Farmaci salva fertilità a spese delle pazienti oncologiche

Donne in età fertile e tumori: quante volte abbiamo sentito parlare della possibilità di conservare gli ovociti delle pazienti per dare loro la speranza di mettere al mondo figli nonostante la chemioterapia? La questione è ancora molto attuale ma la FAVO (Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia, ANDOS – Associazione Nazionale Donne Operate al Seno, AIMaC – Associazione Italiana Malati di Cancro, Salute Donna) lancia l’allarme: i farmaci salva fertilità in Italia sono a carico delle pazienti e, nemmeno a dirlo, sono davvero troppo costosi.

Cisti ovariche: sintomi, cause, pillola, cura, foto e diagnosi

Quando parliamo di cisti ovariche siamo sempre in allarme: saranno maligne o benigne? Possono evolvere in carcinoma ovarico oppure no? Basta vedere i forum o siti come yahoo Answers per capire quanto l’argomento sia sentito con preoccupazione, ma anche quanto tale problema sia frequente in età fertile. Approfondiamo quindi insieme il tutto:

Cancro ovarico: la prevenzione passa per una cellula?

Un nuovo metodo di prevenzione o cura del cancro ovarico grazie ad una cellula recentemente scoperta? Potrebbe davvero essere questa la chiave di volta in merito ai problemi dell’apparato sessuale femminile? E’ presto per dirlo. Quel che è certo è che i ricercatori australiani dell’Università di Adelaide hanno scoperto quale cellula dà davvero origine alla formazione dei suddetti organi riproduttivi.

Ipofunzione ovarica

Ipofunzione ovarica

L’ipofunzione ovarica è la ridotta funzionalità delle ovaie (compresa la produzione diminuita di ormoni).

CAUSE: L’ipofunzione ovarica può essere causata da fattori genetici come alcune anomalie cromosomiche, o può verificarsi con alcune malattie autoimmuni tali da disturbare la normale funzione ovarica. La chemioterapia e la radioterapia possono anche causare l’ipofunzione ovarica.

Chemioterapia e ovaie: salvare la funzione riproduttiva nelle donne con il cancro

Una strategia che riesca a proteggere le ovaie delle donne sottoposte a chemioterapia. È l’intento di uno studio condotto da Stefania Gonfloni e dai colleghi biologi e medici dell’Università degli Studi Tor Vergata di Roma. Chemioterapia e radioterapia, le armi più comunemente usate per sconfiggere il cancro, prevedono l’impiego di agenti chimici e fisici in grado di indurre lesioni nel DNA. Queste lesioni provocano l’attivazione di TAp63, un particolare gene “sentinella” che ha la funzione di impedire che errori nel codice genetico possano trasmettersi alla generazione successiva.

A questo scopo, TAp63 induce le cellule lesionate al  suicidio. Oltre alle cellule cancerogene trasformate, però, i trattamenti aggressivi della chemioterapia possono colpire anche cellule sane, provocando conseguenze indesiderate. Come nel caso delle cellule uovo, contenute nelle ovaie. La loro riduzione di numero a causa della terapia è uno degli effetti collaterali con maggiore impatto sulla qualità della vita delle donne che hanno sconfitto il cancro.

Il gruppo di Stefania Gonfloni ha individuato il meccanismo di attivazione di questo sistema di sicurezza. Il protagonista è c-Abl, un altro gene, in grado di trasformare TAp63 da semplice sentinella a vero e proprio “kamikaze cellulare“. Possiamo immaginare che funzioni come un semaforo: quando è verde, TAp63 non si attiva e non ci sono problemi per la cellula, mentre se è rosso, TAp63 ne provoca la morte. Ai ricercatori romani è venuto in mente di provare a utilizzare un inibitone specifico di c-Abl, l’irnatinib, un farmaco già utilizzato in alcuni casi di leucemia, e vedere cosa sarebbe successo. È come se il semaforo diventasse giallo, aprendo di fronte alla cellula due possibili strade.

Non solo testamento biologico: in Commissione Igiene 2 ddl sull’endometriosi

E’ appena cominciato il lungo iter legislativo e parlamentare che vede impegnata la Commissione Igiene, presieduta da Antonio Tomassini in quota PdL, nella discussione di una serie di decreti di legge aventi per oggetto diversi provvedimenti in ambito socio-sanitario. Non solo il tanto discusso atto relativo al testamento biologico – è di giovedì 6 novembre la prima sentenza, emanata da un giudice tutelare  modenese che recepisce la volontà di un cinquantaduenne di nominare la propria moglie quale “amministratore di sostegno” –  ma anche due progetti normativi inerenti alla prevenzione ed al trattamento dell’endometriosi che aprirebbero, nello specifico, all’istituzione di un registro nazionale delle donne colpite dalla patologia. Un consenso preventivo e pressochè unanime lascia ben sperare rispetto ad una decisione, in senso positivo, in tempi piuttosto celeri.