Individuati meccanismi cerebrali che vincono la paura

Perché alcune persone hanno la capacità di mantenere la calma e e di rimanere rilassate, anche nelle situazioni più difficili? O, al contrario, molte altre vanno in ansia e si spaventano per delle sciocchezze?
Nuovi esperimenti effettuati sui topi dai ricercatori dell’Howard Hughes Medical Institute (HHMI) stanno fornendo informazioni sul modo in cui il cervello cambia quando gli animali imparano a sentirsi al sicuro e protetti in situazioni che normalmente li avrebbero resi ansiosi.

Eric R.Kandel e Daniela D.Pollack hanno condotto dei test sui topi per capire come fanno a sentirsi al sicuro in situazioni di stress.
I loro esperimenti hanno dimostrato che i roditori sviluppano un’inibizione condizionata della paura, che è un vero e proprio apprendimento della sensazione di essere al sicuro.

Perché ci piacciono i film horror?

Ad alcuni fanno paura, ad altri fanno ridere perché consapevoli della finzione scenica: i film horror dividono il pubblico in due metà, coloro che collezionano tutti i dvd più raccapriccianti della storia del cinema di paura e quelli che stanno alla larga da certe scene che suggestionano eccessivamente la fantasia e fanno venire i brividi al solo ripensarci.

Qualche tempo fa vi abbiamo spiegato cosa c’era alla base della predilizione per i video pornografici, con l’attivazione dei neuroni specchio che stimolavano l’eccitazione e l’immaginario erotico basato sull’identificazione visiva.
Oggi parleremo, invece, di quali reazioni si scatenano nella psiche alla vista dei film horror e cosa porta molte persone ad avere una particolare attrazione verso le immagini da paura.
Il comportamento umano ha come inclinazione  naturale evitare la sofferenza e perseguire il piacere, eppure c’è chi paga il biglietto del cinema per due ore di puro terrore e urla impaurite: come trovare una spiegazione logica alla passione per l’horror?

Conosciamo l’agorafobia ed il software Vepda che aiuta a sconfiggerla

L’agorafobia (dal greco αγορά, “piazza“) viene spesso associata, proprio a causa dell’etimologia della parola, con la paura degli spazi aperti.
In realtà si tratta di una situazione di disagio che colpisce gli individui nel momento in cui si trovano lontano dagli ambienti familiari.

L’ansia si accresce quando non ci sono vie di uscita immediate verso un luogo considerato sicuro, solitamente identificato con la propria abitazione.

Ansia anticipatoria: è una fortuna solo per i broker!

Il cuore inizia a battere più forte, sudiamo freddo, ed una sensazione di pesantezza ci preme sul torace, tutti sintomi che fanno capo ad un solo nome: ansia.

Le forme che l’ansia può assumere sono tante, forse troppe per poterle elencare tutte, poichè sotto questa parola si nascondono anche fobie e comportamenti ansiogeni che derivano dalle cause più disparate: paura di volare, terrore di parlare in pubblico, ribrezzo smisurato per gli insetti, senso di claustrofobia in ascensore.

Dismorfofobia, ovvero vedersi brutti e preoccuparsene troppo

La dismorfofobia (dal greco dis – morphé, forma distorta e phobos, timore) è uno specifico tipo di fobia che nasce da una visione distorta del proprio aspetto fisico, innescata da un’eccessiva ed ossessiva preoccupazione della propria esteriorità.
Nei soggetti colpiti provoca un forte stress emozionale e non pochi problemi a relazionarsi. Spesso la paura di non piacere e la scarsa autostima portano all’isolamento sociale e ad una profonda chiusura in sè stessi e nelle proprie insicurezze.
Le persone affette da dismorfofobia sviluppano comportamenti fobico-ossessivi altamente rischiosi per la salute psico-fisica, sfociando in anoressia e bulimia in più di un caso.
Ad esserne maggiormente colpiti gli adolescenti, sia maschi che femmine, in cui è basso il livello di autostima e la sicurezza di sè.