Paga ambulanza privata per non perdere il braccio

Un uomo di 29 anni ha dovuto pagare un’ambulanza privata per non perdere il braccio dopo un brutto incidente: l’ospedale dove era stato condotto non era attrezzato per operarlo. E’ una storia particolare quella che coinvolge questo giovane e che si è svolta in provincia di Foggia.

Bimbo da due anni “prigioniero” in ospedale

Da due anni “prigioniero” in una stanza dell’Ospedale Bambin Gesù di Roma perché la Asl del suo paese non riesce ad organizzare per lui, burocraticamente, un trasferimento protetto nella sua zona di residenza in provincia di Napoli. Questa è la storia di Giuseppe.

Partorisce senza sapere di essere incinta

Partorisce senza sapere di essere incinta. Non è un caso di ignoranza o malcuranza di se stessa, ma di cattiva sanità, o almeno così sarebbe stato descritto l’episodio di cui vi raccontiamo oggi se il bambino o la donna avessero subito conseguenze irreparabili. Per fortuna invece la nostra è una storia a lieto fine anche se lascia un certo amaro in bocca che ci fa comprendere come certe categorie di medici (per fortuna la minoranza) non facciano a dovere il loro lavoro. Per fortuna non è accaduto in Italia, ma in Inghilterra.

Cosa fare di fronte ad un incidente

Di fronte ad un incidente stradale o ad un ferimento accidentale a casa o durante il gioco molto spesso non si sa che cosa fare. Eppure i primi minuti sono importanti per avviare correttamente i soccorsi e per salvare una vita. Ne parla Fabrizio Pregliasco, vicepresi­dente di Anpas, l’Associazione nazionale pubbliche assistenze.

Il buon senso e l’attenzione ci impone di non mettersi in condizioni di ri­schio. Se c’è un incidente strada­le, fermarsi verificando che le condizioni di sicurezza lo permet­tano, indossare il giubbino ad alta visibilità, controllare che non ci sia rischio di incendio imme­diato. Un soccorritore che si tra­sforma a sua volta in infortunato non è di alcun aiuto. Serve pron­tezza e, per averla, bisogna esse­re un minimo informati su che cosa fare e che cosa non fare. Cominciamo da che cosa fare. Nell’emergenza c’è una catena della sopravvivenza che parte dall’informativa: il 118 riesce a usare il sistema di intervento giu­sto (dall’elicottero all’ambulan­za, ai vigili del fuoco), se ha in­formazioni certe e precise. Per esperienza personale so che nella concitazione del momento non sempre si ha la lucidità di dire le cose importanti. È impor­tante allenare immediatamente i soccorsi, segnalando con preci­sione il luogo dell’incidente e fornendo più indicazioni possibili sulle persone e i mezzi coinvolti. Poi si possono mettere in atto, se si conoscono le procedure, i primi soccorsi: pochi gesti semplici (come mettere il ferito nella posizione di sicurezza, sul fianco per evitare il rigurgito e il blocco delle vie respiratorie o il blocco degli arti) ma soltanto, lo ripeto, se si sa che cosa fare. A volte l’interventismo fa più danni che altro.

Il colpo di frusta: gradi e cure

Molte persone hanno sentito parlare o vis­suto, se sfortunatamente coinvolte in incidenti stradali o di altro tipo, il cosiddetto “colpo di frusta” meglio definito come

“esperienza traumatica di breve durata, con movimento ve­loce in due direzioni opposte per cambiamento di inerzia, al limite delle capacità fisiologiche, che im­plica tutte le strutture del corpo in globalità” (Harakal Jh. D.O.).

II meccanismo di base è relativo a un corpo in movimento che subi­sce un improvviso arresto o ad un corpo in quiete che viene improv­visamente posto in movimento e, nel caso specifico, avviene ad un corpo umano impreparato a tale movimento. Sono quattro i diversi gradi di con­seguenze cliniche classificati in seguito al colpo di frusta:

  • grado 0: il paziente apparente­mente non ha segni importanti, ma i sintomi sono in prevalenza legati all’ambito psicologico (de­pressione, apatia, etc);
  • grado 1: lieve dolore o fastidio al collo e alla nuca, non ci sono evi­denti segni fisici. Solo una radio­grafia può evidenziare una riduzione fisiologica della lordosi cervicale.
  • grado 2: dolori alla nuca, al collo ed in altre parti del corpo con riduzione dei movimenti e punti do­lorosi alla palpazione;
  • grado 3: segni neurologici (oltre a quelli precedenti) come altera­zione dei riflessi muscolari, della sensibilità e della forza, i soggetti sono spesso ospedalizzati, infatti la priorità è spesso chirurgica e/o neurologica;
  • grado 4: tutti i sintomi e segni pre­cedenti oltre a fratture documen­tate radiologicamente.