Tumore al seno, la diagnosi dall’esame dal capello?

di Redazione 0

Presto potrebbe essere disponibile un esame del capello per diagnosticare il tumore al seno in alternativa alla mammografia. A sostenerlo, è una ricerca dell’SBC Research Institute, pubblicata sulla rivista “Age”. Secondo gli scienziati australiani, infatti, le donne affette da cancro alla mammella hanno livelli più alti di fosfolipidi nel sangue, facilmente rilevabili grazie ad un esame del capello.

Gli esperti, per testare la validità di questo nuovo test, hanno coinvolto 80 donne con diagnosi di tumore al seno. Se i risultati confermeranno l’ipotesi che il tumore provoca un aumento dei lipidi nel paziente, che viene rilasciato nel flusso sanguigno e incorporato nella fibra del capello, il passo successivo sarà quello di commercializzare il test, che potrà essere utilizzato dalle donne di tutte le età.

I ricercatori, infatti, dopo aver analizzato i capelli delle pazienti con la tecnologia dei raggi X al sincrotrone, si sono resi conto che nelle donne affette da cancro al seno vi fosse la presenza di grassi nel sangue che nelle donne sane non c’era.

Come ha spiegato la dottoressa Dharmica Mistry, che ha personalmente testato le differenze tra i capelli delle pazienti con i suoi:

Stavo guardando ai raggi X i modelli di diffrazione dei capelli e ho utilizzato i miei capelli per ottenere un parametro di controllo conforme. Le membrane cellulari sono costituite da lipidi, e quello che sembra accadere nel carcinoma mammario è che vi è una maggiore fluidità di questi lipidi. Pensiamo che sia per questo che il cancro è in grado di irrompere.

Il test si effettua estraendo i lipidi interni dalla fibra capelli, e non dalle secrezioni prodotte sulla superficie, per mezzo di un solvente. Il liquido ottenuto, poi, viene esaminato per determinare il contenuto di lipidi.

Per confermare l’accuratezza del test del capello, è stato necessario un secondo studio più ampio, ma i risultati sono stati incoraggianti. Secondo il Dottor French è possibile che tra 1 anno o 2 al massimo potrà essere messo in commercio.

Photo Credit|ThinkStock

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