. Questo è quanto riferisce una nuova ricerca effettuata dagli scienziati dell’Università di Valencia che analizza i cambiamenti cardiovascolari e ormonali nel cervello, e la risposta dell’attivazione asimmetrica quando ci arrabbiamo.

Indurre emozioni genera profondi cambiamenti nel sistema nervoso autonomo, che controlla la risposta cardiovascolare, e anche nel sistema endocrino. Inoltre, anche le variazioni di attività cerebrale si verificano, soprattutto nei lobi frontale e temporale

spiega Neus Herrero, autore principale dello studio e ricercatore presso l’Università di Valencia.

I ricercatori hanno indotto la rabbia in 30 uomini con una procedura denominata “induzione della rabbia” costituita da 50 frasi in prima persona che riflettono situazioni quotidiane che provocano rabbia. Prima e subito dopo l’incentivo alla rabbia, hanno misurato la frequenza cardiaca e la pressione arteriosa, i livelli di testosterone e cortisolo, e l’attivazione asimmetrica del cervello, lo stato d’animo generale e l’esperienza soggettiva dell’emozione della rabbia.

Calcio e salute, quando lo sport diventa mito

Lo sport, e soprattutto il calcio, si pensa sia basato quasi esclusivamente sul talento dei singoli giocatori, e dell’allenatore che li fa giocare insieme. Oggi, invece, i 22 giocatori in campo sono supportati da una squadra “fantasma” di esperti in biomeccanica, fisica, nutrizione, psicologia e altre discipline che fanno diventare il calcio forse una delle scienze più precise della Terra.

Ma che dire di chi anziché scendere in campo, il calcio lo segue da casa comodamente seduto su un divano? Anche queste persone devono stare attente alla propria salute in quanto le emozioni che una partita suscita (specie quando ci sono i Mondiali), e le esagerazioni (le classiche birre e patatine davanti allo schermo), possono far male. Ecco alcuni esempi di come la scienza ha contribuito a cambiare il calcio, cercando di scoprire quali sono i “miti” e quali le verità che rendono il calcio e la salute due mondi più vicini di quanto si pensi.

Le donne sono veramente accecate dalla gelosia

Il detto “accecata dalla gelosia” pare avere delle basi scientifiche. Secondo uno studio statunitense, le donne possono essere davvero accecate dalla gelosia. I ricercatori della University of Delaware hanno reclutato per provare la loro teoria un gruppo di coppie eterosessuali. Hanno messo seduti uno vicino all’altro in computer separati i due componenti della coppia. Alla donna è stato detto di cercare le immagini di paesaggi tra le immagini che lampeggiavano rapidamente, cercando di ignorare le immagini raccapriccianti che occasionalmente comparivano sullo schermo, e che potevano anche sconvolgere l’osservatrice.

Allo stesso tempo, al suo partner maschile è stato detto di valutare l’attrattività dei paesaggi che apparivano sullo schermo del suo computer. A metà dell’esperimento, un ricercatore ha annunciato che l’uomo avrebbe dovuto ora valutare l’attrattiva delle donne single che comparivano sul suo computer, al posto dei paesaggi. Dopo il salto vediamo ciò che lo studio ha rivelato.

L’infermiere professionale, figura portante per l’affetto da Alzheimer

La figura dell’infermiere sia ad un livello terapeutico che riabilitativo per soggetti affetti dal morbo di ALZHEIMER è di estremo rilievo ed importanza. È da anticipare, infatti, che chi ha a che fare con il paziente in primis, chi si occupa di lui e dei suoi bisogni da un punto di visto non prettamente ed esclusivamente curativo ed assistenziale ma anche e soprattutto psicologico ed emotivo, è proprio I’infermiere.

Quando l’infermiere prende in carico un paziente con morbo di Alzheimer lo fa attraverso una visione globale del paziente, una sorta di approccio olistico vero e proprio; infatti la cura del corpo, le emozioni e le sensazioni del paziente, sono elementi globali del progetto assistenziale che è utile al fine di instaurare altresì la relazione infermiere/paziente.