L’Oms cambia la terapia contro l’Hiv

Buone notizie sul fronte HIV. L’Organizzazione Mondiale della Sanità consiglia ora di assegnare una terapia antiretrovirale ai malati di HIV nell’immediatezza del ciclo di infezione, nonappena si riconoscono i sintomi. Questo accorgimento, che all’apparenza può sembrare poca cosa, in realtà potrebbe servire a rallentare la progressione della malattia, ed anche a mettere un freno alla sua diffusione.

Questi cambiamenti avranno probabilmente l’impatto maggiore nei Paesi più poveri sotto la lente attenta del programma HIV promosso dall’OMS. L’organizzazione consiglia di iniziare immediatamente una terapia antiretrovirale (ART) solo quando i livelli di cellule immunitarie CD4 attaccate dall’HIV scendono sotto il valore di 200 per millimetro cubo di sangue, che è tipicamente la soglia in cui compaiono i sintomi.

Un modello di HIV nelle scimmie potrebbe dare indizi su un vaccino per la versione umana

Un virus modificato dell’HIV che ha infettato le scimmie potrebbe essere un grande passo avanti per la ricerca contro l’HIV. La divulgazione della notizia, il mese scorso, che un vaccino sperimentale contro l’HIV non può essere efficace non ha scoraggiato i ricercatori che hanno continuato a fare esperimenti sugli animali.

Tutto ciò che potrebbe cambiare nel nuovo modello animale del virus HIV è un successo. Gli attuali modelli di utilizzo del virus dell’immunodeficienza delle scimmie (SIV) sono simili ma non identici all’HIV. Il nuovo modello, sviluppato da un team guidato dal virologo Theodora Hatziioannou dell’Aaron Diamond AIDS Research Center (ADARC) di New York, potrebbe guidare nelle sperimentazioni sui vaccini futuri. Dice Hatziioannou:

Le applicazioni potenziali sono enormi. Si potrebbe modificare il modo in cui facciamo la nostra ricerca sugli animali per l’HIV e l’AIDS.

Nei primi giorni dell’epidemia di AIDS, le terapie contro l’HIV sono state testate sugli scimpanzé che ospitavano il virus. Ma l’HIV non causa la malattia negli scimpanzè e così i ricercatori sono stati costretti a concentrarsi sulle scimmie affette da SIV.

Aids: realizzato vaccino in grado di funzionare in un terzo dei casi

Fino a questo momento mai nessun vaccino era riuscito a salvare anche una sola persona dal contagio da Hiv. Ma oggi arriva la notizia che, seppur non siamo ancora arrivati alla soluzione finale, siamo a buon punto. Una collaborazione tra Sanofi Pasteur e VaxGen è servita per mettere a punto un vaccino che, testato su 16 mila persone a rischio nel territorio di Bangkok, ha dimostrato di funzionare in oltre il 31% dei casi, quasi un individuo su tre.

Il test è il più grande della storia, visto che mai si era testato un vaccino o una cura per l’Aids su così tante persone. Ad oggi erano conosciuti solo due tipi di vaccini. Il primo, proprio della Sanofi Pasteur, riguardava un aumento della risposta immunitaria al terribile virus dell’Hiv; l’altro era della VaxGen, il quale rinforzava la risposta dell’organismo. Ma entrambi non si sono dimostrati efficaci contro l’infezione. E così il colpo di genio: unire i due vaccini. Insieme, sono riusciti a salvare dal contagio un terzo delle persone a rischio.

Circoncisione di massa contro l’Aids, un’ipotesi al vaglio negli States

L’Aids, se ne parla sempre meno, ma continua a dilagare come epidemia più invasiva del vecchio e del nuovo millennio. Una piaga endemica che colpisce non solo i Paesi in via di sviluppo e del Sud del mondo, ma anche le società del benessere occidentali. Con la sostanziale differenza che le prime, al contrario delle seconde, hanno poche risorse per accedere ai farmaci per curarsi e alle misure preventive per evitare il dilagare del virus.

Gli Stati Uniti sono a tutt’oggi tra i Paesi più colpiti. Esperti e scienziati indagano ipotetiche soluzioni al diffondersi della malattia, più che cure efficaci infatti, appare necessario, come per tutte le patologie a trasmissione sessuale, fermare il contagio, abbassare il numero di nuovi casi ogni anno. Tra le tante opzioni al vaglio delle autorità sanitarie statunitensi c’è anche quella di una circoncisione di massa, da rendere obbligatoria per i neonati. E’ l’opinione espressa, non ancora in via ufficiale, dal Cdc, il Centro per i controlli e la prevenzione delle malattie.

