Terapia genica: la cura parte dal DNA

È sui nostri geni, attraverso le nuove terapie geniche, che si deve lavorare per sconfiggere malattie ancora “immuni” alle cure mediche tradizionali.
Il principio che ha portato a studiare questa nuova terapia è che: se una malattia è causata da un’alterazione genetica potrebbe bastare introdurre nelle cellule malate la copia corretta del gene alterato o modificare il codice genetico del gene non-funzionante per curare la patologia stessa. Questo procedimento oggi avviene in laboratorio grazie alla tecnologia genetica del DNA.

Doping genetico: è già realtà? Il parere dell’esperto

Da anni si parla sempre  più spesso di doping genetico. Secondo il parere di alcuni studiosi come il professor Theodor Friedman dell’Università di San Diego, pioniere della terapia genetica, atleti geneticamente “dopati” sarebbero già tra noi. Più cauto, ma non per questo meno allarmato, un altro luminare di casa nostra, il professor Giuseppe Novelli, Preside della facoltà di medicina e chirurgia dell’Università di Tor Vergata di Roma, che afferma:

“Non abbiamo ancora i mezzi per individuare chi fa uso di doping genetico, ma il problema potrebbe esistere”.

Per questo nei suoi laboratori sta già conducendo studi per trovare metodologie volte a scovare eventuali doping genetici e spiega cosa sia e quali sono i rischi di questa nuova frontiera del doping.

Doping genetico: un futuro prossimo

 

Al momento non ci sono al mondo atleti che utilizzano il doping genetico, però tutti sono convinti, ed in particolar modo la World Anti-doping Agency (Wada) di Montreal, che in qualche laboratorio si sta provando a sperimentare procedure di trasferimento di materiale genetico o di fattori di crescita per ottenere un potenziamento della prestanza muscolare.

 

Questa convinzione ha spinto la WADA a finanziare il Laboratorio di medicina molecolare dell’università di Trieste, insieme all’Università di Firenze, di Milano e il Cnr di Pisa, per sviluppare, nell’arco di tre anni, metodi che consentano di riconoscere il doping genetico attraverso la rilevazione, nel sangue o nelle urine, di marcatori specifici. L’interesse della Wada è per un gene che esercita un effetto ipertrofizzante anche sulle cellule muscolari.

 

La mia competenza nel campo delle malattie genetiche – spiega Marcello Arca, Dipartimento di Clinica e terapia medica dell’Università di Roma La Sapienza mi ha spinto a proporre alla commissione uno studio per valutare in vitro metodologie applicabili per individuare manipolazioni genetiche finalizzate ad aumentare le prestazioni fisiche. Fondamentalmente l’ approccio è quello di realizzare applicazioni della terapia genica che consentano di introdurre nel paziente materiale genico proveniente da un altro organismo o costruito in laboratorio. Una procedura che può essere usata anche per fini dopanti, trasferendo fattori di crescita o altro materiale genico nell’ atleta“.