Parlare da soli fa bene: stimola la psiche

Parlare da soli? Non è sinonimo di squilibrio mentale e fa bene alla psiche. Una buona notizia per tutti coloro che hanno quest’abitudine e che per anni sono stati messi sotto torchio da amici e parenti per il loro strano comportamento. Lo conferma uno studio condotto dai ricercatori dell’Università del Wisconsin e della Pennsylvania e pubblicato sulla rivista di settore Quarterly Journal of Experimental Psychology.

San Valentino, musica e psiche per innamorarsi

Se con l’avvicinarsi di San Valentino gli innamorati stanno già pensando a come trascorrere un giorno speciale, ai regali, alle fughe d’amore ed a come stupire il partner, i singles al contrario saranno quasi nauseati dal proliferare di cuoricini e coniglietti di peluche nelle vetrine, per non parlare delle canzoni strappacuore che passa la radio.

Ebbene, proprio a proposito di ballate struggenti, soprattutto chi è ancora alla ricerca dell’anima gemella non deve sottovalutare affatto il potere della musica. Come se ce ne fosse bisogno, arriva un’ulteriore conferma del ruolo della canzone giusta al momento giusto per predisporre al flirt.

Psiche, parlare fa bene alle funzioni esecutive

Parlare fa bene alle funzioni esecutive della mente. Non importa di cosa, ma aiuta sensibilmente la salute psicofisica dell’essere umano. Mai più ostacoli al libero pettegolezzo femminile o alle lunghe discussioni amichevoli da bar degli uomini: fanno bene.

Non solo, aiutano a migliorare sensibilmente la capacità della persona ad affrontare le problematiche di ogni giorno.

Ansia, vengo dopo il Tg!

L’allarme viene dall’Eurodap, l’Associazione Europea Disturbi da Attacchi di Panico, e riguarda le paure, l’ansia, il panico generato dai Tg, da Internet, dalla tv in genere e da non meglio specificati esperti che diffondono allarmi e minacce di ogni tipo su base quotidiana.
Ne parla Paola Vinciguerra, psicologa, psicoterapeuta, Presidente dell’Eurodap, spiegando che sono in aumento i disturbi della psiche generati dalla paura, scatenanata dal proliferare di notizie allarmanti che minano la stabilità psicologica delle persone.

Stando ai dati raccolti dall’associazione in un test on line, dei 600 partecipanti il 70% vivrebbe in costante allarme, con la paura che accada qualcosa di terribile, in una visione del mondo come un posto insidioso, pieno zeppo di calamità in agguato, pericoli.
Come non trovarci d’accordo? Oggi è tutto meno distante, grazie alla rete, alle immagini diffuse in tv, tragedie da noi fisicamente lontane ci appaiono terribilmente vicine in tutta la loro drammaticità. L’informazione in tempo reale su quanto accade nel resto del mondo è un progresso della comunicazione globale tra i più degni di merito. Eppure, l’altro lato della medaglia è vivere costantemente oppressi da brutti pensieri, situazioni più grandi: sfido chiunque a stare sereno dopo un servizio sui bambini afflitti dal colera ad Haiti piuttosto che sugli attentati terroristici sugli aerei e le continue minacce di Al Qaeda all’Europa.
Ma nascondere la testa sotto la sabbia è forse una soluzione per vivere più sereni? Chi può dirlo, non si può certo chiedere a Tg ed altri media di censurare le notizie negative, cosa che tra l’altro già qualcuno fa magistralmente. L’ottimismo è il profumo della vita?

Perché ci piacciono i film horror?

Ad alcuni fanno paura, ad altri fanno ridere perché consapevoli della finzione scenica: i film horror dividono il pubblico in due metà, coloro che collezionano tutti i dvd più raccapriccianti della storia del cinema di paura e quelli che stanno alla larga da certe scene che suggestionano eccessivamente la fantasia e fanno venire i brividi al solo ripensarci.

Qualche tempo fa vi abbiamo spiegato cosa c’era alla base della predilizione per i video pornografici, con l’attivazione dei neuroni specchio che stimolavano l’eccitazione e l’immaginario erotico basato sull’identificazione visiva.
Oggi parleremo, invece, di quali reazioni si scatenano nella psiche alla vista dei film horror e cosa porta molte persone ad avere una particolare attrazione verso le immagini da paura.
Il comportamento umano ha come inclinazione  naturale evitare la sofferenza e perseguire il piacere, eppure c’è chi paga il biglietto del cinema per due ore di puro terrore e urla impaurite: come trovare una spiegazione logica alla passione per l’horror?

Siti che incoraggiano il suicidio: è giusto?

In Gran Bretagna le persone che cercano in rete informazioni sul suicidio, trovano più siti che incoraggiano l’estremo gesto piuttosto che siti che offrano un qualsivoglia supporto psicologico.
Lo conferma uno studio pubblicato dal British Medical Journal. I ricercatori hanno usato quattro motori di ricerca per scovare i siti che trattassero di suicidio, e i tre risultati più frequenti erano tutti siti a favore del suicidio.
Inutile dire che si sono sollevate le polemiche, e le richieste di dare la priorità alle pagine web contro il suicidio si sono moltiplicate. In molte campagne sulla salute mentale, si accusano i siti pro-suicidio di agire negativamente sulle persone vulnerabili e sulla psiche di uomini e donne che soffrono di gravi stati depressivi, o di turbe psicologiche.
In alcuni Paesi, la legge vieta gli spazi web che incoraggiano il suicidio. Ma non nel Regno Unito, malgrado il Suicide act che risale al 1961 dichiari illegale qualsiasi tipo di aiuto, incitamento e consiglio volto a convincere qualcuno ad uccidersi.

Come superare la paura di volare

L’aereofobia, la paura di volare, è una delle fobie più comuni ma, fortunatamente, è anche una di quelle più facili da superare.
I sintomi manifesti dell’ ansia da volo iniziano a palesarsi già pochi giorni prima della partenza, e si intensificano gradualmente man mano che si avvicina la data prevista per il volo.

L’aerofobia si esprime somaticamente con nausea, mani sudate, tachicardia, senso di costrizione al petto, respiro affannoso, mentre a livello psicologico si può avvertire la sensazione di un disastro incombente, cattivi pensieri e presagi di catastrofi. Nei casi più gravi si possono verificare dei veri e propri attacchi di panico.
Dietro la paura di volare e in generale in tutte le fobie, si nasconde il meccanismo che la nostra mente utilizza per gestire l’ansia.

Estroverso o introverso? Ce lo dice Jung

Alla base della teoria Junghiana troviamo la fondamentale distinzione tra introversione ed estroversione.
Il termine introversione ha nell’accezione comune una connotazione leggermente negativa.
Non è così per Jung, che non la considera nè meglio nè peggio dell’estroversione, bensì come una dimensione che ha a che fare con l’orientamento dell’energia psichica.

Un introverso proietta l’energia della psiche verso il mondo interiore(i pensieri e le emozioni). Un estroverso, al contrario, orienta la sua energia psichica verso la realtà esterna (fatti e persone). Non esistono persone completamente introverse o del tutto estroverse. Ogni individuo utilizza entrambi gli orientamenti anche se in genere è uno dei due a prevalere in misura maggiore sull’altro.