Medici no-vax: burocrazia alla base della non radiazione

Quello dei medici no-vax è un tema tra i più scottanti tra quelli che riguardano la campagna vaccinale e la lotta contro la pandemia di coronavirus: non di rado sanitari privi d’immunizzazione sono stati causa di focolai negli scorsi mesi. L’Ordine dei medici vorrebbe intervenire con la radiazione dall’Albo professionale ma non può per via di problemi burocratici.

Pandemie? Sempre più diffuse in futuro

Le pandemie? Sempre più frequenti in futuro. Almeno stando a uno studio condotto dall’Università di Padova, avvalendosi della collaborazione di un team di scienziati internazionali, che è stato recentemente pubblicato sulla rivista di settore PNAS.

Influenza A è stata più letale di quanto stimato

Nel 2009 il mondo ha avuto a che fare con una terribile pandemia relativa all’influenza A, conosciuta anche sotto il nome del suo virus, H1N1. Secondo i ricercatori del Centro per il controllo delle Malattie di Atlanta (CDC) negli Stati Uniti i numeri reali, in contagi ma soprattutto in quanto a vittime,  sarebbero decisamente più alti di quelli stimati in un primo momento.

Influenza AH1N1: il vaccino contro la pandemia ha funzionato

L’Influenza AH1N1 aggiunge un nuovo capitolo alla sua lunga e dibattuta storia. Secondo uno studio internazionale appena pubblicato su Plos Medicine il vaccino anti-influenzale per combattere la pandemia cioè la prevista epidemia globale, ha funzionato per un buon 70%. Il lavoro di analisi è stato realizzato dall’European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC), coordinato per l’Italia dall’Istituto Superiore di Sanità e nasce dal progetto I-MOVE (Influenza monitoring of vaccine effectiveness in Europe).

I dati sono stati raccolti durante la stagione 2009-2010, ovvero in piena polemica vaccinale. Secondo il presidente dell’ISS il Prof. Enrico Garaci, lo studio avrebbe dimostrato la capacità del vaccino di proteggere oltre il 70% della popolazione che si è sottoposta a questa forma di prevenzione:

“ribadisce l’importanza degli interventi vaccinali, in particolare rappresenta un’ulteriore conferma dell’efficacia del vaccino contro l’influenza pandemica, a suo tempo ingiustamente criticato, fornendone una valutazione sul campo”.

Ma aggiungiamo qualche particolare: il vaccino pandemico è risultato più efficace tra le persone più giovani con meno di 65 anni (78,4%) e senza patologie croniche (73%).

Influenza suina, tra le più cliccate nel 2010: ed è nuovo allarme

Siamo alla fine del 2010 e sapete quale è stata una delle ricerche più frequenti effettuata su Google negli ultimi 12 mesi? Ma Swine Flu ovviamente, cioè influenza suina, per abbinarla poi a tutti i suoi sinonimi come Influenza A o da Virus H1N1! Proprio in questi giorni sta salendo un nuovo allarme proveniente dalla Gran Bretagna, dove sono morte 27 persone in poche settimane. Inizialmente si è parlato di una situazione non preoccupante ed assolutamente nella norma, ma proprio ieri le autorità hanno definito il numero dei contagiati “preoccupante”: i casi sarebbero quasi triplicati. Si sarebbe cioè prossimi ad una nuova epidemia e quindi è necessario correre ai ripari e prepararsi adeguatamente.

Medesimo allarme anche in Egitto dove i decessi sono arrivati a 56 a causa del virus H1N1. Probabilmente è giusto sottolineare i casi per mettere la popolazione in guardia nei confronti del virus influenzale ed attivarsi in una adeguata prevenzione.

Influenza A, la grande truffa dell’Oms: la pandemia non è mai esistita

Accuse pesanti quelle mosse dal British Medical Journal all’Oms (l’Organizzazione mondiale della sanità): l’influenza A sarebbe una vera e propria truffa, montata ad arte per favorire le industrie farmaceutiche. L’inchiesta è stata condotta dal British Medical Journal (BMJ) e dall’Agenzia di Giornalismo Investigativo di Londra (BIJ) e va ad aggiungersi alla miriade di critiche sollevate da più parti contro l‘Oms per l’allarmismo ingiustificato alimentato intorno alla pandemia del virus A-H1N1.

A destare scalpore, la scoperta di un presunto conflitto d’interessi: alla redazione delle linee guida dell’Oms per le pandemie parteciparono infatti alcuni esperti presenti anche sul libro paga della Roche e della GlaxoSmithKline, due famose case farmaceutiche, impegnate nella produzione di vaccini contro i virus influenzali.

La pandemia di influenza aviaria è molto difficile che capiti, basse probabilità di legame con quella suina

Il virus dell’influenza aviaria avrebbe dovuto attuare almeno due simultanee mutazioni genetiche prima che potesse essere facilmente trasmesso da uomo a uomo, secondo una ricerca pubblicata su PLoS One. Gli autori del nuovo studio, dell’Imperial College di Londra, l’Università di Reading e la University of North Carolina, Stati Uniti, sostengono che è molto improbabile che due mutazioni genetiche si possano verificare nello stesso momento.

