Iperattività infantile: sospetto legame con le allergie alimentari

I bambini, si sa, hanno tanta energia, ma capita spesso che ne abbiano un po’ troppa. Quando un bambino registra un’eccessiva attività muscolare che rischia di trascendere nell’aggressività ed impulsività, con conseguenti difficoltà nel fare i compiti, concentrarsi o avere problemi relazionali, si parla di iperattività (o ADHD). Finora, per diagnosticare la causa di questa patologia, sono state fatte tante ipotesi, ma non era mai stato preso in considerazione un legame piuttosto elementare: quello con il cibo.

Hanno tentato questa via dei ricercatori olandesi che hanno pubblicato i risultati del loro studio su Lancet. Hanno provato a mettere a dieta un gruppo di bambini affetti da ADHD dai 4 agli 8 anni. Il tentativo era quello di provare se, partendo con la base dell’alimentazione, cioè cibi naturali come riso, frutta e verdura, i sintomi venivano ridotti.

Disturbi psicologici bambini, a rischio chi trascorre più di due ore al giorno davanti a computer e tv

I bambini che trascorrono più di due ore al giorno davanti ad un computer o alla televisione hanno maggiori probabilità di soffrire di difficoltà psicologiche, indipendentemente da quanto siano attivi fisicamente.
Sono i risultati del progetto PEACH, uno studio su oltre 1.000 bambini di età compresa tra i dieci e gli undici anni, che ha misurato il tempo trascorso dai bambini di fronte a uno schermo, così come il loro benessere psicologico.

I ricercatori dello University of Bristol’s Centre for Exercise, Nutrition and Health Sciences, coordinati dal dottor Angie Page, hanno inoltre monitorato le ore spese dai partecipanti in attività fisica e vita sedentaria.
L’analisi dei dati raccolti ha dimostrato che più di due ore al giorno spese a guardare la televisione o ad usare il computer sono correlate a punteggi più elevati di difficoltà psicologica, indipendentemente da quanto tempo i bambini dedicavano all’esercizio fisico.

Sindrome di Williams

Sindrome di Williams

La sindrome di Williams è una rara anomalia congenita, che è causata da delezione del gene che produce la proteina elastina dal cromosoma 7. Questa proteina è responsabile della resistenza ed elasticità delle pareti dei vasi sanguigni. La sindrome porta a problemi di salute e di sviluppo.

CAUSE: Non si ritiene che la malattia sia ereditata, e così il motivo delle anormalità cromosomiche rimane casuale ed imprevedibile.

Deficit dell’attenzione e iperattività: due proteine le colpevoli

C’è un’origine chimica nel disturbo da deficit dell’attenzione e iperattività (DDAI o ADHD, l’acronimo inglese). Lo ha stabilito per la prima volta uno studio del Brookhaven National Laboratory di New York. che si è avvalso delle tecniche di visualizzazione dell’attività cerebrale (brain imaging). La ricerca, pubblicata sul giurnal of American Medical Association, ha dimostrato che i pazienti che soffrono di deficit di attenzione e iperattività hanno livelli più bassi rispetto alla normalità di alcune proteine essenziali per sperimentare la motivazione e la ricompensa. Ha commentato Nora Volkow, prima autrice dello studio

“un passo importante nella cura del deficit dell’attenzione e iperattività perché spiega alcuni sintomi clinici del disturbo, come la mancanza di motivazione e anche la propensione di questi soggetti ad abusare di droghe e a diventare obesi, perché tendono a cercare compensazioni”

Il team della Volkow ha analizzato 53 adulti con ADHD che non avevano mai ricevuto alcuna terapia farmaceutica e 44 adulti in salute. Hanno misurato tramite Pet (tomografia con emissioni di positroni) i marcatori del sistema doparninico, regolatore dell’umore, in particolare due proteine, dopamina recettori e trasportatori, senza i quali la dopamina non può funzionare concretamente, e cioè non è in grado di influenzare l’umore. I pazienti con ADHD hanno mostrato bassi livelli di entrambe le proteine nelle due aree conosciute come nucleo accurribens e medio cervello, responsabili delle emozioni e delle sensazioni di motivazione e ricompensa.

Coloranti alimentari: influenzano il comportamento dei bambini?

Stando alle conclusioni dell’Agenzia di sicurezza alimentare europea (EFSA) le prove che i coloranti influenzino il comportamento dei bambini non sono sufficienti per diminuirne la dose consentita negli alimenti. Questo sulla base dell’analisi di uno studio svolto all’Università di Southampton, in Inghilterra, per conto della Food Standard Agency e pubblicato sulla rivista Lancet. Secondo la ricerca inglese ci sarebbero prove che alcuni coloranti e conservanti determinino un comportamento iperattivo e un deficit dell’attenzione nei bambini. Ma secondo l’EFSA le evidenze fornite dagli studiosi britannici sono limitate.

Lo studio infatti ha preso in considerazione l’effetto di una miscela di coloranti e non coloranti singoli. Pertanto non sarebbe in grado di dimostrare quale di essi sia responsabile degli effetti osservati. Inoltre non sarebbe chiaro se la sensibilità dimostrata dai bambini coinvolti nello studio a queste sostanze sia estendibile alla popolazione generale, nè se gli effetti osservati possano avere ricadute sul rendimento scolastico o cognitivo in generale.

Tranquillanti prescritti ai bambini in forte aumento: cresce la preoccupazione nel Regno Unito

Nel Regno Unito l’uso di farmaci antipsicotici è in aumento. Fin quì niente di nuovo, se non fosse che i potenti tranquillanti vengono prescritti sempre di più anche ai bambini, come trattamento coadiuvante ad una serie di disturbi, tra cui l’iperattività e l’autismo.
La fascia di età per cui si è registrato un maggior numero di prescrizioni va dai 7 ai 12 anni. La sicurezza a lungo termine dell’impiego di psicofarmaci sui bambini non è ancora stata stabilita.

Il professor Ian Wong, della London School of Pharmacy, ha dichiarato che non sono ancora note le possibili conseguenze di questi medicinali sullo sviluppo del cervello dei giovani pazienti.
Studi clinici hanno dimostrato che l’uso di alcune sostanze, come il ripseridone, possono essere molto efficaci per calmare i bambini autistici o quelli che hanno problemi comportamentali. Ma gli esperti consigliano di usarli con cautela nei pazienti al di sotto dei 15 anni.

Meteoropatia: il cielo grigio e i cambiamenti d’umore

Vi è mai capitato di sentirvi giù di morale, stanchi e spossati quando fuori piove ed il cielo è colorato di un grigio cupo?
Quando capita troppo spesso che l’umore cambi e si avvertano dei disturbi fisici per influenza delle condizioni climatiche o il passaggio di stagione, allora si soffre di una vera e propria patologia: la meteoropatia.
Il soggetto meteorosensibile, a causa di fattori costituzionali o acquisiti, ha una particolare predisposizione a contrarre la meteoropatia, sindrome legata alle variazioni meteorologiche.

L’individuo interessato inizia ad avvertire i sintomi già prima che si realizzino i cambiamenti climatici, con un certo anticipo.
Il mutamento climatico deve essere brusco per scatenare la sintomatologia, che di solito ha un’insorgenza acuta e un’altrettanto rapida attenuazione o scomparsa, con il cessare della condizione atmosferica scatenante, o con il realizzarsi della situazione climatica opposta.