Effettuato il primo trapianto con organo cresciuto da staminali

di Redazione 3

Il primo organo cresciuto da cellule staminali è stato impiantato a Claudia Castillo, una donna colombiana di trent’anni, affetta da tubercolosi, con la trachea compromessa irrimediabilmente dalla malattia che stava rischiando di danneggiare gravemente anche il polmone.
Cellule staminali adulte sono state estratte dal midollo della paziente e coltivate in laboratorio.

Utilizzando come modello la trachea prelevata da un donatore deceduto, ripulita da tutte le cellule per evitare un rigetto,  gli scienziati vi hanno fatto crescere intorno le cellule staminali di Claudia, creando così una nuova trachea composta dalle cellule stesse della paziente e che le è stata trapiantata con successo.
L’intervento si è svolto a Barcellona anche se le cellule staminali sono state cresciute dai ricercatori della University of Bristol e l’impianto delle cellule nella trachea svuotata del donatore è stato effettuato da un’equipe italiana.

Ora Claudia Castillo sta bene ed è già tornata alla sua vita normale, contro ogni previsione, dal momento che senza questo genere di intervento, si sarebbe stati costretti ad asportarle un polmone, lasciandole chances di sopravvivenza alquanto limitate.
Il caso di Claudia Castillo è un vero e proprio miracolo della scienza, il primo trapianto in assoluto con organi fatti crescere dalle staminali del paziente stesso. Dal momento che l’organo è stato coltivato dalle sue cellule, la donna non ha dovuto nemmeno assumere farmaci anti-rigetto nè tantomeno ha subito effetti collaterali in seguito all’intervento.

Tutti i fautori della ricerca sulle cellule staminali embrionali sostengono che le cellule staminali adulte non siano altrettanto “versatili” e “flessibili” e che non abbiano le stesse potenzialità di quelle embrionali. Tuttavia, questo straordinario intervento ha utilizzato proprio staminali adulte prelevate dal midollo osseo e trasformate in cellule della cartilagine, creando una nuova trachea. Un comportamento, dunque, che definire versatile è alquanto riduttivo.
A quanto affermano gli scienziati, questa tecnica potrà portare, tra meno di vent’anni, a creare anche altri organi, come cuore, polmoni, fegato, rivoluzionando il mondo dei trapianti.

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