5 modi di prevenire l’Alzheimer

5 modi di prevenire l’Alzheimer e la perdita di memoria ad esso legato. Oggi, insieme agli scienziati dell’ Albert Einstein College of Medicine di New York vogliamo condividere con  voi dei cambiamenti di stile di vita da applicare per allontanare lo spettro di questa malattia.

Alzheimer è ereditario?

L’Alzheimer è una forma di demenza progressiva che va a intaccare la memoria e peggiora con il trascorrere del tempo: ecco perché coloro che ne soffrono incontrano grande difficoltà a ricordare qualsiasi genere di cosa. Da tempo si indaga sulle cause di questa malattia ma quello che in molti si chiedono è: l’Alzheimer è ereditario?

Alzheimer: prevenzione con l’olio d’oliva

Prevenire l’Alzheimer a tavola? Si può, attraverso l’utilizzo dell’olio d’oliva. Per noi italiani il suo uso è un must della dieta mediterranea. Sapere che può essere in grado di aiutarci a combattere la presenza delle placche amiloidi tipiche della suddetta malattia ce lo fa apprezzare ancora di più.

Alzhemer, scoperta molecola “pinzetta” contro i beta-amiloidi

Delle pinzette “genetiche” per afferrare  i beta-amiloidi nel cervello ed evitare che si aggreghino portando alla degenerazione nei malati di Alzheimer. E’ questa la scoperta di cui si sono resi protagonisti i ricercatori dell’università Cattolica di Roma-Policlinico Gemelli e dell’università della California di Los Angeles: una molecola che potrebbe aprire la strada a nuove ed importanti terapie.

Alzheimer: ecco come la caffeina blocca l’infiammazione

Sono stati diversi gli studi che nel corso degli anni avevano mostrato come il caffè, o meglio la caffeina fosse efficace, in qualche modo, nel contrastare la diffusione delle placche amiloidi nel cervello, precursori della malattia di Alzheimer. Ora un gruppo di scienziati dell’Università dell’Illinois è riuscito a capire come questo avvenga. I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista di settore Journal of Neuroscience.

Giornata Mondiale dell’Alzheimer: malati emarginati

Oggi, 21 settembre, si celebra la Giornata mondiale dell’Alzheimer. Questa malattia, per la quale ancora non esiste una cura definitiva ma solo qualche strumento di controllo dei sintomi, ha una diffusione più ampia nelle fasce di popolazione anziana. Si ritiene che la sua incidenza sia correlata all’invecchiamento della popolazione globale.

Alzheimer, il cacao mantiene giovane il cervello

Il cacao è in grado di contrastare l’invecchiamento delle cellule cerebrali, dando modo di poter gettare le basi per un’eventuale cura contro l’Alzheimer. E’ questa l’ultima scoperta concernente i semi della Theobroma cacao, dalla quale noi estraiamo il cioccolato e tutta una serie di altri prodotti di uso comune, effettuata dai ricercatori del reparto di Geriatria dell’ospedale di Avezzano e dall’Università dell’Aquila, recentemente pubblicata sulla rivista di settore Hypertension.

Alzheimer, diagnosticarlo con un test del sangue?

Un test del sangue per diagnosticare l’Alzheimer? Potrebbe essere presto disponibile, almeno stando ai risultati di uno studio condotto dall’Emory University School of Medicine, in collaborazione con l’University of Pennsylvania e la Washington University. I tre poli di ricerca statunitensi sembrano aver, infatti, gettato le basi per una simile eventualità con la loro ultima sperimentazione.

Contro l’Alzheimer è efficace l’olio di cocco?

L’olio di cocco è efficace contro l’Alzheimer? Si tratta di un’ipotesi al momento, nulla di più. E della storia di un uomo che ha visto migliorare le sue condizioni di vita grazie alla moglie, un medico scrupoloso ed attento. Il libro che racconta questa storia è già un best-seller negli Stati Uniti. A noi interessa il lato medico della questione. Conosciamolo insieme.

Alzheimer: un vaccino italiano per combatterlo?

Un vaccino contro l’Alzheimer. È questo il brevetto registrato da due importanti strutture italiane del Consiglio Nazionale delle ricerche: l’Istituto di genetica e biofisica (Igb) e l’Istituto di biochimica delle proteine (Ibp). Un vaccino protagonista di uno studio pubblicato sulla rivista di settore Immunology and Cell Biology, che agisce, al pari di sostanze di pari azione, producendo anticorpi contro il peptide tra i colpevoli di questa demenza, il beta-amiloide.

Cervello, con l’età diventa più piccolo

Con l’avanzare dell’età, il cervello dell’uomo si rimpicciolisce, a differenza di quello degli animali. A sostenerlo, è uno studio condotto di recente da un gruppo di ricercatori della George Washington University, di Washington D.C e pubblicato su “Proceedings of the National Academy of Science”.

Cervello: studiare fa bene alla memoria

La cultura fa bene alla salute. In particolare al cervello e a quella particolare area che è l’ippocampo, situata nella parte mediale del lobo temporale che svolge un importante ruolo nei processi di memoria a lungo termine e che, purtroppo è una delle prime strutture cerebrali a risentire delle fasi iniziali dell’Alzheimer. Lo sospettavamo già, ma ora è arrivata anche una conferma scientifica: si tratta di uno studio sperimentale italiano realizzato presso l’IRCCS Fondazione Santa Lucia di Roma che ha ottenuto addirittura la copertina della rivista scientifica internazionale “Human Brain Mapping”, oltre che la pubblicazione dei dati.

Inventato il casco che ringiovanisce il cervello

Gordon Dougal, della compagnia di ricerca Virulite ha inventato il casco che ringiovanisce le cellule cerebrali. Non si tratta tuttavia di un casco come quelli che si indossano per proteggere il capo dagli urti violenti quando si va in moto. Anzi gli studiosi inglesi che lo hanno messo a punto, testandolo prima su cavie di laboratorio, lo hanno definito elmetto “risana neuroni” infatti sembra che sia in grado, se indossato 10 minuti al giorno per 4 settimane, di riparare i neuroni danneggiati dai processi degenerativi come quelli che intervengono nelle demenze. In otto casi di demenza su 10 si è rivelato efficace.

La realizzazione di questo singolare strumento si basa su uno studio condotto presso l’ università di Sunderland in Inghilterra condotto per testare l’efficacia degli infrarossi nel migliorare la memoria dei topi. Secondo gli studiosi le onde luminose a bassa frequenza sarebbero in grado di stimolare la crescita dei neuroni e quindi limitare i sintomi di malattie neurodegenerative fortemente invalidanti come la Demenza di Alzheimer , per questo motivo la scoperta ha acceso la speranza dei malati di Alzheimer inglesi pur con la consapevolezza che la sperimentazione è solo all’inizio. E d’altra parte, come ammette lo stesso Dougal, tutto quello che si può fare adesso è rallentare i processi di decadimento neuronale.