Questo nuovo studio si aggiunge alla nostra comprensione del perché l’influenza aviaria non ha ancora provocato una pandemia, e probabilmente come mai sarà molto difficile che si leghi anche al virus all’influenza suina. All’inizio di quest’anno, i ricercatori hanno anche mostrato che i virus dell’influenza aviaria non prosperano negli esseri umani, perché, a 32 gradi Celsius, la temperatura all’interno naso di una persona è troppo bassa. I ceppi H5 dell’influenza sono diffusi nelle popolazioni di uccelli di tutto il mondo. I virus del ceppo H5N1 hanno infettato più di 400 persone dal 2003.

La paura della vaccinazione potrebbe essere un “errore mediatico”

L’efficacia delle campagne di vaccinazione durante la pandemia di influenza, come quella attualmente in corso per l’H1N1, potrebbe essere compromessa dall’errata pubblicità associata ad una coincidenza di eventi indipendenti dai vaccini. Questa è la conclusione di un articolo pubblicato su Lancet e scritto da un team internazionale di ricercatori del Cincinnati Children’s Hospital Medical Center.

Indipendentemente dal fatto che qualcuno si faccia il vaccino, cose cattive capitano alle persone ogni giorno e in genere si verificano a tassi abbastanza prevedibili. Identificare problemi di sicurezza reale con i nuovi vaccini significa che dobbiamo districare i segnali di sicurezza effettiva dallo sfondo di eventi medici, che sono quelli che sarebbero accaduti senza vaccinazione.

E’ questa la conclusione a cui arriva Steven Black, autore principale dell’articolo e medico del’ospedale di Cincinnati. Il team di ricercatori provenienti da 13 istituzioni sanitarie e dalle agenzie della salute di tutto il mondo hanno rivisto i dati medici provenienti da studi precedenti e dalle banche dati degli ospedali per identificare quanti eventi sanitari siano accaduti senza alcun vaccino. La loro revisione ha mostrato che il tasso di eventi avversi varia a seconda degli anni, Paese, età e sesso della popolazione.

Influenza suina: previsti per il prossimo anno dai 4 ai 13 milioni di contagi in Italia

La nuova influenza, come affermato ieri dall’Oms, è inarrestabile, ma la novità di oggi è che essa corre il rischio di diventare una delle più grandi pandemie che il mondo abbia mai conosciuto. A farne le spese, seppure in misura minore rispetto alle altre nazioni, potrebbe esserci l’Italia, in cui è prevista un’ondata terrificante dal prossimo autunno fino a marzo.

Secondo il viceministro della salute Ferruccio Fazio, nonostante stanno per arrivare i vaccini in massa, questi potrebbero non bastare, e lascerebbero ammalare milioni di persone. Appena il vaccino sarà disponibile, i cosiddetti lavoratori “utili”, cioè i medici, infermieri e le forze dell’ordine, saranno i primi a riceverlo. Si prevede di vaccinare in questo modo 8,6 milioni di persone, e nonostante questo, il rischio di contagio riguarderà almeno 13 milioni di italiani.

Nuova influenza: tiriamo le somme alla fine della prima ondata

I primi riscontri sull’emergere di una nuova pandemia del ceppo di influenza A H1N1 in Messico, sono stati pubblicati sulla rivista Science. I ricercatori del MRC Centre for Outbreak Analysis and Modelling at Imperial College di Londra, stanno lavorando in collaborazione con l’Organizzazione mondiale della sanità ed il Ministero della salute pubblica del Messico per valutare l’epidemia utilizzando i dati di fine di aprile. I loro principali risultati sono i seguenti:

I dati finora raccolti sono molto coerenti con quello che i ricercatori si aspettano di trovare nelle prime fasi di una pandemia. I ricercatori stimano che in Messico, l’influenza A H1N1 è stata fatale in circa 4 casi su 1.000, che fanno diventare questo ceppo di influenza letale quanto quello riscontrato nella pandemia del 1957. I ricercatori sottolineano che l’assistenza sanitaria è notevolmente migliorata nella maggior parte dei paesi dal 1957 ad oggi, e se non ci sono maggiori vittime è perché il mondo oggi è più preparato.

L’epidemia si pensa sia iniziata in Messico già dal 15 febbraio scorso. I dati suggeriscono che entro la fine di aprile circa 23.000 persone sono state infettate con il virus in Messico e 91 di queste sono morte a causa dell’infezione. Tuttavia, le cifre sono incerte perché alcuni casi miti non sono stati dichiarati. I numeri degli infetti potrebbero essere sotto le 6.000 persone o oltre le 32.000. L’incertezza sul numero di persone infettate in Messico, significa che il rapporto di mortalità dello 0,4% (4 morti su 1000) non può essere definitivamente stabilito. Il quadro comune di riferimento è che esso varia da 0,3% all’1,5%.

