Pillola abortiva in day hospital, polemica nel Lazio

La pillola abortiva, la RU486, potrà essere assunta negli ospedali del Lazio in day hospital per decisione del governatore della Regione Nicola Zingaretti: una scelta intrapresa sicuramente  per risparmiare sulle spese del ricovero di tre giorni finora richiesto che ha scatenato una valanga di polemiche.

Dopo pillola abortiva, permanenza obbligatoria in ospedale: è utile?

Il Ministero della Salute presenterà la prossima settimana in Commissione Affari sociali della Camera la relazione annuale sulla legge 194 che regolamenta l’aborto. Dai dati è emerso che vengono eseguite troppe anestesie totali per le interruzioni volontarie di gravidanza e che sono poche le donne che dopo aver scelto l’aborto con la pillola Ru486 restano in ospedale per tutti e 3 i giorni previsti da una circolare ministeriale.

Anche Zaia si scaglia contro la Ru486, non entrerà mai negli ospedali veneti

Cestinati manifesti e sorrisi di propaganda, all’indomani della vittoria elettorale, finalmente affiorano le opinioni dei neo-eletti presidenti regionali su alcuni temi scottanti.  E così, in quello che definirei un vero e proprio accanimento cattolico o pseudotale, in uno Stato in cui la laicità se si è fortunati la si trova solo nel vocabolario come arcaismo, si viene a sapere che la pillola abortiva Ru486 è cosa sgradita a Cota, neogovernatore del Piemonte e, notizia dell’ultima ora, anche a Zaia, ex(o quasi ex) ministro dell’Agricoltura, ora presidente della Regione Veneto. Zaia ha appena dichiarato che la Ru486 non metterà piede negli ospedali veneti, seguendo a ruota Cota che, appena eletto, aveva affermato che la pillola abortiva in Piemonte sarebbe rimasta nei magazzini. E oggi il Papa ha chiesto ai cattolici di non seguire leggi ingiuste (alias quelle dello Stato italiano) prima fra tutte “l’uccisione di bambini innocenti non ancora nati“. Mons. Rino Fisichella, presidente della pontificia accademia per la Vita e cappellano di Montecitorio, ha benedetto le posizioni di Cota:

Sono atti concreti che parlano da sè e al primo atto compiuto dal neo governatore della Regione Piemonte, il leghista Roberto Cota, va il mio plauso.

Chissà come mai non si solleva l’indignazione delle donne, in un’Italia ancora così maschilista, in cui persone non-utero dotate, e anche la Chiesa, che ben poco sa di sesso, anticoncezionali, e affini (e che poco ha da insegnare visto che la repressione degli impulsi sessuali porta alla perversione), disputano e sentenziano sul corpo femminile, su decisioni così traumatiche come l’aborto, senza avere una minima idea di cosa significhi e di quale trauma comporti.

Pillola abortiva Ru486, autorizzata la vendita dall’Aifa, bloccata dal Governo

La pillola abortiva Ru486 può essere venduta. Anzi no. Nel luglio scorso l’Aifa, l’Agenzia Italiana del Farmaco aveva deliberato l’immissione in commercio del medicinale, dopo molti mesi di osservazioni e sperimentazioni, per controllare che non vi fossero effetti collaterali gravi e che la pillola fosse sicura ed efficace. La Ru486 passò l’esame, ma per poter entrare nel mercato, doveva attendere l’autorizzazione del presidente dell’Aifa, Sergio Pecorelli, il quale doveva approvare la delibera.

Con due mesi di ritardo, Pecorelli ha firmato, ma ancora negli ospedali non si trova la pillola. Come mai? Semplice, ci ha messo lo zampino il Governo. Bloccato dalle continue proteste della Chiesa che non vuole un metodo così semplice e sbrigativo per interrompere la gravidanza, il Ministro Sacconi ha indetto un’indagine conoscitiva per verificare se sia lecito vendere, e con quali metodi, tale farmaco. Le indagini conoscitive effettuate dal Parlamento sono un’arma strana, facilmente manovrabile dai politici, in quanto non ha limite di durata, e dunque, in teoria, potrebbe durare anche degli anni, fino a bloccare definitivamente l’ingresso sul mercato della pillola abortiva.

Ru486 cos’è e quando si può assumere

Ieri parlavamo dell’entrata in vigore della pillola abortiva Ru486, il metodo di aborto chimico che negli altri Paesi europei esiste da tempo (in Francia è in commercio da 11 anni), ma che in Italia ha dovuto superare un lungo periodo sperimentale prima di poter essere autorizzata. Ora, all’indomani dall’approvazione, cerchiamo di capire come funziona, e perché fa così tanta paura al Vaticano.

La pillola Ru486 è in grado di interrompere una gravidanza in cui l’ovulo è già stato fecondato, dunque non deve essere confusa con la cosiddetta “pillola del giorno dopo“, che ha tutt’altra funzione, anche se la finalità è sempre la stessa. La nuova pillola è a base di mifepristone, e per poter interrompere la gravidanza, ha bisogno del supporto di un altro farmaco, la prostaglandina, la quale provoca delle contrazioni uterine che consentono l’espulsione dell’embrione.

29 decessi: è giallo sulla pillola abortiva Ru486

In queste ore il Cda dell’Aifa, l’Agenzia Italiana per il Farmaco, è riunito per decidere del futuro della famosa pillola abortiva Ru486, quella che consente il famoso “aborto chimico“. E guardacaso, proprio alla vigilia della riunione, ecco spuntare un dato allarmante. Secondo i dati dall’azienda produttrice Exelgyn, dal 1988 ad oggi, da quando cioè la pillola è entrata in commercio nel mondo, sono stati riscontrati 29 casi di decesso a lei legati.

Subito il dato ha fatto il giro di Ministeri e strutture sanitarie, e ha fatto scattare sull’attenti l’On. Eugenia Roccella, sottosegretario al Welfare, e da sempre oppositrice della Ru486. Non aspettava altro il sottosegretario, che ha subito sventolato i dati sotto il naso dei membri dell’Aifa, denunciando che nel loro rapporto sulla pillola, questi decessi non venivano menzionati.