Memoria, imparare velocemente? Bisogna sapersi fermare

Imparare velocemente una tecnica o una materia? Non bisogna affannarsi a ripetere e continuare ininterrottamente esercizi, ma essere in grado di capire quando bisogna fermarci per far si che il cervello possa agire adeguatamente e consolidare ciò che ha appresso, facendolo passare dalla memoria a breve termine a quella  a lungo termine. Lo spiega uno studio condotto dall’Università inglese del New South Wales.

Uomini ricordano di più esperienze negative

La mente umana non smette mai, nonostante il passare del tempo e la scoperta di nuove frontiere della medicina moderna, di stupire. E ciò che stiamo per rivelarvi entra di diritto in tale contesto. Contrariamente a ciò che si pensa solitamente, gli uomini conservano con maggiore precisione il ricordo di una esperienza spiacevole, al contrario delle donne, che tendono a ricordare con minore attenzione esperienze emotivamente traumatiche.

Cervello: studiare fa bene alla memoria

La cultura fa bene alla salute. In particolare al cervello e a quella particolare area che è l’ippocampo, situata nella parte mediale del lobo temporale che svolge un importante ruolo nei processi di memoria a lungo termine e che, purtroppo è una delle prime strutture cerebrali a risentire delle fasi iniziali dell’Alzheimer. Lo sospettavamo già, ma ora è arrivata anche una conferma scientifica: si tratta di uno studio sperimentale italiano realizzato presso l’IRCCS Fondazione Santa Lucia di Roma che ha ottenuto addirittura la copertina della rivista scientifica internazionale “Human Brain Mapping”, oltre che la pubblicazione dei dati.

Allenare la memoria a breve termine rende più intelligenti

L’intelligenza non è data una volta per tutte alla nascita e può anzi essere potenziata durante tutto il corso della vita. Basta esercitare la memoria. A provarlo una ricerca condotta da Susanne Jaeggi e Martin Buschkuel dell’Università del Michigan, che ha dimostrato come allenare la cosiddetta memoria di lavoro o a breve termine abbia ricadute positive sulle doti intellettive.

La gran parte dei test intellettivi misura due tipi di intelligenza: quella, per così dire, cristallizzata e quella fluida. La prima riguarda la capacità di risolvere i problemi in base alle conoscenze e alle competenze personali, avvalendosi cioè di informazioni custodite dalla cosiddetta memoria a lungo termine. La seconda, invece, indaga l’abilità di comprendere le relazioni tra concetti, aldilà delle conoscenze già possedute dall’individuo. Ed è proprio questa tipologia di intelligenza che può essere ampliata, con un allenamento mirato della memoria a breve termine.

Viva la pennichella consolida la memoria a lungo termine

Volete sottoporre la vostra memoria ad una cura ricostituente? La ricetta vincente non prevede fosforo o integratori, ma una più sana e sicuramente piacevole pennichella. Novanta minuti di sonno durante il giorno, dimostra una ricerca pubblicata su Nature Neuroscience, favoriscono il consolidamento della memoria a lungo termine, ovvero di quella forma di memoria permanente destinata a non scomparire mai o ad attenuarsi solo dopo molti anni.

Fin qui la buona notizia dello sdoganamento della pennichella pomeridiana. Ma i ricercatori israeliani del Center for Brain and Behaviour Research dell’Università di Haifa hanno pronta anche la doccia fredda. In pratica con le loro ricerche stanno tentando di svelare i meccanismi alla base del consolidamento della memoria indotto dal sonno, per poterli riprodurre artificialmente.

L’apprendimento di un compito può essere riportato a due fasi distinte, quella di miglioramento della performance che si verifica durante la fase di esecuzione del compito stesso e quella di perfezionamento successivo, legata a processi di consolidamento della memoria, ovvero alla trasformazione del ricordo di una data esperienza in un qualcosa di più solido e duraturo.