Bisfenolo A, nuovo allarme dalla Francia

Dalla Francia arriva un nuovo allarme sul bisfenolo A, che attualmente in Europa è bandito dai biberon dei bambini, ma viene ancora impiegato per i contenitori alimentari. Secondo l’Autorità francese per la sicurezza sanitaria dell’alimentazione, dell’ambiente e del lavoro (Anses) il bisfenolo A è una seria minaccia per la salute, sopratutto per le donne i gravidanza e i bambini fino ai 3 anni di età.

Ragazze difficili? La colpa può essere del bisfenolo A

Quella del bisfenolo A è una storia negativa che va avanti da molto tempo. Contenuto nei biberon per bambini in passato, è stato messo al bando per i problemi che era in grado di apportare al feto, alla donne in gestazione e ai bambini piccoli. Un percorso lungo diversi anni al quale oggi possiamo aggiungere un altro tassello, quello di essere la probabile causa dei disturbi del comportamento di diverse “ragazze difficili”.

Bisfenolo A presente anche sulle banconote di tutto il mondo

Dopo varie ricerche che dimostravano la pericolosità del bisfenolo A, questa sostanza chimica ha cominciato ad essere usata sempre meno, nella speranza che, un giorno, possa sparire del tutto. Ebbene, questo è impossibile perché essa è contenuta sulle banconote di tutto il mondo. Basta infatti toccare la “carta moneta” nel portafogli, borse e tasche, e si viene in contatto con il bisfenolo A (BPA), una sostanza potenzialmente tossica presente in alcune plastiche, carta termica e altri prodotti.

Bisfenolo A, al bando nei biberon dal primo marzo

Ne avevamo già parlato sulle pagine di Medicinalive. Ora, però, è ufficiale: sulla Gazzetta dell’Unione  del 29 gennaio 2011 è stata pubblicata la direttiva che vieta la produzione di biberon al bisfenolo A a partire dal primo marzo prossimo.

La direttiva è la  2011/8/UE della Commissione Europea, già approvata il 25 novembre scorso, e che sarà dunque presto operativa e andrà a sostituirsi alla direttiva 2002/72/CE della Commissione del 6 agosto 2002, che autorizzava l’utilizzo di BPA nei contenitori ad uso alimentare.

Troppa pulizia provoca allergie

I giovani che sono sovraesposti ai saponi antibatterici contenenti triclosan possono soffrire di più allergie, mentre l’esposizione ad elevati livelli di bisfenolo A (il famoso BPA) negli adulti può influenzare negativamente il sistema immunitario. E’ questa la conclusione a cui giunge uno studio dell’Università del Michigan School of Public Health.

Il triclosan è un composto chimico largamente utilizzato nei prodotti come saponi antibatterici, dentifrici, penne, pannolini e dispositivi medici. Il bisfenolo A si trova in molte materie plastiche e, per esempio, come rivestimento protettivo delle lattine di cibo. Entrambe queste sostanze chimiche sono in una classe di agenti tossici ambientali chiamati composti che alterano il sistema endocrino (EDC), che si ritiene abbiano un impatto negativo sulla salute umana, imitando o alterando gli ormoni.

BPA: la sua presenza provoca aggressività e ansia nei bambini

Le plastiche contenenti bisfenolo-A sono state collegate al cattivo comportamento dei bambini. Questa conseguenza si aggiunge a diversi tipi di cancro che questa sostanza provoca. Purtroppo però questo è anche un prodotto chimico di grande importanza perché utilizzato per tantissimi prodotti.

Il BPA è un composto chimico comunemente usato nelle materie plastiche per una maggiore flessibilità e possibilità di stampaggio. Si può trovare nella plastica delle bottiglie o nelle confezioni del cibo in scatola. Il rivestimento che si trova all’interno di alcuni alimenti in scatola è molto simile alla plastica ad alta densità, e può contenere livelli significativi di BPA. Numerosi studi hanno dimostrato che il BPA può avere un impatto negativo sulla salute. Gli esperti hanno consigliato ai consumatori di acquistare prodotti senza BPA. In generale ciò è possibile evitando la plastica, ma leggere l’etichetta prima di acquistare un prodotto è  una buona norma.

Il BPA è nocivo per il cuore delle donne

Una nuova ricerca condotta da un team di ricercatori presso l’Università di Cincinnati, Usa, dimostra che il bisfenolo A (conosciuto anche come BPA), spesso presente nelle bottiglie di plastica, può essere dannoso per il cuore, in particolare nelle donne. Un gruppo di ricerca ha rilevato che l’esposizione al BPA e/o alle attività degli estrogeni provoca alterazioni nei cuori dei ratti di sesso femminile.

Inoltre, questi ricercatori hanno scoperto che i recettori degli estrogeni sono responsabili di questo incidere nelle cellule muscolari del cuore. Spiega Scott Belcher, team leader della ricerca:

Vi è un ampia esposizione al bisfenolo A, nonostante il riconoscimento che esso può avere effetti nocivi. Abbiamo avuto ragione di credere che ha effetti nocivi cardiovascolari ulteriori che possono essere aggiunti alla lista.

BPA, un inquinante ambientale con attività estrogenica, è usato per indurire la plastica ed è comune in molti contenitori dei prodotti alimentari. È stato legato a difetti neurologici, diabete e cancro della mammella e della prostata. Utilizzando colture vive di cellule isolate dal cuore di ratto o topo, i ricercatori hanno esposto brevemente le cellule cardiache del BPA e/o estrogeni. Entrambi i composti hanno provocato cambiamenti nell’attività delle cellule del muscolo cardiaco femminile, ma non gli uomini.

Materie plastiche tossiche, bisfenolo A legato a sindrome metabolica

Vi avevamo già parlato qualche tempo fa dei rischi relativi all’uso di materiale plastico nella realizzazione dei biberon usati nella prima infanzia. In particolare, ad essere sotto accusa, era il bisfenolo A, principale componente di molti tipi di plastica.
Una nuova ricerca condotta presso l’Università di Cincinnati avrebbe individuato una connessione proprio tra il BPA e la sindrome metabolica.

In uno studio di laboratorio, effettuando dei prelievi campione dei tessuti umani, i ricercatori hanno rilevato che il BPA elimina l’ormone chiave adiponectina che è responsabile della regolamentazione della sensibilità insulinica nel corpo.
In tal modo, l’organismo corre un rischio maggiore di sviluppare i fattori di rischio che portano alla sindrome metabolica.