Complesso di inferiorità, sintomi

Quali sono i sintomi del complesso di inferiorità? Si parla di un disturbo che può presentarsi in modo indiscriminato in sia in adulti che in bambini e che necessita di molto sforzo da parte dei pazienti che ne soffrono per essere battuto e superato.

Come spiegare ai bambini la guerra?

Come spiegare ai bambini la guerra? Con parole adatte ed in modo tale che crescano senza provare paura ma sapendo che nel mondo non tutte le persone sono buone e che talvolta cose brutte possono accadere se la gente odia senza motivo.

Paura delle malattie (ipocondria) a 16 anni

Richiesta di Consulto Medico
Salve dottore, sono una ragazza di 16 anni e da 1 mese, in seguito ad un sbalzo del ciclo mestruale ho incominciato ad avere delle palpitazioni con capogiri, ho consultato il medico e mi ha detto che erano cose legate al nervosismo. Per un po’ di tempo, circa una -due- tre giorni sono stata tranquilla poi ho ricominciato ad avere ansia e attacchi di panico anche legate a delle mie paure e pensieri scaturiti dal mio starmene sempre a casa e non svagarmi mai. Pochi giorni fa ho avvertito un dolore al ginocchio appena appoggiavo il mio peso su di esso ma dopo un giorno é scomparso. Ieri ho avvertito invece un dolore, una sensazione di gelo alla parte destra della testa e stamattina ho trovato un piccolissimo nodulo sul pollice. Penso sempre che all`improvviso mi venga qualcosa, tipo un`infarto o che soffri di una malattia come un tumore al cervello anche perché fino a due mesi fa dormivo con il telefono e le cuffie nel letto e mi sto preoccupando moltissimo… Ogni segnale del mio corpo mi mette terrore… sto mangiando anche poco perché non so che ho…. comunque tutti questi sintomi sono accompagnati da tanta ansia forse dovuta al luogo in cui vivo e alle persone… Aspetto un suo parere, cordiali saluti.

 

Paure: sono ereditarie?

Si dice che i genitori spesso rischiano di passare le proprie paure e le proprie insicurezze ai figli. Secondo una ricerca condotta dagli scienziati svizzeri dell’Università di Zurigo, questa asserzione è più vera di ciò che si possa pensare. Ed a livello genetico più che da un punto di vista psicologico.

Attacchi di panico: nuovo centro paura nel cervello

Gli attacchi di panico sono un disturbo psicologico davvero invalidante per chi ne soffre. Soprattutto perché spesso chiamano in causa anche il fisico della persona con problemi sensibilmente difficili da curare nell’immediato. La scoperta di un nuovo centro della paura nel cervello, potrebbe aiutare a comprenderli meglio ed a gestirli.

Superare paura e ansia dopo la strage a scuola

Paura e ansia. 27 morti, la maggior parte dei quali bambini. E’ l’ennesima strage della follia avvenuta venerdì scorso in una scuola elementare a Newtown, nel Connecticut , Stati Uniti. In altre occasioni, drammatiche e similari, come la strage nel cinema ci siamo occupati di comprendere il perché di questi fatti, come la mente umana arrivi a violare la vita in modo così crudele. Da mamma stavolta il pensiero va a come sia possibile superare un trauma di questo tipo, in primis per i bambini e poi per i genitori. La scuola dovrebbe essere un luogo sicuro, almeno quanto una casa. Eppure sappiamo che, follia o meno, così non è. E la riflessione nasce anche dal fatto che i nostri figli, seppur lontani da quella scuola, ne hanno comunque avuto notizia attraverso i telegiornali. Come spiegare ed affrontare tutto ciò?

Ansia: chi ne prova di più, prova meno paura

Se siete convinti che coloro che soffrono d’ansia siano anche coloro più impressionabili e paurosi, siete davvero fuori strada, almeno stando allo studio condotto dagli scienziati della School of Psychological Sciences dell’Università di Tel Aviv (Israele) e dell’Adler Center for Research in Child Developmental and Psychopathology, e pubblicato su Biological Psychology, i quali sostengono al contrario che più una persona è ansiosa, meno avrà paura.

Sindrome post traumatica da stress: i bambini aquilani hanno ancora paura del terremoto

Nella memoria dei bambini il tragico terremoto de L’Aquila continua a farsi sentire attraverso una patologia che prende il nome di sindrome post traumatica da stress. A distanza di due anni dal sisma la paura si annida ancora dentro le giovani menti che hanno subito quel trauma, una vera e propria ferita psicologica che spesso non si rimargina da sola con il passare del tempo. Da una ricerca, condotta dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, in collaborazione con i pediatri abruzzesi (che hanno aderito volontariamente alla ricerca) eseguita attraverso la raccolta dati, gli screening e gli approfondimenti, sono emersi i risultati che hanno evidenziato i traumi psicologici: il tutto è stato discusso nel covegno “Bambini e catastrofi naturali – quale salute mentale?”.

Radiazioni, allarme OMS sull’abuso di farmaci scatenato dalla paura

La paura della nube radioattiva e nello specifico dei rischi per la salute delle radiazioni rischia di produrre danni ben più gravi di quelli costituiti da livelli irrisori di contaminazione atmosferica. Valori che, a detta di molti esperti, vengono sì rilevati nel corso del monitoraggio ma solo perché le agenzie preposte al controllo sono in possesso di apparecchiature sofisticate che riescono a catturare anche le percentuali più irrisorie, prive di rischi per l’uomo.

Spaventati e indifesi di fronte al pericolo, più o meno reale ma sempre avvertito come tangibile, che ci circonda, il rischio è di lasciarsi prendere dal panico ed affidarsi a soluzioni improbabili pur di non farsi trovare impreparati. La più deleteria, quella che preoccupa maggiormente le autorità sanitarie  in queste ore, è l’abuso di farmaci anti-radiazioni.

