Obesità, ragazzo perde 100 chili grazie ad un videogioco

Se avevate dubbi sulla bontà o meno dei videogiochi, sentite questa storia. La vicenda riguarda un ragazzo scozzese di 24 anni, tale Marc Rodwell, che fino a poco tempo fa pesava 228 chili. Il giovane, resosi conto della gravità della sua condizione, ha deciso di rivolgersi ad uno specialista per perdere peso, e così gli è stata assegnata una dieta ed una serie di esercizi. Ma come si sa non è facile seguirli e mantenere sempre alta la motivazione, così Marc l’ha trovata in un videogioco.

Bambini: i videogiochi violenti modificano il cervello

Un nuovo capitolo si aggiunge alla diatriba sull’effetto dei videogiochi. Tra coloro i quali sostengono che non fanno bene, quelli che affermano il contrario e coloro che sono convinti che non abbiano nessun effetto si inserisce uno studio dell’Indiana University secondo cui basterebbe appena una settimana di gioco a videogiochi violenti per modificare la struttura cerebrale, non solo di un bambino, ma di chiunque ci giochi.

Obesità: i videogiochi “attivi” fanno dimagrire

Se per anni la questione dei videogiochi ha diviso il mondo della scienza tra chi affermava che facevano male e chi invece era convinto del contrario, la nuova generazione di videogames potrebbe mettere tutti d’accordo. I bambini in sovrappeso, infatti, potrebbero trarre beneficio passando dai videogiochi tradizionali a quelli “attivi”, cioè quelli che li fanno scendere dal divano per fare un po’ di movimento.

Lo studio, effettuato presso l’Università di Auckland, in Nuova Zelanda, ha preso in considerazione 322 bambini in sovrappeso tra 10 e 14 anni, ed ha scoperto che, quando i videogiochi “sedentari” venivano sostituiti, anche solo in parte, dai giochi attivi, i ragazzini limitavano l’acquisizione del peso.

Ictus: nuova possibile riabilitazione con videogiochi

I videogiochi sembrano aiutare nel recupero dopo un ictus grazie al miglioramento della funzione delle braccia, spiega una nuova ricerca canadese.

La riabilitazione dall’ictus è in rapida evoluzione e studia approcci nuovi. Compreso l’uso della realtà virtuale. I sistemi di gioco possono contribuire a migliorare la disabilità motoria, l’attività e la partecipazione sociale. La realtà virtuale può fornire un’alternativa economica, divertente ed efficace all’intensificare il trattamento e promuovere la ripresa motoria dopo l’ictus

ha spiegato il ricercatore Dott. Gustavo Saposnik, direttore della Stroke Outcomes Research Unit al St. Michael’s Hospital dell’Università di Toronto. Fino al 75% dei problemi motori legati all’ictus, come debolezza, paralisi o difficoltà di equilibrio e di coordinamento, possono incidere sulla qualità della vita. La terapia convenzionale prevede solo “effetti modesti e a volte differiti” nel trattamento di questi disturbi.

Obesità e diabete, la prevenzione nei videogiochi per bambini

Obesità e diabete: l’eccesso di peso patologico e la malattia/epidemia del nuovo millennio viaggiano spesso sullo stesso binario, tanto che è stato coniato il termine diabesità per identificarne la stretta relazione. Ebbene, sappiamo che un consumo maggiore di frutta e verdura ed una maggiore attività fisica possono scongiurare i rischi di incorrere nella sindrome, causata ed aggravata dalla cattiva alimentazione e da stili di vita scorretti.

A preoccupare, negli ultimi anni, è in particolar modo il vertiginoso ed inarrestabile incremento dell’obesità infantile. Spesso risulta difficile per i genitori convincere i bambini a fare più movimento e a mangiare frutta e verdura, soprattutto la verdura. La vita sedentaria nei più piccoli è dovuta anche alle molte ore trascorse davanti ai videogiochi. Da qui l’idea di fare prevenzione contro obesità e diabete, sensibilizzando i bambini ad una corretta alimentazione avvalendosi proprio dei videogiochi, uno strumento interattivo efficace per trasmettere messaggi di forte impatto ai giovanissimi.

Scoperto collegamento tra i videogiochi e i rischi sulla salute

Mentre il videogioco è generalmente percepito come un passatempo per bambini e adolescenti, la ricerca dimostra che l’età media dei giocatori nel mondo Occidentale è di 35 anni.I ricercatori del Centers for Disease Control and Prevention (CDC)  delle Università Andrews e Emory hanno analizzato dati provenienti da più di 500 adulti di età compresa tra i 19 e i 90 anni nella zona di Seattle-Tacoma, controllando i rischi per la salute, i comportamenti e le percezioni, compresi quelli relativi al videogioco, e i fattori demografici.

In un articolo pubblicato sull’American Journal of Preventive Medicine, questi scienziati hanno spiegato di aver trovato misurabili correlazioni tra i videogiochi e i rischi per la salute. Tra i partecipanti all’esperimento erano presenti giocatori e nongiocatori, e veniva compreso anche l’uso di internet come sostegno sociale. Sono stati valutati anche lo stato di depressione, personalità, salute fisica e mentale, l’indice di massa corporea (BMI) e la qualità della vita.

