Esame del sangue quantificherà la vecchiaia?

Un esame del sangue quantificherà il nostro grado di vecchiaia? E’ ciò che promette un’azienda inglese, sottolineando di aver messo a punto un test in grado di stabilire l’invecchiamento di una persona attraverso la misurazione dello stato dei telomeri, le estremità dei cromosomi che con il passare del tempo si accorciano.

Longevità: un esame del sangue dice quanto ci resta da vivere

Per secoli gli esseri umani hanno consultato cartomanti, maghi e fattucchiere per scoprire quanti anni gli restavano da vivere. Ma un risposta (quasi) certa può arrivare solo dalla scienza. Si chiama semplicemente Life Lenght (lunghezza di vita), ed è un test preparato da un gruppo di studiosi spagnoli dello Spanish National Cancer Research Centre di Madrid, secondo i quali basta un esame del sangue per capire quanto ci rimane da vivere.

Il test si basa sulla misurazione dei telomeri, le regioni terminali dei cromosomi, che secondo la loro teoria più sono corti e minore è l’aspettativa di vita. A dir la verità, come spiega Maria Blasco, responsabile dell’invenzione, se i suoi ricercatori si possono dire sicuri di questo, non possono esserlo del contrario, cioè più lunghi sono e più si vive.

Sport e terza età

Per arrivare sani alla soglia della terza età, la regola da seguire è sem­plice quanto quella sull’alimenta­zione: mettere al bando la pigri­zia.afferma Bergamini

 «Svolgere un’attività fisica re­golare aiuta a restare giovani anzitutto per­ché, in questo modo, si consu­mano le calorie assunte in ecces­so. Poi, mettere in moto la massa muscolare significa “co­stringerla” a favorire il ricambio delle strutture cellulari».

Ogni volta che esercitiamo un muscolo, infatti, si producono al suo inter­no lievi microtraumi, impercettibi­li, che per essere “aggiustati” ri­chiedono la sostituzione dei pezzi guasti con componenti nuove. Per operare queste riparazioni, l’organismo non fa altro che utiliz­zare le sostanze accumulate come fonte di riserva nelle cellule. In questo modo, l’attività fisica, fa­vorisce il rinnovo e quindi il rin­giovanimento cellulare. Fare sport, inoltre, consente di ar­rivare alla vecchiaia in condizioni di salute migliori.

Diversi studi hanno dimostrato che l’esercizio fisico praticato regolarmente per tutto l’arco della vita permette un ottimale mantenimento dell’ap­parato muscolo scheletrico e ab­bassa il rischio di andare incontro a patologie come l’osteoporosi e le malattie cardiovascolari. Al­cuni studi hanno addirittura calco­lato che, ancora a 80 anni, l’attivi­tà fisica fa guadagnare 1-2 anni di vita. Una ragione in più per ap­pendere le pantofole al chiodo e spegnere la televisione.

Premio Nobel per la Medicina alla ricerca sulla longevità

Diverse novità hanno caratterizzato l’ultima edizione del Premio Nobel per la medicina. Dal punto di vista scientifico, si è dato molto peso alla ricerca sulle cellule staminali, una frontiera che, come una delle ricercatrici premiate ha sottolineato, fino a qualche anno fa non sarebbe stato possibile intraprendere a causa delle limitazioni nella ricerca imposte dalla politica.

Dal punto di vista etico, la novità è che per la prima volta nella storia del premio dell’accademia svedese, viene dato a due donne contemporaneamente, mentre finora era risultato al massimo assegnato ad una donna sola, come accadde con l’italiana Rita Levi Montalcini. Le due donne premiate sono Elizabeth H. Blackburn e Carol W. Greider, entrambe statunitensi, insieme all’anglo-canadese Jack W. Szostak, per la ricerca che renderà più semplice capire il segreto della longevità.