Colite ulcerosa sintomi

La colite ulcerosa è una patologia che provoca infiammazione e lesioni (per l’appunto ulcere) a livello insetinale, all’altezza del colon e del retto. Queste sanguinano e possono infettarsi sviluppando anche sacche di pus. E’ dunque nota come malattia infiammatoria intestinale. Ma quali sono i sintomi? Come diagnosticarla?

Colite ulcerosa e Morbo di Crohn, un aiuto dal melograno?

Colite ulcerosa e Morbo di Crohn sono tra le malattie infiammatorie dell’intestino più comuni, basti pensare che solo in Italia sono 200mila le persone che ne soffrono. Una ricerca condotta dall’Institute for Stem Cell Biology and Regenerative Medicine (inStem) di Bangalore, in India, e dall’Università di Louisville, negli Usa individua in una molecola chiamata urolitina una nuova speranza per contrastare al meglio questi disturbi. L’urolitina si trova nel melograno che dunque, di conseguenza, diventa frutto particolarmente importante in ottica trattamento.

Infarto, tra le cause intestino infiammato?

Il rischio di infarto può essere collegato ad un intestino infiammato? Lo suggeriscono i ricercatori della Mayo Clinic di Rochester negli Stati Uniti, per i quali soffrire di colite ulcerosa, del morbo di Crohn o altre patologie a suo carico faccia aumentare sensibilmente le possibilità di incappare in un infarto od in un ictus.

Colite ulcerosa

Colite ulcerosa

La colite ulcerosa è una forma di malattia infiammatoria cronica intestinale che colpisce l’intestino crasso (colon) ed il retto.

CAUSE: La causa della colite ulcerosa è sconosciuta. Essa può colpire qualsiasi fascia di età, anche se ci sono picchi intorno ai 15-30 anni di età e poi di nuovo tra 50 e 70 anni. La malattia di solito inizia nella zona rettale e può estendersi attraverso l’intero colon. Ripetuti gonfiori (infiammazioni) portano ad un ispessimento della parete intestinale e del retto con tessuto cicatriziale.

La morte del tessuto del colon o sepsi (infezione grave) può verificarsi con una grave malattia. I sintomi variano in gravità e possono iniziare lentamente o improvvisamente. Molti fattori possono portare ad attacchi, comprese le infezioni respiratorie o stress fisico. I fattori di rischio includono una storia familiare di colite ulcerosa, o l’ascendenza ebraica.

Intestino irritato, colite ulcerosa, morbo di Crohn e diverticoli

Siete fanatici della pulizia? Attenti al vostro intestino. Pare, infatti, che un eccesso di igiene (nello stile di vita, negli alimenti) possa essere all’origine di importanti patologie quali la colite ulcerosa o il morbo di Crohn. Un’altra ‘chicca’ riguarda il fumo. Che, a quanto pare, aumenta il rischio di ammalarsi di morbo di Crohn, ma (e qui sta la vera novità) protegge dalla colite ulcerosa. Tanto che la sua cura prevede l’uso di cerotti o gomme alla nicotina. E, ancora, a volte le sue pareti si contraggono con troppa forza. O, al contrario, sono troppo rilassate (colon irritabile e stitichezza). Oppure, al suo interno, si formano delle tasche (i diverticoli) che col tempo si ulcerano (diverticolosi).

 I sintomi con i quali questi disturbi si manifestano sono tanti. Stitichezza (meno di due evacuazioni alla settimana) o diarrea. A volte dolore, nausea, vomito o febbre. E, nei casi più importanti, secrezione di muco e sangue. Di solito durano pochi giorni, e poi passano. A volte, invece, si ripresentano (magari dopo periodi di relativo benessere) per cessare di nuovo dopo poco tempo. Sono le cosiddette malattie intestinali croniche (colon irritabile, colite ulcerosa, diverticolosi).

Un batterio per amico: l’invisibile lotta tra buoni e cattivi nell’intestino

Morbo di Crohn, colite ulcerosa, sindrome dell’intestino irritabile: sono solo alcuni dei disturbi intestinali provocati dal temibile batterio Helicobacter hepaticus, un microorganismo dall’azione infiammatoria.
Ad ostacolarlo, in quella che sembra un eterna lotta tra buoni e cattivi che ha come campo di battaglia il nostro intestino, è proprio un altro batterio, il Bacteroides fragilis.

A rivelarlo è una ricerca effettuata da microbiologi dell’università di Harvard e pubblicata sulla rivista Nature.