Ansia, scoperto interruttore cerebrale che la spegne

Spegnere l’interruttore di ansia e paura e finalmente mettere a tacere quel senso di angoscia che affligge milioni di persone nel mondo, limitandone la qualità della vita e spesso compromettendone le possibilità lavorative e le relazioni interpersonali. L’ansia, infatti, di cui soffre almeno una volta nella vita una persona su quattro, può scatenare attacchi di panico con sintomi fortemente limitanti come sudorazione, respiro e battito cardiaco accelerati, mal di stomaco, tremori.

La buona notizia è che forse non siamo poi così lontani dal creare il buio intorno all’ansia: il meccanismo cerebrale che cancella gli stati ansiosi e le paure è stato infatti individuato da un’équipe di ricercatori afferente alla Stanford University, in California, in un recente studio pubblicato sulla versione online della rivista di divulgazione scientifica Nature.

Allo studio medicinale per eliminare la paura

I topi che hanno sentito un certo suono mentre si spaventano, collegano le due cose, permettendo di far ritornare questo collegamento nel cervello in un secondo momento, quando riascoltando lo stesso suono essi si spaventano, anche se questa volta non c’è alcun pericolo. Un farmaco iniettato nel loro cervello però è in grado di ridurre questa paura quasi come un metodo di cancellazione.

Il lavoro suggerisce che gli scienziati potrebbero essere in grado di sviluppare nuovi tipi di farmaci per il trattamento dei disturbi d’ansia, che colpiscono centinaia di milioni di adulti in tutto il mondo ogni anno. Tuttavia, sono necessarie ulteriori ricerche per determinare se i risultati si applicano anche agli esseri umani i quali sperimentano la paura, anziché “impararla”.

Come nasce l’omofobia nell’identità personale

Ciò che spesso incide sulla manifestazione di questi impulsi è l’intolleranza verso l’espressione “pubblica” dell’omosessualità nelle differenti forme: dal locale gay, a manifestazione di affetto e di attrazione tra due persone dello stesso sesso. Ma facciamo un passo indietro. Se pensiamo alla formazione dell’identità possiamo no­tare delle differenze tra l’identità maschile e quella fem­minile. Gli atteggiamenti sociali verso il sesso, il genere e l’omosessualità vengono generalmente appresi acriti­camente e interiorizzati molto presto, nelle prime fasi della vita, prima che un individuo abbia riconosciuto il proprio orientamento sessuale.

Sia maschi che femmine fin dalla nascita si trovano im­mersi in un mondo prevalentemente femminile: mam­me, nonne, maestre, baby-sitter. Il distacco dal mon­do femminile materno è necessario per la formazione dell’identità maschile e richiede aggressività e atten­zione per non ricadere nella simbiosi dei primi mesi di vita. L’immagine corporea dell’uomo è centrale sull’esperienza sensoriale dell’erezione, da qui il bisogno degli uomini di insistere sulla propria virilità e distanziarsi dalla femminilità, mostrando anche ripudio nei confronti dell’omosessualità maschile in quanto as­sociata allo stereotipo della passività femminile.

Attacchi di panico? Tutta colpa dell’anidride carbonica

Il centro della paura nel cervello è apparentemente dotato di un sensore chimico innescato da un terrore primordiale: la minaccia del soffocamento. Questa scoperta, che si basa su studi sui topi, potrebbe portare a correggere ciò che non va nelle persone che soffrono di attacchi di panico. Si potrebbe anche far luce sul perché i respiri profondi possono aiutare le persone a calmarsi.

I ricercatori si sono concentrati sull’amigdala, la parte del cervello legata alle paure. Studi precedenti avevano rivelato che il sensore acido cosiddetto canale ionico-1a (ASIC1a) è particolarmente abbondante nell’amigdala e nelle strutture del cervello circuito della paura, dove è richiesto per la normale risposta ai test di reazione alla paura.

Gli scienziati sanno anche che il biossido di carbonio reagisce con l’acqua per formare un acido, l’acido carbonico, che spesso si trova nei soft drinks. Questo, combinato con i livelli crescenti di anidride carbonica nel corpo provoca il soffocamento, lasciando intendere che l’acidità potrebbe innescare la paura attraverso l’attivazione dell’ASIC1a per mettere in guardia il corpo dall’asfissia.

A noi piace avere paura

Quanti attacchi di panico collettivo si sono calcolati negli ultimi anni? Aviaria, Sars, immigrazione, riscaldamento globale, la crisi finanziaria, e per ultima l’influenza suina. Sicuramente ne ho saltati altri, ma racchiudere così tanti allarmi sociali, spesso ingiustificati, in così poco tempo ci fa capire che qualcosa non va nella mente umana.

O meglio, siamo noi che non la facciamo andare. La spiegazione è che a noi piace avere paura, e cerchiamo sempre qualcosa per cui allarmarci. Ne sono convinti Simon Briscoe e Hugh Aldersey-Williams, due statistici inglesi che hanno pubblicato il loro studio su Panicology, un libro edito negli Stati Uniti. Grazie a questo meccanismo infatti si spiegano i successi dei fari film catastrofici, ribattezzati “disaster movie” come The Day After Tomorrow oppure Armageddon, in cui gravi catastrofi colpiscono la Terra, ma che hanno tutte un lieto fine.

la vita moderna ha fortemente ridotto molti dei rischi che l’umanità deve affrontare, e tuttavia è proprio la vita moderna che sembra generare gran parte delle nostre paure: l’immigrazione, l’invecchiamento, la perdita di identità culturale. E’ come se dovessimo temere per forza qualcosa.