Influenza suina, 2 miliardi di persone potenzialmente a rischio

foto: Ansa

Il livello di guardia si sta abbassando in tutto il mondo. Nuovi contagi non sembrano esserci, anche se nelle ultime 24 ore il numero dei casi riguardanti il virus A H1N1 sono saliti a quota 2.099, quasi 500 in più rispetto al giorno prima, mentre le morti accertate sono salite da 30 a 44. Ma intanto in Messico riaprono gli edifici pubblici ed in Europa tutti tirano un sospiro di sollievo perché sembra che per ora non compaiano nuovi casi.

Per ora, appunto. Secondo Keiji Fukuda, vicedirettore generale dell’Oms, il virus potrebbe ritornare di nuovo e più forte di prima. Se questo dovesse accadere, e dovesse trovare il livello di allerta abbassato, c’è il pericolo di una possibile pandemia che riguarderebbe un terzo della popolazione mondiale, cioè circa due miliardi di persone.

Il rischio, come da più parti indicato nei giorni scorsi, riguarda il periodo appena successivo all’estate, quando i virus della nuova influenza potrebbe mescolarsi con il virus normale, e creare lo scompiglio tra la popolazione. Lo scenario è semplice da immaginare: al primo sintomo influenzale (ed in tutto il mondo le persone che lo avvertono ogni anno sono centinaia di milioni) ci si recherebbe subito in ospedale; la congestione sarebbe istantanea; i medici tenderebbero a sottovalutare l’entità del pericolo, ed infine i casi di decessi sarebbero innumerevoli.

Influenza suina, che cosa ci nascondono?

Stanno succedendo tante e troppe cose strane a proposito della cosiddetta febbre suina (che poi suina non è visto che non ha contagiato alcun maiale al mondo). Ieri è stata resa ufficiale la dicitura “Influenza A-H1N1” dal nome del virus, dopo che per oltre una settimana si è continuata a spargere la voce di un contagio dietro l’altro.

I numeri sono troppo contrastanti. Si era arrivati a 2.500 ricoverati, ma di questi solo poco più di 300 sono quelli sicuri del virus. Si parlava di oltre 150 morti, ed invece i decessi avvenuti con certezza a causa del A-H1N1 sono solo 15. Quello che è certo è che non si è fatto tutto come si doveva, e forse qualcuno all’Oms ha qualche grossa responsabilità.

Sembra di rivivere la storia del sismologo Giampaolo Giuliani dopo il terremoto. Miguel Angel Lezana, direttore del centro nazionale di epidemiologia in Messico, ha affermato pubblicamente di aver avvertito l’Oms che un virus si stava espandendo molto rapidamente nella capitale dello Stato del Centro America, ma anche fuori, e chiedeva di prendere provvedimenti 3 settimane prima dell’allarme.

Febbre suina ridimensionata, ma i morti varcano il confine messicano

Primo caso di morte da febbre suina fuori dal Messico. Si tratta di un bambino di 2 anni che, trasportato dai suoi familiari in Texas proprio per essere curato dal virus A H1N1, non ce l’ha fatta. E con lui le morti accertate salgono a 9. Delle 159 di cui si parlava ieri, quasi la metà sono state smentite, indicando la causa del decesso per motivi diversi dall’influenza dei maiali, mentre le altre 75 sono ancora in fase di accertamento.

Nel frattempo l’Oms ha portato il grado di allarme da 4 a 5, uno in meno del livello massimo che significa pandemia. Ma anche 5 è altrettanto preoccupante, dato che il significato di questa “promozione” è:

un forte segnale che una pandemia è imminente e che il tempo per completare l’organizzazione, la comunicazione e la messa in atto delle previste misure di attenuazione è breve.

Febbre suina, salgono i morti, ma il mondo è pronto ad affrontarla

La febbre c’è, l’emergenza pure, ma a differenza delle altre crisi simili, il mondo non si fa trovare impreparato. E’ questa la sensazione che si ha guardando i provvedimenti che in tutto il pianeta si stanno attuando per fermare una possibile pandemia. I dati che arrivano dal Messico fanno paura, 103 morti e oltre 1.600 i ricoverati in pochi giorni destano preoccupazione, ma l’allerta è alta e non ci dovrebbero essere casi in Italia ed in Europa.

Già i provvedimenti presi nello stesso Messico hanno cominciato a dare i loro frutti. Le metropoli sono quasi interamente bloccate, e così si è riuscito ad arginare il contagio, anche se in un solo giorno ci sono state altre 22 morti. I primi contagi si notano anche nei vicini Stati Uniti, con 20 casi sospetti, ma anche 6 in Canada, 9 in Colombia e uno in Brasile.

In Europa per parlare di epidemia bisognerà ancora aspettare. Fino a questo momento i casi sospetti sono stati solo 8, di cui 6 in Spagna e due in Francia, ma ancora non sono direttamente collegabili al virus A-H1N1. Intanto l’Unione Europea ha chiesto una riunione d’emergenza dei ministri della sanità dei 27 Paesi per concertare un’azione comune. L’Italia per adesso si può dire salva. Non importiamo suini dal Messico e l’infezione da uomo a uomo è ancora abbastanza lontana. C’è da dire inoltre che non c’è pericolo a mangiare carne suina, in quanto, se cotta o stagionata, non contiene alcun pericolo di contagio.