I videogames possono migliorare la mobilità dei malati di Parkinson

Bob Rohrman non ha mai avuto molto tempo per i videogiochi. Gli è stata data una console un anno fa, ma ha smesso di utilizzarla dopo alcune settimane. Non è sorprendente: Rohrman ha 67 anni e soffre di tremori causati dal morbo di Parkinson. L’unica cosa a cui sapeva di giocare è stato il solitario.

Ma nel mese di gennaio, Rohrman ha giocato ancora una volta, grazie a Ben Herz, un terapista occupazionale del Medical College di Augusta, Georgia. Herz aveva convinto i pensionati a giocare a giochi sportivi sul Nintendo Wii, con cui si gioca senza joypad, ma con una sorta di telecomando che rileva i movimenti del braccio e sposta il personaggio sullo schermo. Con il gioco del tennis, per esempio, questa altalena che simulava una racchetta forniva un ottimo allenamento regolare agli anziani. Dopo aver giocato 3 ore a settimana per circa un mese, il terapista ha affermato che Bob era un uomo cambiato:

E’ in grado di muoversi meglio, camminare meglio e coordinarsi meglio.

I vantaggi dell’esercizio fisico sono ben noti, ma giocare alla console ha diversi vantaggi rispetto ai tradizionali allenamenti. I videogiochi sono stati progettati per essere accattivanti, ma non troppo impegnativi, così i giocatori devono spendere la maggior parte del loro tempo tra la difficoltà facile e difficile. A differenza del jogging o del pallone, ai videogiochi si può giocare in salotto, senza grosse difficoltà e senza farsi vedere in pubblico.

Hikikomori, il fenomeno degli adolescenti chiusi in camera per anni tra videogiochi, vita virtuale e rifiuto silenzioso del mondo

Una mattina quando aveva quindici anni, Takeshi chiuse la porta della sua camera da letto, e per i successivi quattro anni vi rimase chiuso dentro. Lo stesso è avvenuto a Shuichi, all’età di vent’anni. A raccontarlo è un interessante reportage del New York Times che risale a tre anni fa, ma che è tornato di stringente attualità, visto l’incremento di casi analoghi. Il servizio in questione include anche le interviste ai due giovani giapponesi reclusi per scelta.

In Giappone li chiamano gli hikikomori, sono gli adolescenti che si isolano volontariamente dal mondo, abbandonano la scuola, gli amici, ogni forma di vita sociale e di contatto con la realtà. Da denominazione legata a casi sporadici,  con il termine hikikomori (dal termine giapponese (ひきこもり o 引き篭り, “stare in disparte, isolarsi”) oggi si intende un vero e proprio fenomeno di disagio psicologico, in continua espansione soprattutto tra giovani e giovanissimi, una piaga sociale al pari dell’anoressia piuttosto che della droga, che affligge in particolar modo i teen-agers nipponici.

Tv e videogiochi: istruzioni per l’uso

Ore ed ore passate davanti alla televisione a guardare cartoni animati e telefilm. Per non parlare, poi, dell’utilizzo smodato dei videogiochi. Insomma, la maggior parte dei nostri ragazzi passa il suo tempo in un modo decisamente poco istruttivo. Ma c’è di più. Queste pessime abitudini possono addirittura rappresentare un pericolo per la salute.

 Il primo, anche se non molto diffuso, è rappresentato dagli attacchi epilettici, dovuti soprattutto alle stimolazioni luminose. Tale fenomeno non deve però creare angosce perché interessa, per fortuna, solo i soggetti definiti fotosensibili, che dovrebbero evitare sia i videogiochi, sia la permanenza prolungata davanti allo schermo della televisione. Il fatto che un ragazzo non sia a rischio di crisi epilettiche non lo mette, però, al riparo dalle insidie di console e videogiochi, che spesso si manifestano solo dopo molto tempo.

Studio USA riscatta i videogiochi: stimolano la creatività

Sembra proprio che i videogiochi siano destinati a riscattarsi presto dalla cattiva fama creata intorno a loro da una moltitudine di ricerche che ne hanno dimostrato la correlazione con l’aumento di ansia, insonnia e comportamenti violenti e aggressivi nei giovani.

Già qualche giorno fa vi avevamo parlato del grande successo riscosso, non solo presso i giovanissimi, dai cosiddetti neurosoftware, ovvero videogiochi pensati per esercitare la memoria, e di quelli creati apposta addirittura per dimagrire e mantenersi in forma come Wii fit, che comunque non ha mancato di attirare su di sè le critiche di qualche nutrizionista.

Adesso, a segnare un ulteriore punto a favore di playstation e co., arriva una ricerca statunitense secondo la quale i videogiochi stimolerebbero addirittura la creatività e la capacità di risolvere quesiti e problemi. Lo studio, condotto da Shyam Sundar, direttore del laboratorio di ricerca multimediale della Penn State University, ha coinvolto quasi 100 studenti ed è stato presentato alla 58/ima conferenza annuale della International Communication Association (ICA) a Montreal, in Canada.