Utero in affitto, cos’è

Cosa è esattamente l’utero in affitto o maternità surrogata? Sul tema c’è ancora molta ignoranza nel nostro paese. Tentiamo di colmare questo vuoto addentrandoci nella pratica in modo più profondo.

Mamme ideali a 30 anni

La mamma ideale? Ha 30 anni e tutta una serie di caratteristiche che la rendono perfetta per potersi occupare di un bambino. Lo suggeriscono i risultati di uno studio condotto dagli scienziati della London School of Economics pubblicati sulla rivista Bioepidemiology and Social Biology.

Artrite reumatoide, le donne colpite già a 35 anni

Si stima che in Italia, l’artrite reumatoide colpisca 350 mila persone, di cui il 75% fra la popolazione femminile tra i 35 anni e i 50 anni, con un rapporto di 5 a 2 rispetto all’uomo. Lo rivela un’indagine dell’Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna (O.N.Da), svolta in collaborazione con Anmar (Associazione Nazionale Malati Reumatici) e con il contributo di Mundipharma.

La maternità diminuisce i casi di suicidio

Malgrado la depressione post-partum sia la peggiore indiziata per i casi di suicidio ed infanticidio, oggi un nuovo studio sembra confutare questi dati, dimostrando al contrario che la maternità sembra proteggere contro il suicidio. Il rischio diminuirebbe proporzionalmente al numero di figli avuti: più sono i bambini che fanno parte della famiglia, minore sarà la probabilità che le mamme si tolgano la vita.

Lo studio completo è stato pubblicato sul Canadian Medical Association Journal.
I ricercatori hanno seguito 1.292.462 donne di Taiwan per oltre 20 anni per sapere se l’ipotesi postulata dal sociologo Emile Durkheim nel 1897 – che l’essere genitori protegga contro il suicidio – fosse esatta.
E in effetti gli studiosi, analizzando i dati raccolti, hanno riscontrato una diminuzione del 39 per cento della mortalità per suicidio tra le donne con due bambini ed una diminuzione del 60 per cento tra le donne con tre o più bambini rispetto alle donne con un solo bambino.

Gravidanza, maternità e mobbing

Un mondo di difficoltà, di solitudine, di depressione, di mobbing nei confronti di neomamme o donne in stato di gravidanza. E’ quello che ci sta raccontando da qualche anno la regista Silvia Ferreri, con il suo documentario, poi libro ed oggi blog “uno virgola due”. I dati Istat ci raccontano che le donne abbandonano il lavoro perché non riescono a conciliarlo con i figli.

Ma la giovane donna non si è fermata all’apparenza delle cifre, ha voluto andare oltre: i dati Istat-Cnel a cui ha fatto riferimento erano quelli del 2004. Il tasso di natalità italiano: 1,2 ovvero meno delle tartarughe giganti in via d’estinzione (oggi siamo arrivati all’1,3 grazie alle nascite di bambini stranieri).

L’impatto psicologico della gravidanza

Viviamo in una società sempre più costellata di lavoro, pianificazioni, scadenze e progetti. In tutto questo la gravidanza resta un evento che implica un’evoluzione del corpo assoggettata alle millenarie leggi della natura e che insinua nella donna una sensazione di perdita di autonomia e di privazione della libertà. Infatti, accanto al vissuto dominante della gioia nella creazione di una nuova vita e della “sopravvivenza della propria specie” nei futuro, insorgono spesso, sentimenti di paura e incertezza.

 Nascono domande intorno a corpo che diventa altro rispetto alla semplice realtà biologica, poiché riveste anche il ruolo di strumento per divenire madre, con tutte le implicazioni che questo passo comporta nella costituzione dell’identità di una donna. I cambiamenti che avvengono a livello fisico comportano una rielaborazione interna della propria immagine, un assestamento che permette di metabolizzare ciò che sta avvenendo, al fine di rafforzare la propria identità. Il corpo, dunque, si adegua alla gestazione in modo fisiologico e senza l’intervento della volontà, mentre per quanto riguarda l’adattamento psicologico entrano in gioco dinamiche più sottili e delicate.

Tumore dell’endometrio: da Trieste una tecnica per preservare la fertilità

Il tumore dell’Endometrio è il più comune cancro dell’apparato genitale femminile e rappresenta una patologia in costante aumento nei paesi industrializzati: si stima infatti un’incidenza di circa 150.000 casi all’anno in tutto il mondo. Nonostante sia raro sotto i quaranta anni, sempre più spesso sono le giovani donne ad esserne affette, con gravi conseguenze sulla possibilità di procreare. La terapia consiste infatti comunemente in un intervento di isterectomia, ossia l’asportazione dell’utero che esclude definitivamente per queste pazienti la possibilità di diventare madri.

Ma una nuova speranza giunge dall’Irccs materno-infantile Burlo-Garofolo di Trieste dove l’equipe medica del servizio di Isteroscopia diagnostico-operativa del dipartimento di Ostetricia e Ginecologia, diretto dal dottor Secondo Guaschino, ha sperimentato in questi ultimi cinque anni una tecnica in grado di preservare l’utero e la possibilità di future gravidanze. I risultati della sperimentazione condotta su 21 donne in età fertile saranno pubblicati a breve sull’American Journal of Obstetrics and Gynecology. La tecnica si basa sull’individuazione precoce dei cosiddetti polipi atipici, lesioni che rappresentano lo stadio iniziale del tumore all’endometrio e consiste nella loro asportazione mediante isteroscopia. Successivamente le pazienti sono state monitorate a intervalli regolari per individuare l’eventuale formazione di tessuti maligni, circostanza che non si è mai presentata.

Schiave degli ormoni. Ecco perchè le donne avrebbero meno successo degli uomini

La tendenza delle donne a realizzarsi meno degli uomini in ambito lavorativo sarebbe, secondo la studiosa Susan Pinker, non solo socialmente, ma anche biologicamente determinata. Anni di lotte per la conquista della parità tra i sessi e per l’emancipazione delle donne sarebbero quindi stati inutili? Infatti a decretare sin dove può osare una donna sarebbe una predisposizione biologica contro la quale non si può nulla. Nel libro “The sexual paradox, extreme men, gifted woman and the real gender gap” la psicologa statunitense, rivela come le donne, sebbene ugualmente motivate e capaci, a volte anche più degli uomini (il contentino stavolta ce lo da una donna!), non riescano poi a raggiungere le vette del successo a causa della scarsa produzione di testosterone a fronte di un’abbondante secrezione di ossitocina, ormone coinvolto nei meccanismi dell’orgasmo e della maternità.

In particolare, secondo la Pinker, le donne sarebbero più propense, in virtù delle proprie caratteristiche ormonali, a scegliere impieghi che abbiano un’utilità sociale perchè maggiormente comunicative ed empatiche e ad avere un maggior ventaglio di relazioni interpersonali e interessi che esulano dall’ambito lavorativo. Sarebbe sempre l’ossitocina a portare la donna lavoratrice a sentirsi meno soddisfatta del proprio lavoro se per svolgerlo è costretta a passare meno tempo con i figli o a limitare la propria vita sociale. Gli ormoni in pratica portano le donne a compiere delle scelte professionali e di vita che limitano le loro possibilità di “raggiungere la vetta”.