Il decalogo per rimanere in salute nonostante il freddo

Stavolta il freddo è arrivato davvero. Pare che questa sarà la settimana più gelida dell’inverno e allo stato delle cose, non possiamo che confermare questa ipotesi meteorologica e prenderci cura della nostra salute che con le temperature troppo basse è a maggior rischio: aumentano i casi di influenza stagionale e delle sindromi influenzali, raffreddore, tosse, geloni, dolori muscolari e malattie respiratorie croniche si fanno più intense arrivando anche a mettere a rischio addirittura la vita delle persone anziane ed in generale di tutti coloro che non possono godere di un riparo adeguato e vanno incontro ad assideramento o ipotermia. Ecco allora che il Ministero della Salute ha diffuso un vero e proprio decalogo redatto dal Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie -Ministero della Salute. Di seguito i consigli:

Prevenire e curare le intossicazioni da monossido di carbonio

Intossicazioni da monossido di carbonio: quando si legge di casi di avvelenamento sul giornale, si pensa sempre che sia una realtà molto lontana dal nostro quotidiano. Ogni anno, al contrario, sono almeno 400 i casi che si verificano in Italia. Sebbene sembri essere un numero esiguo, nella realtà si tratta di contaminazioni, talvolta mortali, facilmente evitabili.

Gran Bretagna: una legge potrebbe vietare le case fredde

Secondo i dati del Governo britannico, nel 2010 sono morti di freddo più inglesi che siberiani. Per contrastare questo dato così allarmante, ha deciso di affrontare un’azione legale per fare in modo che questo non accada più, e probabilmente prenderà in considerazione la proposta di un gruppo di attivisti, rendendo illegali le case considerate “pericolosamente fredde”.

I motivi sono tanti, ma principalmente è la morte a spaventare, e le cause sono essenzialmente due: da un lato il freddo che arriva a congelare le persone che non possono permettersi di pagare la bolletta del riscaldamento, e dall’altro il monossido di carbonio sprigionato dalle caldaie e dalle stufe, spesso illegali o senza manutenzione, a cui molti poveri ricorrono per riscaldarsi un po’.

Inquinamento indoor: le linee guida dell’OMS per la salute pubblica

Sono state pubblicate oggi le nuove Linee Guida sull’inquinamento indoor, individuate dall’OMS per la tutela della salute pubblica: oltre 60 scienziati di tutto il mondo hanno contribuito alla stesura del documento indirizzato alle autorità nazionali responsabili per la sanità e l’ambiente, a specialisti del settore e a quanti altri risultano coinvolti  dalle sostanze citate. Si tratta di un secondo volume che segue un equivalente del 2009 sulle muffe e l’umidità ed anticipa il prossimo lavoro sui combustibili di uso domestico.

Quando parliamo di inquinamento indoor ci riferiamo all’aria malsana che respiriamo all’interno delle mura domestiche o in ufficio: luoghi cioè chiusi, all’interno dei quali passiamo la maggior parte del nostro tempo, esposti a sostanze tossiche che neppure pensiamo possano esistere in quel contesto. Queste linee guida hanno individuato 9 tra gli inquinanti più diffusi e pericolosi e ne hanno segnalato il limite oltre il quale si è a rischio, nonché le patologie alle quali si va incontro, non attenendosi alle indicazioni. Qualche esempio:

Fumare con il narghilè fa male quanto una sigaretta normale

Sfatiamo un mito: fumare con il narghilè non è vero che fa meno male rispetto alla sigaretta. Il tabacco fumato attraverso i suoi tubi espone il consumatore alle stesse sostanze tossiche (monossido di carbonio e nicotina) a cui è esposto fumando una sigaretta. Questo potrebbe ugualmente portare alla dipendenza da nicotina e malattie cardiache, secondo uno studio effettuato da un ricercatore della Virginia Commonwealth University pubblicato sull’American Journal of Preventive Medicine.

Negli ultimi 10 anni circa fumare tramite narghilè o i mille altri metodi fantasiosi è cresciuto in popolarità in tutto il mondo, specialmente tra i giovani tra 18 e 24 anni. La convinzione dilagante è che questo metodo trasporti meno catrame e nicotina del fumo di sigaretta normale e ha meno effetti negativi sulla salute.

I risultati sono importanti perché forniscono concrete prove scientifiche che contraddicono il mito spesso ripetuto che il fumo tramite narghilè non fa inalare al consumatore gli stessi prodotti chimici nocivi delle sigarette. Ci auguriamo che questi risultati saranno utilizzati da medici e funzionari della sanità pubblica per informare i fumatori sul rischio indotto dalla dipendenza dalla nicotina e le malattie cardiovascolari

ha spiegato il principale ricercatore, Thomas Eissenberg, professore presso il Dipartimento di Psicologia VCU.

La diagnosi la farà il naso

Sembra proprio che tra breve sarà possibile avere un quadro preciso del nostro stato di salute e sapere se si è affetti da qualche patologia attraverso un esame laser dell’alito. Ricercatori dell’università statunitense di Boulder nel Colorado, in collaborazione con i colleghi del National Institute of Standards and Technology (NIST), hanno infatti creato uno strumento laser in grado di rilevare la presenza nel nostro respiro di specifici componenti il cui accumulo nell’organismo può essere indice di uno stato di malattia. La ricerca che ha condotto alla messa a punto di questo nuovo e rivoluzionario ritrovato tecnologico, descritto sulla rivista Optical Express, è stata coordinata dal dottor Jun Ye.

Si tratta di uno speciale laser a frequenza ottica in grado di individuare e distinguere nell’alito la presenza di diverse combinazioni di molecole cui corrispondono altrettante patologie, anche quando la loro concentrazione è molto bassa. Fino ad ora i test di laboratorio, svolti su alcuni studenti volontari, hanno preso in considerazione l’ammoniaca, dannoso materiale di scarto che si accumula nell’organismo in caso di patologie dei reni, che non riescono a smaltirla attraverso l’urina, il metano e il monossido di carbonio, prodotti quando si è affetti da alcuni tumori , e il dimetil-chetone, che a concentrazioni elevate da luogo alla cosiddeta acetonemia (o chetonemia), condizione che può essere associata al diabete mellito .