Decodificato genoma dell’Hiv

La struttura dell’intero genoma dell’HIV è stato decodificato per la prima volta dai ricercatori presso l’Università della North Carolina a Chapel Hill. I risultati serviranno per la comprensione diffusa delle strategie che i virus, come quello che causa l’AIDS, utilizzano per infettare l’uomo. Lo studio, pubblicato sulla rivista Nature, apre anche la porta ad ulteriori attività di ricerca che potrebbero accelerare lo sviluppo dei farmaci antivirali.

L’HIV, come il virus che causa l’influenza, l’epatite C e la poliomielite, trasporta informazioni genetiche, come la sua unica catena di RNA anziché quella doppia più comune. Le informazioni codificate nel DNA sono quasi interamente nella sequenza dei suoi elementi costitutivi, che sono chiamati nucleotidi. Ma le informazioni codificate nell’RNA sono più complesse; l’RNA è in grado di piegarsi in intricati modelli e strutture. Queste strutture vengono create quando il cordone RNA del genoma piega su se stesso per fare oggetti tridimensionali.

Più speranze di sopravvivenza per gli afroamericani con l’AIDS

Fin dall’inizio dell’epidemia di HIV, è emerso che alcune delle persone che venivano infettate erano in grado di scongiurare gli effetti mortali della malattia più di altri. Recenti studi hanno iniziato a spiegare la causa di questo fenomeno, e le nuove ricerche suggeriscono che gli afro-americani a cui viene diagnosticata la malattia hanno un vantaggio unico in termini di sopravvivenza se hanno contemporaneamente un basso numero di globuli bianchi (noto come leucopenia) e una variazione genetica che si trova principalmente in persone di origini africane.

Il gene mutato è il recettore per la chemochina (DARC), e la leucopenia rallenta la progressione dell’HIV-AIDS. Precedenti studi avevano dimostrato che la stessa variante DARC conferiva protezione per le persone di origini africane contro una particolare forma di malaria, e che le persone di discendenza africana avevano, in media, meno globuli bianchi delle persone di discendenza europea. La leucopenia è una delle condizioni più frequentemente osservate nei pazienti con infezione da HIV-1, ma il suo impatto sul corso della malattia è relativamente sconosciuto.

Anche se la leucopenia è legata alle origini africane e alla velocità della progressione della malattia, abbiamo riscontrato che in confronto agli americani-europei, i pazienti afroamericani con HIV non necessariamente ottenevano questo risultato

ha spiegato l’autore dello studio Sunil Ahuja della Veterans Administration Research Center for AIDS e HIV-1 infection dell’Università del Texas, a San Antonio.

Conferenza Aids in Sudafrica, attesi nuovi farmaci

La International Aids Society apre questa sera i lavori della conferenza in Sudafrica, a Città del Capo. Non a caso nel Paese tra i più afflitti dalla piaga del virus Hiv si fa il punto della situazione sulla lotta alla malattia. L’aspettativa più grande di scienziati e studiosi si rivolge verso la creazione di farmaci più potenti ed efficaci per debellare il virus e assicurare la guarigione e migliori aspettative di vita. Sintetizza bene questo intento l’americano Anthony Fauci, direttore dell’Istituto per le malattie infettive (Niaid) dei National Institutes of Health (Nih) statunitensi, nonchè uno dei maggiori esperti internazionali nella ricerca sull’Aids, che puntualizza la non esistenza a tutt’oggi di una terapia valida:

Bisogna fare attenzione a parlare di cura quando ci si riferisce agli attuali farmaci antiretrovirali. Tecnicamente quando si parla di una cura si intende la possibilità di eradicare completamente il virus dall’organismo. Nel caso dell’Aids, questo obiettivo è difficile da raggiungere, ma non impossibile.

Risolto il mistero del perché i pazienti con HIV si ammalano facilmente di tubercolosi

Un team di scienziati di Harvard ha compiuto un primo passo importante verso lo sviluppo di nuovi trattamenti per aiutare le persone infette da HIV nella battaglia contro il Mycobacterium tuberculosis, il batterio della tubercolosi. Nella loro relazione, pubblicata sul Journal of Leukocyte Biology, essi descrivono come l’HIV interferisce con i meccanismi cellulari e molecolari utilizzati dai polmoni per la lotta contro l’infezione della tubercolosi. Questa informazione è fondamentale per i ricercatori per sviluppare cure per aiutare le persone con HIV a guarire o prevenire l’infezione da tubercolosi.

La co-infezione HIV/TBC  è un problema di salute a livello mondiale, soprattutto nei paesi in via di sviluppo. Ci auguriamo che questi risultati portino ad ulteriori studi e a possibili nuove terapie per il trattamento o la prevenzione della tubercolosi.

Ha spiegato Naimish Patel, ricercatore e autore dello studio, nonché docente di Medicina al Beth Israel Deaconess Medical Center e della Harvard Medical School.